
Caldo, faceva troppo caldo, un
caldo da non avere la forza neanche di alzarsi da letto e prendere qualcosa da
bere. Takaba stava steso bocconi sul letto, lenzuola arrotolate in fondo e
cuscini lanciati intorno, con indosso solo il telo da bagno, legato alla bene
e meglio intorno alla vita, che lasciava vedere più di quanto coprisse, e si
domandava se sarebbe sopravvissuto al quel infernale quindici agosto. L'aria
condizionata, accesa da mattina a sera, sembrava rinfrescare solo tiepidamente
l'interno della stanza e neanche l'idea bislacca di Asami, che lo aveva
costretto (davvero costretto?) a fare sesso sul terrazzo della suite
presidenziale ancora nudo e bagnato, così come era uscito dalla doccia, aveva
alleviato la calura.
Non che gli importava granché a quel punto, era certo che sarebbe morto
squagliandosi. L'imperturbabile bastardo invece sembrava essere immune al
flagello climatico che si era abbattuto su Okinawa nell'ultima settimana:
temperature che si aggiravano intorno ai 40° e un tasso d'umidità pari al 35%,
tanto che le sue prestazioni sessuali, non solo non risentivano del tempo, ma
si arricchivano d'inventiva.
Takaba fissò la finestra aperta che dava sulla terrazza, dove meno di mezz'ora
prima lui e Asami... Arrossì di colpo e si voltò dall'altra parte.
Asami sollevò appena il viso dal giornale e gettò uno sguardo al ragazzo
seminudo che boccheggiava sul letto sfatto, perfettamente incorniciato dagli
stipiti di legno della porta-finestra. Non gli dispiaceva che Takaba fosse KO.
a causa del caldo, era insolitamente docile nella sua stanchezza e gli faceva
fare di tutto.
“Se non chiudi quella dannata finestra, il caldo continuerà ad entrare ed è
inutile tenere acceso il condizionatore in queste condizioni” sbottò Akihito
voltandosi di nuovo verso di lui con uno sguardo che, nelle intenzioni del
ragazzo, doveva essere arrabbiato, ma nel muoversi l'asciugamano si era
sciolto e, senza rendersene conto, stava offrendo una visione niente affatto
sgradevole delle sue nudità.
“C'è un venticello gradevole qui fuori e poi che senso ha venire ad Okinawa
per il ferragosto se nemmeno provi a prendere il sole?”
“Prendere il sole? Tzè, vuoi che mi sciolga come un ghiacciolo?”
“Sciogliersi come un ghiacciolo, eh?” Asami mise da parte il giornale e si
alzò con quel suo incedere seducente e pericoloso, richiuse la finestra e
sorrise sornione a Takaba, ancora ingenuamente ignaro di star mostrando i
gioielli di famiglia.
“Che hai da sorridere? Lo conosco io quel sorrisetto, hai in mente qualcosa di
osceno, vero?” Akihito si tirò a sedere sul materasso e finalmente si accorse
dello spettacolo che aveva offerto senza volerlo. Tirò le lenzuola fin sopra
le orecchie desiderando di sparire dalla vergogna, ma Asami gli strappò la
stoffa di mano e lasciò cadere sul suo corpo tanti piccoli cubetti di
ghiaccio, prelevati dal frigobar, che al contatto con il suo corpo bollente
provocarono in Takaba tanti rapidi, gradevolissimi brividi. Asami ne prese uno
a caso e cominciò a strofinarlo sulla sua pancia creando minuscoli cerchi
concentrici. Akihito capì che era la cosa più oscena della giornata, ma era
dannatamente rinfrescante e sprofondò la testa del cuscino miagolando di
piacere ad ogni carezza ghiacciata.