
La primavera era tornata a scaldare i corpi e le menti degli uomini con le sue giornate miti, i canti degli usignoli, le fioriture nei giardini, l’odore di ciliegio, il ronzare delle api e il frusciare delle lunghe vesti colorate delle donne. La primavera: la stagione della rinascita, dei ritorni, degli inizi e della gioventù. Dopo l’austerità dell’inverno, nuovamente a palazzo reale si poteva ascoltare le risa di una giovane dama e i sussurri del suo innamorato che al chiarore della luna le giurava eterno e incontrastato amore. Lì, dietro il grande albero di susino, simbolo della Dea Scarlatta, venerata come padrona della valle in un cui era stato eretto il palazzo più di tre generazioni avanti, la voce calda e suadente di un giovane cortigiano, alto, dalle spalle larghe, occhi svegli e profondi, di un castano più scuro del legno di noce, sussurrava tenere parole d’amore, ad una dama acerba come una giovane cerbiatta, dagli occhi pieni di adorazione per quello sconosciuto bello come un dio.
- Mia adorata, le mie labbra non anelano che ad un bacio dei vostri, così che io possa dedicarmi con gioia ai doveri che mi attendono domani, aspettando con ansia che la luna sia di nuovo complice del nostro amore fuorilegge. Come posso io, umile cortigiano, aspirare alla mano di una fanciulla ‘si nobile e gentile? Potessero, una volta sola, le mie labbra dissetarsi direttamente alla fonte della gioia!-
La ragazza schernì con un lieve risata l’emozione montante e, non appena la luna fu coperta da una nuvola galeotta, non si ribellò a suggellare le promesse di quella folle notte con un casto bacio a fior di labbra. Come i primi raggi di sole apparvero all’orizzonte il suo dolce amato svanì, come i sogni al risveglio.
Quello che la giovane figlia del Ministro della Sinistra non poteva sapere, così come il suo illustrissimo padre, era che il baldo e affascinante gentiluomo dall’abito verde, non era il figlio di un funzionario di rango inferiore, ma l’erede del nobile e fiero Ministro della Destra, nonché uno dei più intimi amici del principe ereditario.
Fuma era cresciuto in altezza nell’ultimo anno, superando la media dei suoi coetanei, poiché aveva trascorso buona parte dell’anno ad Akaoka, lontano dalla capitale, pochi erano i cortigiani che lo riconoscevano e, i più lo confondevano con suo padre, quando, con passo fermo e veloce, attraversava le sale del palazzo seguito da due guardie del corpo, abbigliato con un prezioso kimono scuro di seta, decorato con i simboli del clan, i capelli neri, sempre inspiegabilmente mossi, e uno sguardo penetrante e quasi minaccioso. Ufficialmente si era trattato di un viaggio di studio, nel quale aveva approfondito la conoscenza del cinese, del buddismo, della calligrafia ed era divenuto un apprezzato poeta di haiku, vincendo ogni sfida di poesia e conquistando il cuore di più d’una giovane dama di corte; eppure, tra le file di cortigiani e cortigiane, c’era chi bisbigliava di una punizione per una relazione clandestina: una damigella del seguito di Dama Kanoe aveva partorito una bambina alla fine dell’inverno.
Nel padiglione del tè un giovane, vestito con hakama neri e una veste chiara decorata con foglie di ginko biloba, sedeva davanti agli shoji spalancati. Era minuto di corporazione e aveva occhi color dell’ametista: era Kamui-sama, il figlio dell’imperatore e della Dama di Edo, il principe ereditario. Osservava distratto il movimento meccanico del bambù che si riempiva d’acqua versandola nel laghetto, dove una rana pigra gli restituiva lo stesso sguardo distratto.
- Giornata noiosa, Kamui-sama?-
La rana sparì alla sua vista, coperta dal fisico robusto di Sakurazuka che formava un’ombra lunga nel cortile, rendendo ancora più minacciosa la figura altera del giovane uomo.
- Non direi, c’è un gran parlare, sapete, qui a corte. Dicono che la più giovane figlia del Ministro della Sinistra intrattiene una relazione segreta niente meno che con un membro del sesto rango… Un giovanotto molto affascinante, alto più del normale, e tenebroso. Il padre della fanciulla si è disperato perché la figlia si dice disposta a prendere i voti piuttosto che rinunciare al suo amore, ma la sciagurata non sa neanche il nome di questo campione. Non ne sapevate nulla, Fuma-san?-
- Oh, io? Come potrei saperne qualcosa, non ricorda, il mio giovane signore, che sono tornato da poco dal tempio di Akaoka, e che tutto mi è nuovo qui a corte?-
Kamui lo fissò per un breve secondo negli occhi, poi scoppiò a ridere.
- Vostro padre vi farà chiudere in monastero, per davvero, questa volta!-
- Non può: sono il suo unico figlio maschio-
- Non vi andrà bene per sempre, Fuma-san!-
- Mio padre vive di rimorsi nei miei confronti, per quel che stato, perciò raramente mi impedisce di fare come più mi aggrada!-
- Quanto è che ci conosciamo, Fuma-san, otto anni? E ancora non sono riuscito a capire perché siete tanto in collera con vostro padre, ma so già che non me lo direte, avete sempre avuto i vostri segreti. Ora vi divertite pure a giocare brutti scherzi alle dame più ingenue, senza di me, per giunta! Invece di far finta di andare al tempio, dovreste pregare davvero gli dei che una delle vostre amanti non vi dia un altro figlio indesiderato-
- Kazuki-chan è tutto tranne che indesiderata! Comunque il mio perfetto e impeccabile padre risolverà tutto in maniera geniale. Ora, ero venuto a chiedervi se avete piacere di lasciare Heian-cho per ammirare la fioritura dei ciliegi in campagna. Sarà meglio che non mi faccia vedere qui a palazzo o a casa, per un po’almeno, finché non spediscono quella stupida in monastero-
- Allora siete voi il cortigiano del sesto livello? Come lo sapevo!-
- Kamui-sama, ma come vi viene in mente? Io?- Fuma si portò una mano al petto con finta costernazione, poi cambiò argomento - Piuttosto, potremmo recarci alla tenuta di mio padre sul fiume Kamo. Mio zio è a Edo per il funerale del suo maestro e mio padre è più insofferente del solito della mia presenza, non facciamo che incrociarci di continuo: a casa come a corte-
- Sakurazuka-san è insofferente della vostra condotta, non della vostra presenza-
- Non per contraddire il figlio del sole, Kamui-sama, ma io non parlo mai a vanvera. Possiamo andare con Kiyu-san e quattro o cinque dei miei uomini, vostro padre darà l’assenso, se glielo chiedo io. Allora, vi interessa aiutare un amico che si rivolge a voi in cerca di una mano misericordiosa che lo accolga?-
- Secondo voi, dovrei credere alle vostre parole con la stessa facilità di una fanciulla in amore? Mah, tanto a che serve discutere con voi, fate sempre ciò che volete, nel bene e nel male. Vada per la gita, ma solo perchè aver a che fare con voi, dopo una lavata di capo di vostro padre, non mi sembra un modo intelligente di trascorrere l’inizio della bella stagione. Sapete che, se capisce chi è l’artefice di questo tiro mancino, vostro padre non si limiterà ad esiliarvi ad Akaoka un’altra volta?-
- Andare ad Akaoka è stata una mia scelta-
- Immagino che dobbiamo partire oggi stesso, prima che Sakurazuka-san abbia modo di trovarvi qui da me-
- Andiamo a trovare Karen-sama, nel palazzo a sud della città, e domani ci metteremo in viaggio da lì-
- E sia! Date ordine ai servi- Kamui si alzò in piedi. La rana fece un balzo e si tuffò in acqua. Fuma gli sorrise sornione- Lo avete già fatto. Vi posso ricordare che io sarò l’imperatore e non voi, Fuma-san?-
- Per potere, voi potete tutto, Kamui-sama, ma ciò non significa che vi starò a sentire, no?-
- No, infatti, siete troppo egocentrico per dare ascolto ad una voce che non sia la vostra-
Era una decisione che Fuma aveva preso otto anni prima, durante le febbri che, temeva, lo avrebbero ucciso, non avrebbe ascoltato più la voce di nessuno, né di morto né di vivente, mai più e per nessun motivo.
Aveva celato l’animo ferito con l’egoismo e il cinismo mostrando agli altri una maschera di perfezione e di bravura: era lodalo dai maestri, temuto e apprezzato dagli uomini della scorta, riverito dai cortigiani e amatissimo dall’imperatore, da sua madre, da sua sorella, anche se non l’aveva mai più rivista, da Kamui-sama, il suo migliore amico, e da molte altre persone che neanche conosceva. Eppure la sua vera natura, la conosceva bene solo suo padre, che era l’oggetto su cui sfogava tutta la rabbia di un’infanzia spezzata brutalmente in una notte di follia. Non aveva mai più parlato con anima viva di quella notte, neppure con Kamui, con il quale, però, sfogava la sua frustrazione per la convivenza forzata con il padre. Kamui non capiva come non si potesse andare d’accordo con un uomo intelligente e capace come Sakurazuka-san, ma intuiva che due caratteri così simili e forti, come quello del padre e del figlio, difficilmente potevano trovare una mediazione se qualcuno non insegnava loro la strada. Suo padre, il nobile Kigai, aveva rinunciato ormai da tempo e lui non osava neppure aprire l’argomento: temeva l’ira di Fuma, sapeva che era capace di dare in escandescenze quando quell’argomento veniva anche solo sfiorato, ma gli era pur sempre affezionato e gli perdonava quel suo carattere schivo, rancoroso ed irascibile. Era la prima persona con cui aveva legato, una volta lasciati gli appartamenti della Dama Karen. Tra tutti i figli dei notabili della corte, Fuma era quello che spiccava per intelligenza e intraprendenza. Suo padre aveva sempre visto di buon occhio quell’amicizia e l’aveva caldeggiata in maniera esplicita, tanto da ottenere da Sakurazuka-san che il figlio passasse la stagione delle piogge nelle stanze di Kamui e venisse educato dagli stessi precettori. Da allora, l’estate era per Fuma e Kamui momento di studio e meditazione, mentre la primavera era il momento dei giochi e del divertimento, delle gare di poesia e del corteggiamento delle dame, non in ultimo. Erano inseparabili da otto anni, eppure, Kamui era cosciente di non conoscere affatto il suo caro amico: un muro invisibile proteggeva Fuma dal resto del mondo e questi non permetteva a nessuno di oltrepassarlo, né di conoscere davvero lo straordinario abisso di incertezze e contraddizioni, odi o amori in cui si dilaniava il suo cuore. Lui, che lo capiva un po’ meglio di altri, sapeva che era un animo inquieto, ma sapeva dire da cosa quell’inquietudine fosse generata.
Ad ogni modo Fuma Sakurazuka era l’incarnazione del gentiluomo di corte, raffinato e galante con le dame, perfino libertino, letterato di cultura raffinata ma mai pedante, dalla mente affilata come una lama e la risposta pronta sulle labbra. Per molti già aveva surclassato suo padre, che preferiva la tranquillità della propria dimora alla vita di corte. Tutti sapevano che sarebbe stato un perfetto Ministro della Destra e il suo carattere deciso e schietto giovava sull’atteggiamento un po’ timido e meditabondo del futuro imperatore. L’uno avrebbe corretto i difetti dell’altro e avrebbero guidato il paese verso un futuro roseo, tutti lo sapevano, qualcuno osava perfino dirlo a voce alta, ma il futuro di responsabilità era ancora lontano e per adesso i due ragazzi potevano godersi la primavera della loro vita in relativa spensieratezza.
Questo capitolo è stato usato per il prompt 062. Primavera della mia Big Damn Table