
Un vento freddo sollevava la sabbia
e l'aria era pregna di salsedine, intorno all'uomo con la sigaretta tra le
dita solo il silenzio burrascoso della marea montante; non si vedeva anima
viva per chilometri sulla spiaggia in quella mattina di fine novembre.
Takaba desiderò scattargli una foto: sembrava la versione moderna di un
dipinto che aveva visto sui libri di scuola e di cui ancora ricordava il
titolo: “Il viandante sul mare di nebbia”. La Fotografia, così come la
intendeva lui, non doveva scimmiottare l'Arte, ma essere testimone della
cronaca, della vita moderna; però l'idea di creare qualcosa di artistico con
Asami come soggetto gli solleticava la mente. Impugnò la reflex e mise a fuoco
la scena: Asami era girato di schiena e s'intravedeva appena la linea del fumo
salire dalla mano portata alle labbra; oltre, il blu intenso del mare agitato
e il grigio quasi perlaceo del cielo novembrino.
Click.
Il rumore metallico della macchinetta fotografica risuonò come un tuono nel
silenzio brumoso. Asami si voltò e vide Takaba puntargli il mirino della
macchinetta, storse la bocca, non gli piaceva essere fotografato, e fece per
dire qualcosa ma Akihito abbassò la reflex e gli sorrise, per una volta lasciò
perdere.