
Un'altra giornata lavorativa era finita.
Seishiro Sakurazuka, veterinario di trentacinque anni di Tokyo, chiuse a chiave la porta del suo studio e si avviò verso la macchina, una monovolume bianca con cui faceva le visite a domicilio. Salì nell'abitacolo e prima di mettere in moto diede una scorsa all'agenda: c'era un nome e un luogo segnati in rosso, l'altro lavoro, quello di famiglia, come amava definirlo scherzosamente. Guardò l'orologio al polso e decise che poteva disfarsi di quel seccante pseudo guaritore in un'ora e poi recarsi dai gemelli Sumeragi per controllare come proseguiva la questione del Dial Q2. Non che la cosa lo riguardasse, ma dai piani alti era arrivata la richiesta di metter fine a quegli scherzi il prima possibile, che fossero i Sumeragi o i Sakurazuka a risolvere il problema, ai vertici non interessava e neanche a lui. Erano sempre gli sciamani di Kyoto a fare una questione di stato e gridare al lupo al lupo quando interveniva la sua famiglia, da sempre. Chissà come era possibile che un ragazzino carino e gentile come Subaru-kun appartenesse ad una famiglia di tali piantagrane?
Mise in moto e si diresse a Ikebukuro.
Come previsto, il guaritore era solo un ciarlatano che ingannava la povera gente e che spacciava di avere poteri che non non possedeva. Non sopportava che nullità di quel tipo infangassero il nome degli sciamani seri, come se lui e quell'omuncolo privo di stile e dignità potessero esser accomunati da qualcosa. Ad ogni modo, era solo lavoro e nulla di più. Lui toglieva di mezzo chi poteva esser un pericolo per l'equilibrio, le considerazioni morali le lasciava ad altri, al massimo lui godeva nella bellezza dell'atto dell'uccidere, il sapore dolce dell'ultimo agguato. La sua era una vita così monotona, in fin dei conti!
Parcheggiò sotto casa dei gemelli Sumeragi perfettamente in tempo sulla sua tabella di marcia, aveva perfino comprato una torta da Tops, il suo negozio di dolci preferito. Una torta al cioccolato, il suo gusto preferito. Studio chiuso, lavoro finito e torta al cioccolato, cosa volere di più?
“Oh, Sei-chan!” La voce squillante di Hokuto Sumeragi risuonò, vagamente metallica, al citofono.
Ecco, magari che quella rompiscatole, impicciona e iperprotettiva della cara sorellina sparisse, ma sarebbe stato troppo pretendere di trovarsi da solo con il dolce Subaru. Seishiro mise su la sua maschera da bravo ragazzo e sfoderò un sorriso invitante.
“Come sta, Subaru? Gli è scesa la febbre?”
Chissà come era carino il suo giocattolino nuovo con il pigiama e il viso arrossato dalla febbre?
“No, ha ancora trentotto. Aspetta che ti apro”
Aveva preso dei fiori, oltre alla torta, perché questo avrebbe impegnato Hokuto un paio di minuti in più, tra sistemare i fiori, preparare il tè e servire il dolce, minuti che lui avrebbe sfruttato per infastidire il ragazzino.
Salì con calma in ascensore e attese di giungere al piano richiesto, sapeva che la ragazza sarebbe venuta ad aprire, perciò si preparò a recitare la parte di quello preoccupato per lo stato di salute dell'amico.
“Sono venuto a salutare. Lo disturberò?”
“Non direi. Sembra che abbia già intenzione di alzarsi”
“Ecco qua” Seishiro offrì la busta di Tops alla ragazza e questa esultò come aveva previsto.
“Uaaah! Una torta al cioccolato di Tops!” Hokuto prese il dono e il mazzo di tulipani e rami di susino che Seishiro aveva fatto confezionare da un fioraio ad Ikebukuro “Subaru è in camera da letto. Io intanto versò il tè. Vai pure avanti”
“Grazie”
Sakurazuka stimò di avere a disposizione sette minuti prima che il terzo incomodo facesse ritorno. Bussò alla porta della camera da letto di Subaru. Non era la prima volta che entrava lì, ma era la prima su invito del suo proprietario. Le altre volte c'era stato in incognito, per così dire, mentre il ragazzo dormiva, per lo più. Lo divertiva il fatto di violare le barriere disposte nella casa dello sciamano ed invadere la sua privacy all'insaputa di quell'ingenuo, in più aveva modo di studiare indisturbato la protezione magica esercita dai guanti della vegliarda, l'ultimo sigillo che lo tenesse lontano dal concludere il suo gioco.
“Sì, avanti” La voce di Subaru era bassa e un po' più roca del solito. Pensieri pornografici attraversarono la mente di Seishiro per un secondo e tornò alla sua recita.
“Allora, come stai?”
“Sto meglio. E' solo un po' di stanchezza” Viso arrossato, capelli arruffati, un pigiama a draghetti molto poco seducente e lenzuola bianche, semplici, pulite e odorose di medicine.
“Ho fatto male ad invitarti ad Ikebukuro dopo il lavoro, eh?” Seishiro si tolse la giacca, per mettersi più comodo, ma rimase in piedi, gli piaceva mantenere una certa superiorità fisica sul ragazzo.
“Ma che dici? Non mi sono stancato per quello! Mi sono divertito molto invece” Subaru gesticolava quando era nervoso, il che accadeva spesso con Seishiro vicino, le mani inguantate sventolava davanti al viso per assicurarlo che era tutto a posto.
Quanto erano orrendi quei guanti, così fuori contesto!
Seishiro glieli avrebbe strappati all'istante solo per impedirgli di continuare a ferire i suoi poveri occhi con quell'obbrobrioso accessorio, ma cercò di non lasciarsi distrarre dai guanti e da quel che significavano, e continuò con la sua recita, il tempo passava in fretta.
“Beh, se me lo dici così, ne sono felice!”
Subaru divenne tutto rosso, terribilmente carino; istintivamente il ragazzo tirò a sé il lembo del lenzuolo. A Seishiro venne di colpo in mente una vecchia canzone di Peter Gabriel, diceva qualcosa sul tirar su le lenzuola...
Oh, draw the blinds, we can shut out the night
Pull up the blankets, pull the blankets up tight*
Peccato che il tempo fosse finito: rumori di passi nel corridoi ed Hokuto apparve con il vassoio del tè. Peccato, si ripeté il Sakurazukamori, avrebbe volentieri chiuso la notte fuori, e la sorella con la notte, e avrebbe... Oh, cosa avrebbe fatto...
“Diglielo anche tu, Sei-chan!” Hokuto entrò in camera da letto con il vassoio in mano.
“A cosa ti riferisci?” chiese con finta cortesia Sakurazuka.
“A sentire lui oggi dovrebbe provare a chiamare quel Q2”.
Era tempo di pensare alle cose noiose, sospirò in cuor suo il Sakurazukamori, quel piccolo incosciente avrebbe provato ad esorcizzare le ragazze per telefono nonostante la febbre, sapeva già che sarebbe toccato a lui finire il lavoro.
La citazione è da Curtains di Peter Gabriel.
I dialoghi sono presi da Tokyo Babylon, volume 3, edito da Planet Manga, 2001