kamui: il volto dell'amore ~ Fuma e seishiro-chan

Kamui fissò Subaru come se dalla sua risposta dipendesse il futuro del pianeta Terra, gli occhioni viola lucidi, le mani giunte e il naso rosso che veniva tirato su con melodrammatica ritmicità. Lo sciamano cercò di non lasciarsi incantare da quell’attore di quarta categoria, sapeva che se avesse accettato ne sarebbero scaturiti solo grossi guai, ma temeva molto di più la tragedia che ne sarebbe venuta se avesse osato dirgli di no.
- Subaru, ti prego, mi presteresti Seishiro-chan?- ripeté ancora Kamui Shiro, vestito come un cortigiano dell’epoca Heian.
Terminata l’adorata telenovela “Consuelo: il volto dell’amore”, Kamui si era appassionato ad un dramma in costume ambientato ai tempi di Murasaki Shikibu, e aveva riadattato tutta la sua esistenza, e quella di chi abitava con lui, secondo i dettami dell’estetica Heian. Certe volte, Subaru si ritrovava a pensare che Fuma avesse la pazienza di Giobbe, ma era contento che il maledetto bastardo scontasse così il fatto di avergli cavato un occhio (poco importava che in realtà aveva voluto lui che il maledetto bastardo gli cavasse l’occhio).
Ad ogni modo, ora il problema era serio più che mai, più di quella volta che Kamui aveva preteso da Seishiro un figlio illegittimo - solo la faccia scandalizzata di Monou era valsa tutta la fatica a convincere Sakurazuka a non sopprimere il suo migliore amico;  “Rancori” il seguito di “Phantasma” era drasticamente fermo alla undicesima puntata causa divergenze tra gli autori, così Kamui si era convinto a scrivere personalmente il finale del dramma.
- È evidente: in quanto erede del clan Sakurazuka, a Fuma-sama serve un figlio maschio. Ora se tu mi presti Seishiro-chan per un pomeriggio io convincerò quel disgraziato di Fuma che lui è tagliato per fare il padre-
Perché mai Kamui dovesse desiderare che il suo compagno avesse un figlio dalla piccola Yuzuriha, Subaru proprio non riusciva a capirlo, ma discutere con Shiro di questi “dettagli” era inutile. Orami si era messo in testa questa cosa e non ci sarebbe stato verso di farlo rinsavire.
- Kamui, sii ragionevole, Seishiro-chan non è un bambolotto, non posso prestartelo, devo almeno capire cosa ne pensa lui di stare con te e con il serial killer…-
- Va bene, Subaru: se vuoi fare dell’ostracismo, fa pure… ma certo se al moccioso gli parli di Fuma come del “serial killer” non aiuti, no?-
Subaru alzò gli occhi al cielo- Ma almeno, Fuma che ne pensa di questa tua brillante idea?-
- Non ho ancora avuto il coraggio di dirgli cosa è successo all’odioso Mister Perfezione-
- Kamui, non ci posso credere, sei un fifone-
- Non è vero! Ma t’immagini che lagna farebbe Fuma se sapesse che “papà” è diventato un bambino di cinque anni?-
- E allora perché vuoi che s’incontrino? Non sarebbe meglio che Fuma non sappia nulla affatto?-
- Subaru, te l’ho già detto, è per il serial tv, farò vedere al Maestro come deve finire la storia. Ricostruirò tutto nel dettaglio: nel salone faremo la sala principale, la stanza da letto diventerà “gli appartamenti delle donne”, il balcone sarà il giardino d’inverno, per il laghetto ho ancora qualche problema…-
Subaru lo lasciò alle sue folli elucubrazioni, sapeva che gli avrebbe rotto l’anima fino all’inverosimile ma non avrebbe lasciato Seishiro-chan da solo con quei due disadattati, che non riuscivano neanche a cucinare due uova al tegamino.

Questo era successo la domenica pomeriggio, ma quando fu mercoledì sera Subaru dovette rivedere le sue priorità.
- Buonasera signora Minako- salutò cordiale quando la vicina di casa venne ad aprire- Scusi l’ora, ma ho saputo ora di avere un impegno urgente per domani, nel pomeriggio, non potrebbe tenermi Seishiro-chan giusto per poche ore?-
La donna sorrise in modo stentato, sembrava più stanca del solito- Non credo sia una buon’idea. Nella scuola dei miei figli gira il morbillo e, infatti, Hotaru-chan presenta già tutti i sintomi. È meglio che Seishiro-chan le stia lontano-
- Ah, sì, certo, ha ragione- balbettò Subaru. E adesso come diamine faceva?
Fece una serie di telefonate, ma dovette arrendersi all’idea che nessuno lo poteva sostituire per quel lavoro. Soppesò l’idea di portare il bambino con sé ad una seduta spiritica, ma temeva che la piccola peste ne combinasse una delle sue. Così, suo malgrado, compose il numero che aveva volutamente lasciato in fondo alla sua lista.
- Pronto?-
- Kamui, ti devo chiedere un favore enorme!-

Il taxi fermò davanti ad un vecchio palazzo a mattoncini rossi, con le scale d’emergenza di ferro e i terrazzini basculanti. L’androne era scuro e l’ascensore, come al solito, era guasto. Seishiro-chan continuava a puntare i piedi e si rifiutava di camminare, brontolando di quanto lui fosse cattivo ad abbandonarlo a casa d’estranei.
- Te l’ho già spiegato, non sono estranei, è casa di Kamui-
- Kamui è strano, dice cose senza senso-
- Lo so, Seishiro-chan, che non hai un gran feeling con Kamui- D’altra parte neanche la sua controparte adulta adorava follemente il giovane Shiro- Ma Hotaru-chan ha il morbillo e non puoi restare con Minako-san-
- Meglio il morbillo di quello scemo con lo zuccotto in testa-
- Dai, Seishiro-chan, sii bravo! Sarà solo per poche ore. Verrò a prenderti per cena, te lo prometto-
Con il cuore in gola per l’ansia, Sumeragi suonò al campanello dell’interno 35. Si aspettava Kamui versione “principe splendente” che venisse ad aprire, invece lo spietato serial killer, unica volta nella sua vita, si era alzato prima delle quattro e mezza e gli sorrise beffardo.
- Tò, Subaru Sumeragi e la versione ridotta del mio povero padre. Se scopro come cazzo hai fatto a ridurlo così…-
- Ciao Fuma, anche per non è esattamente un piacere vederti. Piuttosto come mai sveglio a quest’ora? Per te è come alzarsi all’alba-
- Volevi che Kamui si occupasse del bambino tutto da solo?-
Per carità, no! Tra i due, anche se sembrava assurdo ammetterlo, Fuma era sicuramente quello più affidabile, se non altro avrebbe capito al volo cosa desiderasse il bambino.
- Ciao Seishiro-chan!- La testa corvina di Kamui fece capolino dalla cucina, per una volta era vestito in modo normale: dei jeans e una maglietta del tutto moderni.
- Ciao- bofonchiò il bambino ritirandosi contro le gambe di Subaru e stringendogli forte la mano.
- Kamui, ti trovo be…bene!- balbettò Sumeragi non sapendo esattamente cosa dire, da mesi non lo vedeva più vestito come un ragazzo di questo secolo.
- Il mostro ha preteso nessun richiamo all’epoca dei dinosauri, per citare la sua poetica descrizione, finché “papà” è con noi! Vuoi spiegargli tu che Seishiro-chan, avendo appena cinque anni, non può essere in nessun modo suo padre?-
Per una volta Subaru non seppe dargli torto e stava già partendo con una filippica sul fatto di non dire cose che potessero confondere il bambino, quando notò che Seishiro-chan era più ritroso del solito a staccarsi da lui.
- Tesoro, che succede?-
- Lui non mi piace-
Chi avrebbe mai detto che simili, meravigliose, parole sarebbe uscite dalla bocca di Seishiro riferite a Fuma? No, certo, Seishiro-san non avrebbe mai detto una cosa del genere, ma Subaru fu felice che la versione baby del Sakurazukamori non mostrasse interesse per il suo peggior nemico.
- Io non ti piaccio perché ti ricordo una persona antipatica che ti ha detto delle cose antipatiche, vero?- disse Fuma inginocchiandosi all’altezza del bambino- Ma, adesso, io non sono quella persona, anzi se guardi bene neanche gli assomiglio più di tanto-
Seishiro-san fece uno sforzo di memoria e rivide il ragazzo alto, dal lungo cappotto di pelle nera, stretto da cinghie, e capelli letteralmente scolpiti dal gel, che gli aveva fatto da guida alla fine di quel sogno bruttissimo in cui lui era grande e Subaru-san piangeva. Invece il ragazzo che gli sorrideva adesso era, sì alto, ma i capelli erano una specie di covo di serpenti aggrovigliati, portava gli occhiali da vista e non assomigliava per niente a Subaru-san.
- Ti sei convinto? Merito o no una chance, magari diventiamo pure amici-
- Non credo- sibilò il piccolo Sakurazuka ergendosi in tutta la sua, minuscola, altezza per sembrare più importante.
- Subaru, farai tardi a lavoro- Kamui incalzò lo sciamano spingendolo sul pianerottolo- Non ti preoccupare è tutto sotto controllo. Che vuoi che succeda? Che distruggiamo il mondo, un’altra volta?-
- Allora io vado, Seishiro-chan, se tu sei d’accordo?-
- Ma come si fa a chiedere ad un bambino se è d’accordo o no?- sbraitò Fuma- Cosa vuoi che ti risponda? Muoviti, prima vai prima torni e prima c’è speranza che ritrovi papà tutto intero!-
- Stai scherzando, vero?- tuonò Subaru, inginocchiandosi ad abbracciare il piccolo.
- Subaru-san, va a lavoro tranquillo, questi due non sono un problema per me- rispose con la massima calma Seishiro-chan battendogli la manina sulla spalla, proprio come se fosse stato un adulto.
- Se lo dici tu! Verrò a prenderti per cena. Non occorre che cuciniate, voi due. Kamui, hai inteso? E per qualsiasi problema chiamami sul cellulare-
- Subaru, andrà tutto bene!- disse Kamui gesticolando con le mani come uno dei pinguini di Madagascar. Subaru si chiese se non fosse stato più saggio portare il bambino con sé a lavoro.
- Ora, fuori da casa mia, Sumeragi!- Fuma gli sbatte letteralmente la porta in faccia.
Quello là l’odiava proprio tanto.

Seishiro-chan rimase, con la sua cartella di Spongebob tra le mani, fermo al centro della sala fissando alternativamente i due ragazzi che a loro volta lo fissavano: Kamui estasiato, Fuma alquanto perplesso.
- Fuma, guarda com’è carino, è proprio come il piccolo Fuma-kun in “Phantasma”- pigolò Kamui.
- È un bambino, Kam, e i bambini sono tutti uguali-
- Non essere antipatico-
- Non sono antipatico, sono sconvolto. Quelle due megere… come cavolo avranno fatto?-
Seishiro-chan non era tipo da rimanere mani in mano per più di due minuti e tollerava poco che nessuno gli prestasse davvero attenzione, così ignorando i commenti di quei due baby-sitter improvvisati, decise di saggiare le loro reali capacità come tutori. Fece una cosa che aveva sempre voluto fare, ma che non osava mettere in pratica a casa di Minako-san, la quale sapeva farsi rispettare quel tanto da indurlo a tentare l’impresa in momenti più opportuni. Aprì la sua cartella e n’estrasse l’astuccio con i pennarelli nuovi, che Subaru-san gli aveva regalato da poco.
- Vuoi disegnare, Seishiro-chan?- gli chiese Kamui.
- Sì- rispose mefistofelico il piccolo, sorridendo tutto contento all’idea della geniale trovata che aveva avuto. C’era, appunto, un muro bianco bianco tra il televisore e il tavolo del soggiorno, che reclamava un po’ del suo tocco artistico.
- Ti cerco dei fogli- stava dicendo l’amico di Subaru-san. Seishiro-chan tolse il cappuccio al pennarello rosso e si apprestò a studiare la composizione di stelline che aveva in mente, così come Michelangelo aveva studiato la volta della Sistina prima di metter mano ai pennelli.
- Se ti azzardi a disegnare sul muro ti appendo per i piedi fuori della finestra- gli disse scandendo le parole l’altro ragazzo, quello che si doveva chiamare Fuma.
Ma come diavolo aveva fatto a capire?
Ad ogni modo, semplici parole non potevano certo distogliere l’artista all’opera e, noncurante dell’avvertimento, vergò con abilità la parete bianca con la prima stupenda stellina rovesciata. Purtroppo non fece in tempo ad aggiungerne una seconda che si ritrovò davvero a testa in giù.
- Fuma, che diavolo fai?-
- Mi sembra ovvio: lo appendo alla finestra-
- Non puoi appendere un bambino come se fosse uno strofinaccio- protestò Kamui.
- No, non puoi- si unì alla protesta Seishiro-chan rosso in volto per la rabbia e l’indignazione. Subaru-san non avrebbe mai e poi mai osato fare una cosa del genere.
- Io non sono Subaru-san- rispose il ragazzo, quasi leggendo nel suo pensiero- e tu non disegni sul muro di casa mia. C’è altro che non hai capito, Sei-chan?- dettò ciò lo rimise giù e sparì in cucina. Kamui si affrettò a controllare che il bambino fosse tutto intero.
- Questa cosa qui, magari, non la raccontiamo a Subaru, eh? Vieni puoi disegnare con questi fogli, qui sul tavolo-
Ok, il gigante non scherzava quando diceva una cosa, ma il piccoletto strambo se lo poteva lavorare a suo piacimento.
- Kamui-san, quello lì è tanto cattivo- piagnucolò fintamente il commediante nato.
- Non sai neanche quanto, Seishiro-chan!- fu la laconica risposta.
Il piccoletto strambo non si era lasciato infinocchiare per niente e questo non piacque affatto a Seishiro-chan.

Passò una mezz’ora a scarabocchiare, rimuginando su come farla pagare a quei due. Si sarebbe finto malato, un mal di pancia colossale, e Subaru-san si sarebbe arrabbiato con loro moltissimo e gli avrebbe sgridati per bene, così lui sarebbe stato vendicato. Mancava, però, tantissimo all’ora di cena e Seishiro-chan era stufo di disegnare le stelline, così scese dalla sedia e gironzolò per la casa. Kamui era al computer e Fuma leggeva il giornale sul divano. Nessuno si sarebbe accorto di quel che lui faceva. Aveva intravisto una scatola di cioccolatini sul piano alto della credenza, in cucina. Usando la sedia si sarebbe arrampicato sul piano di lavoro e da lì era quasi sicuro di raggiungere la mensola dei cioccolatini, poi li avrebbe mangiati tutti in un colpo solo e il mal di pancia era assicurato. Il suo piano era geniale e non vedeva impedimenti.
Filò tutto liscio fino al punto di raggiungere la credenza, la quale era un po’ più in alto del previsto, così s’industriò con un mestolo, trovato nello scola-stoviglie, per far cadere la scatola. Era lì lì per riuscirci che si sentì afferrare per la vita e la scatola sparì dalla sua portata.
Si girò infuriato, era ancora il gigante che lo teneva in braccio come se fosse stato un sacco di patate e agitava la scatola sotto al suo naso.
- Volevi questa?-
- Ma va!-
- Non è ancora ora di merenda, peste, e se pensi che facendoti venire il mal di pancia Subaru-san verrà a dire qualcosa a me, ti sbagli di grosso. Quello che succederà è che tu starai male, dovrai fare una puntura sul sedere, Subaru si preoccuperà da morire, e io comprerò un’altra scatola di cioccolatini. Ora, se ancora non lo hai capito, non c’è nulla che tu possa inventarti che io non possa prevedere ed evitare. Puoi muovermi guerra per tutto il pomeriggio, ma tanto vincerò io, sempre e solo io, oppure puoi fare il bravo bambino e non darmi grane-
- Ti odio-
- Non è vero-
- Sì, invece, ti odio e sei antipatico-
- Non mi conosci per niente, non puoi odiare quel che non conosci. A Subaru-san non gli hai voluto bene da subito, no? Hai imparato a volergli bene quando lo hai conosciuto meglio-
- Subaru-san è Subaru-san-
- Fuma, non stare a fargli i discorsi filosofici. Magari si sta solo annoiando. Io giocherei con lui ma devo aggiornare il sito di Consuelo e poi devo cucire i vestiti di Samantha e Carrie, sai giovedì alla riunione analizziamo il rapporto con Big in “Sex and the city”-
Fuma alzò gli occhi al cielo mentre lasciava che Seishiro-chan si sedesse sul ripiano della cucina tamburellando con le gambe contro la lavastoviglie.
- Smettila-
- No-
- Smettila-
- Mi annoio. Cos’è “Sex and the city”?-
- L’ultima follia di Kamui!-
- Che gioco facciamo?-
- A cosa giochi con il Deficiente?-
- Chi?-
- Fuma- urlò Kamui dalla camera da letto- Cosa ti ho detto prima, come devi chiamare Subaru?-
- Quel caro dolce e gentile ragazzo- rispose Fuma a denti stretti- Allora, microbo, a cosa giochi con Subaru?-
- A raccontare le favole-
- Io conosco solo quella del lupo che mangiò la nonna e la ragazzina scema vestita di rosso-
- Allora, facciamo i biscotti-
- Non so cucinare e non ho intenzione d’iniziare adesso-
- Guardiamo Spongebob alla tivù-
- Queste sono le cose che fai con Subaru? Nessun gioco da maschi, non so la lotta, i Power Ranger, le macchinine?-
- No. Subaru-san torna sempre stanco da lavoro e non vuole che mi faccia male-
- Allora non hai mai giocato, che so, a calcio?-
- No. È divertente?- Fuma sorrise.
- Kamui, tu fa pure la sartina, io e il piccoletto usciamo- Prese Seishiro in braccio e lo mise a terra, gli calzò cappello, sciarpa e capotto e mise le scarpe.
- Fuma, non credo sia una buona idea. Ho detto a Subaru che saremmo restati a casa-
- Il piccolo diavolo ci smonta casa se lo lasciamo fare- Fu la risposta affrettata che Monou diede quando già stata uscendo di casa. Kamui restò con la stoffa del vestito rosa di Samantha tra le mani a fissare il genkan ormai vuoto.

Al negozio in fondo alla via avevano comprato un grosso pallone di cuoio bianco e nero e si erano incamminati lungo il viale affollato. Fuma non gli aveva dato la mano neanche una volta e Seishiro-chan aveva faticato non poco a trotterellare dietro. All’inizio lo aveva fissato con aria di sfida, certo che il poveraccio si sarebbe mortificato della sua mancanza non appena se ne fosse accorto, ma questi aveva continuato a tenere la mano destra in tasca mentre la sinistra portava la busta con il pallone. Al semaforo, si erano fermati in attesa del verde, e Seishiro-chan aveva deciso di dare sfogo alla sua indignazione.
- Allora?- aveva sbuffato sbattendo un piede a terra, come ogni tanto vedeva fare a Minako-san quando i suoi bambini non si affrettavano ad ubbidirle.
Il gigante gli aveva sorriso – Se vuoi che ti dia la mano, Seishiro-chan, lo devi chiedere? Non pensare che in virtù del tuo bel faccino ti sia tutto dovuto-
No? Subaru-san non avrebbe mai detto una cosa del genere, gli avrebbe dato subito la mano, anzi lo avrebbe preso in braccio pur di non perderlo.
- Io non ti perdo, sta tranquillo-
Seishiro-chan non poté evitarsi di rimanere a bocca aperta: com’era possibile che tutto quello che pensava nella sua testa quello lì conosceva le risposte.
- Come faccio, te lo spiego quando sei un po’ più grande. È diventato verde, vuoi la mia mano o pensi di farcela da solo?-
- Faccio da solo, grazie!- aveva risposto offesissimo, ma per tutta risposta Fuma lo aveva sollevato da terra come se fosse stato di carta e lo aveva fatto sedere sulle sue spalle.
- Poi mi dici com’è la vista da lassù!-
Seishiro era estasiato, era più alto di tutte le persone intorno a lui, e il mondo sembrava completamente diverso da quell’altezza. Decise che da grande sarebbe stato un gigante anche lui, gli piaceva essere alto.
Avevano attraversato il parco giochi, dove gli altri bambini giocavano a rincorrersi, e si erano diretti verso un vecchio campo sterrato. Fuma poggiò a terra il suo capotto e quello del bambino, chiamando l’area “porta”.
- Il gioco del calcio è semplice: devi calciare la palla fino a mandarla in porta, dove c’è il portiere ad ostacolarti, ma senza usare le mani. Se ci riesci è goal -
- Mi sembra un gioco stupido-
- Sì, infatti, tu che non ci sai giocare sei ancora più stupido. Ora testone, prova a dare un calcio alla palla-
Seishiro-chan osservò il pallone con fare di superiorità e decise di accontentare quell’antipatico solo perché prima era stato divertente andare in giro sulle sue spalle. Diede un calcetto ma la palla non si spostò che di qualche centimetro. Fuma rise di lui e Seishiro-chan si arrabbiò ancora di più. Allora prese una bella rincorsa e si gettò contro la sfera, che rimase esattamente dov’era, mentre il bambino ricadeva sul sedere con fragore.
- Non mi piace questo giocò- piagnucolò massaggiandosi il fondoschiena. Avrebbe tanto voluto che Subaru-san fosse lì a consolarlo.
- Non sei cambiato per niente, Sei-chan: non sai perdere!- Fuma lo aiutò a mettersi in piedi e tolse via un po’ di polvere dai pantaloni, poi gli fece una carezza, l’unico gesto carino in tutto il pomeriggio- Tu hai una vaga idea di quanto sia difficile per chi ti ha conosciuto prima prendersi cura di te adesso? No, come potresti, sei solo un bambino- Fuma scosse il capo e prese a palleggiare passando la palla da un piede ad un altro senza farla cadere. Il pallone rimbalzava sulla scarpa come se fosse attratto ad essa da una calamita, ricadeva sempre perfettamente sulla punta, una volta del piede destro e una volta di quello sinistro, poi cadde sul tacco, il piede fece una strana evoluzione per calciarla, ma quando essa ritornò era già pronto per un altro calcio. Si aggiunsero le cosce ad aiutare i piedi nel palleggio, poi il torace ed infine con una un colpo di testa la palla fu spedita contro il muro, passando esattamente attraverso la porta.
- Allora vuoi rinunciare o facciamo un altro tentativo?-
- Facciamolo ancora-
Fuma poggiò la sfera a terra e spiegò al bambino come dovesse calciarla, come dovesse correre tenendola al piede ed, infine, come dovesse mandarla dentro. Seishiro-chan mosse i primi passi nel mondo del calcio con un po’ di titubanza, prima sbagliando ed arrabbiandosi, poi sentendosi sempre più conquistato, finché non gli riuscì di fare un paio di tiri buoni attraverso la porta.
- Goal!- gridò il bambino saltellando mentre la palla superava la gamba di Fuma, che faceva il portiere, e ruzzolava fino al muro.
- Me l’hai fatta sotto il naso, peste! Sei un vero talento-
- Lo puoi dire forte-
- Il solito modesto. Si è fatto tardi, Seishiro-chan, Subaru verrà a prenderti da un momento all’altro- Fuma scrollò la terra dai cappotti alla bene e meglio e gli calzò il cappello quasi fin sopra gli occhi.
- Fuma-san, giocheremo ancora a calcio insieme?-
- Non lo so, a te farebbe piacere?-
- Sì, non è stato male. Non dirò a Subaru-san che mi hai appeso per i piedi prima-
- Grazie, allora io non gli dirò che hai scritto con il pennarello sul muro-
- Scusa per il muro-
- Scusa per averti appeso. Andiamo adesso-
- Fuma-san?-
- Che c’è?-
- Mi dai la mano?-

L’orologio della cucina batté le otto in punto e Kamui guardò pensoso la rubrica del telefono alla voce ristoranti: c’erano una ventina di numeri tra take away cinesi, sushi bar, pizzerie e locali etnici. Non sapendo cucinare, Kamui era diventato il re delle ordinazioni telefoniche, ora però si chiedeva se per un bambino piccolo fosse più adatto il coreano o il marocchino.
- Siamo a casa!- la voce giuliva di Fuma ruppe il silenzio.
- Subaru-san dov’è?- chiese ansioso Seishiro-chan stupendosi di non vederlo lì ad aspettarlo.
- Ha chiamato per dire che farà un po’ più tardi del previsto- rispose Kamui con il viso tirato per la preoccupazione.
- Quanto più tardi?- gli chiese seccato Monou.
- Seishiro-chan vuoi vedere i cartoni animati prima di cena? Sul satellite ci sono ben otto canali tra cui scegliere-

Una volta che Kamui fu sicuro che il bambino fosse abbastanza occupato da non badare alla loro conversazione, confidò al suo compagno che Subaru aveva avuto un piccolo incidente sul lavoro: il fantasma, che era stato chiamato ad esorcizzare, si era rivoltato contro lo sciamano gettandogli un’intera libreria addosso.
- Per fortuna, è solo una contusione leggera, ma il dottore lo vuole tenere sotto osservazione per ventiquattro ore, è la procedura standard in casi del genere. Non sai quanto ho penato per convincerlo-
- E il moccioso?-
Kamui sorrise a trentasei denti aprendo le braccia mo’ di disfatta - Fuma, tu te la senti di tenerlo qui per la notte? Dai, a fatica sappiamo badare al gatto. A proposito che fine ha fatto?-
- Non lo so, sono due giorni che non lo vedo in giro-
- Appunto-
- Non credo ci sia altra scelta--
- No, infatti- gemette mesto Shiro.
- Seishiro-chan- Fuma si avvicinò al bambino e gli tolse il telecomando di mano – Senti, Subaru fa un po’ tardi, tu vuoi aspettarlo qui con me e Kamui?-
- Quanto tardi?- chiese per tutta risposta il bambino.
- Poche ore-
- Tutta la notte- risposero all’unisono Kamui e Fuma.
- Fuma, non glielo puoi dire così- protestò Kamui che voleva adottare la tecnica di tirar fuori la verità a poco a poco, e solo se strettamente inevitabile.
- Seishiro-chan non è stupido, capisce se gli si dice una bugia-
- Infatti- sentenziò il pargoletto, sentendosi estremamente gratificato da tanta fiducia.
- D’accordo, ha parlato Jean-Jacques Rousseau, il grande educatore. Senti, Seishiro-chan, Subaru non può tornare a prenderti stasera, anche se te l’ha promesso, si scusa tanto ma il suo lavoro lo costringe a passare la notte fuori casa. A volte capita che i grandi non possano mantenere una promessa, però non pensare che a Subaru non dispiaccia di non essere qui con te-
- Voi due non siete poi tanto male. Lo spilungone è simpatico e tu, anche se sei strambo e ti vesti da donna, non sei cattivo. Credo che resterò a farvi compagnia, ragazzi!-
- Sarà pure un poppante, ma la faccia da cazzo di quello vero non l’ha persa!- commentò tra sé e sé Kamui, mentre Fuma si asciugava gli occhi per il gran ridere.
- È deciso, il moccioso resta. Che ordiniamo?-
- Pensavo kebab, ma il nanetto mangerà la carne di montone?-
- Seishiro-chan, che cosa vuoi mangiare? Puoi scegliere praticamente qualsiasi cosa ti venga in mente-
- Happy Meal!- gridò il bambino euforico.
- Dubito che Subaru approverà- commentò mesto Kamui mentre componeva il numero del fast food.
- Mentre Kamui prepara, io e te ci facciamo la doccia al volo- disse Fuma spegnendo il televisore.
- Subaru-san mi fa il bagno, la sera-
- Niente bagno, non abbiamo la vasca-
Questi due erano proprio tremendi, come si faceva a non avere la vasca? Seishiro-chan adorava riempirla di schiuma e giocare a battaglia navale con le paperelle di gomma mentre Subaru-san gli lavava dolcemente i capelli e gli raccontava ogni sera una favola diversa.
Il bagno a casa di Fuma e Kamui era tutto in disordine e lui non arrivava alle manopole dell’acqua, oltretutto temeva di scivolare sulle mattonelle scheggiate. Aspettò un po’ che il gigante si decidesse ad insaponarlo, ma tutto quello che ebbe fu la bottiglia dello shampoo rovesciata sulla testa e acqua troppo calda a bagnarlo.
- Non fare la lagna, Sei-chan. Chiudi gli occhi e strofina bene la testa-
- Sei un pessimo padre, Fuma-san, lasciatelo dire-
- Nataku non era dello stesso avviso- rise Fuma asciugandolo con vigore con un asciugamano troppo grande.
- Mi fai male, scemo! Chi è Nataku?-
- Mio figlio… ma è stato tanto tempo fa. Ora siediti sulla lavatrice che cerco il phon-
- Tu sei troppo giovane per avere un figlio-
- E tu fai un po’ troppo il saputello -
Il vento caldo fuoriuscì dall’apparecchio elettrico comprendo ogni altro rumore. Seishiro-chan chiuse gli occhi infastidito dall’aria calda sul viso ma allo stesso tempo contento perché l’aria tra i capelli gli faceva come una specie di solletico, poi restò a tamburellare contro la macchina mentre Fuma finiva di asciugarsi.
La stanza da letto era peggio del bagno, se possibile. C’erano dei quadri assurdi che ritraevano Kamui in tanti colori diversi: verde, giallo, rosa, e vestiti gettati ovunque. Dall’armadio, Fuma riemerse con una t-shirt e dei pantaloncini.
- È roba di Kamui, perciò non dovresti caderci troppo dentro-
Il risultato finale non soddisfò affatto il senso estetico di Seishiro-chan, si vide allo specchio con indosso una maglietta di Star Trek e dei pantaloni da ginnastica, tanto stretti in vita da farlo sembrare un pagliaccio.
- Così non va- si lagnò puntando un dito contro Fuma che stava finendo di abbottonare una camicia nera.
- Non me ne frega niente, non ti vede nessuno. Devi andarci a dormire, non al Pitti Uomo!-
- In tavola!- gridò Kamui dalla cucina.
La discussione sul pessimo gusto nel vestire di Fuma fu rimandata, ora aveva tantissima fame e non vedeva l’ora di scoprire la sorpresa nel suo menù.
La tavola non era apparecchiata con cura come piaceva a Subaru-san: a dire il vero non c’era neanche la tovaglia, i tovaglioli erano di carta, i bicchieri tutti spaiati e al posto dei piatti, i contenitori di plastica degli hamburger, però Kamui aveva sistemato i cuscini sulla sedia, per farlo arrivare comodamente al tavolo, e spremuto il ketchup in un piattino, aperto la busta delle patatine e scartato il panino.
- Dov’è la sorpresa?- chiese il piccolo dopo aver ispezionato con cura il cibo.
- L’avrai se e quando avrai finito di mangiare- rispose il gigante. Doveva dire a Fuma-san di lavorare un po’ di più sull’elasticità, quel ragazzo era un po’ troppo severo, per il resto era ok!
- Come mai vestito di tutto punto?- chiese Kamui mentre si mettevano a sedere.
- Lavoro-
- Cosa?- il panino andò di traverso e Kamui dovette tossire due o tre volte per riuscire ad ingoiare il boccone- Prima fai tutta la tiritera per tenere qui il ragazzino, e poi salta fuori che devi lavorare?-
- Una cosetta veloce… comunque sarò di ritorno prima che il signorino vada a dormire. Tu tanto hai da fare con i vestiti. Non vengono le adepte della tua setta alle nove?
- Sì- sbuffò Kamui- Te la rigiri sempre come ti fa più comodo-
La faccia arrabbiata di Kamui era la stessa di quella che faceva Seishiro-chan quando Subaru-san gli diceva che doveva andar via per lavorare. Se lavorare metteva tutti di cattivo umore perché gli adulti continuavano a farlo? Subaru-san sapeva che a lui non piaceva restare da solo e anche Fuma-san doveva sapere che a Kamui non piaceva che lui andasse a lavoro, eppure non parlavano d’altro.
- Non andare a lavorare- disse senza rendersene conto- Kamui-san non è contento di stare da solo-
Il suo era un ragionamento del tutto logico, forse quello scemo di Kamui non glielo aveva mai detto a Fuma-san di restare a casa, per fortuna che ora c’era lui a risolvere tutto.
- Kamui-san non è nemmeno contento di restare senza luce perché non abbiamo pagato le bollette- gli rispose imitandolo Fuma- Si lavora per guadagnare soldi, soldi che servono per mangiare e guardare “Consuelo” alla tivù-
Seishiro-chan avrebbe voluto ribattere qualcosa, ma non gli venne in mente nulla. Ad ogni modo Fuma-san era antipatico da morire quando faceva a quel modo e a lui non piacevano gli adulti che stanno sempre a lavoro.
- Da grande io avrò tanti soldi, così Subaru-san non dovrà più lavorare e starà sempre con me- decretò infine.
- Beata innocenza- gli sorrise Kamui offrendogli il dolce: gelato alla vaniglia con caramello fuso sopra.

Dopo cena fu Kamui a regalare al piccolo un gran divertimento. Il tavolo della cucina fu liberato velocemente degli avanzi della cena, per far spazio a stoffe colorate, paillettes, nastri e bottoni di ogni forma. Alle nove erano arrivate due signore sulla trentina per dare una mano a confezionare i vestiti per lo spettacolo del secolo.
Seishiro-chan non aveva capito bene cosa fosse “Sex and the city” né chi fosse “Carrie” però era al settimo cielo da quando Kamui gli aveva permesso di usare le forbici nella sua cartella per tagliare la stoffa. Il bambino era tutto preso a tagliuzzare qui e là, ad incollare perline e nastrini, mentre il novello Yves Saint-Laurent sbraitava di tanto in tanto che questa o quell’altra cosa non andava. Le donne cianciavano dei loro mariti e figli buttando un occhio di tanto in tanto al piccolo, sospirando che era un vero tesoro o un tenero angioletto. Seishiro-chan faceva sempre quest’effetto alla gente, specie al genere femminile, lui lo sapeva e recitava la parte del bambino tenero tenero, alla fine rimediava sempre biscotti o caramelle.
Fuma era uscito ma non era tanto male stare con Kamui, poter giocare con tutte quelle stoffe bellissime e sentirsi fare i complimenti dalle sue amiche; solo avrebbe voluto tanto che Subaru-san fosse lì con lui: aveva ritagliato un cuore e lo aveva riempito di paillettes argentate, ma se quello scemo non c’era lui come faceva a regalarglielo?
L’orologio batté le dieci e mezza, l’ora in cui Subaru-san lo metteva a letto e gli leggeva una favola.
- Che c’è piccolino?- gli chiese una delle due donne.
Seishiro-chan odiava esser chiamato “piccolino”, così si girò offeso dall’altra parte.
- Seishiro-chan, cosa c’è che non va?- gli domandò allora Kamui.
- È l’ora della favola- sbraitò il bambino, fissandolo torvo, come se quello lì non sapesse cosa non andava.
- In effetti, è ora che vada anch’io- disse la seconda donna e in breve i costumi di scena furono riposti e le signore si congedarono.
- Seishiro-chan, vieni, telefoniamo a Subaru: così potrà raccontarti la favola della buonanotte di persona- Il bambino saltò giù dalla sedia tutto giulivo, finalmente lo scemo aveva detto una cosa sensata.
Seishiro-chan si accomodò sul divano e aspettò che Kamui gli passasse la cornetta, poi finalmente sentì la voce che più li era mancata durante il giorno.
- Subaru-san, cattivo, perché non sei venuto a prendermi?-
- Scusami, Seishiro-chan, scusami tanto, ma proprio non posso. Qui c’è un signore un po’ antipatico che non mi fa uscire. Kamui mi ha detto che hai fatto una cosa per me, è vero?-
- Ti ho fatto un cuore bellissimo! Ci sono tutte perline d’argento e brilla tantissimo-
- E che altro hai fatto, oggi? Kamui dice che sei tornato a casa di buon umore e senza fare troppi danni-
- Fuma-san mi ha insegnato a giocare a calcio. Quello lì è in gamba, anche se fa l’antipatico. Il calcio mi piace un sacco, sono davvero portato. T’insegnerò a tirare in porta, Subaru-san, perché non credo che tu sia in grado-
Subaru, disteso in un letto d’ospedale nella penombra della corsia, sorrise incredulo. Seishiro-san aveva sempre definito ogni sport di squadra un inutile spreco di sudore” e biasimava apertamente Fuma per la sua mania di passare le sere incollato al televisore per vedere questa o quella squadra. Almeno il serial killer non gli aveva insegnato a sparare o peggio.
- Allora, sei pronto per la favola di stasera? Però mi devi promettere che dopo andrai a dormire da bravo bambino senza fare i capricci-
- D’accordo, Subaru-san!-
- C’era un volta un giovane principe…-

La testa del bambino si piegò di lato su uno dei cuscini e la manina lasciò cadere la cornetta lungo il fianco. Kamui la raccolse- Si è addormentato, ora lo metto a letto. Tu come ti senti?-
- Sto bene, sta tranquillo. Domani mattina appena mi dimettono corro a prenderlo-
- Subaru, non occorre che ti scapicolli, anzi non venire troppo presto, lo sai che Fuma odia esser svegliato prima di mezzogiorno-
- Grazie per averlo tenuto con voi, Kamui, so che per voi è stato un peso enorme-
- Credo che Fuma si sia divertito, anche se non lo ammetterebbe neanche morto- La chiave girò nella toppa della porta proprio in quel mentre- Eccolo che torna, per una volta è stato di parola. Ci voleva Seishiro-chan per farlo rientrare ad un’ora decente. Buonanotte, Subaru!-
- Buonanotte Kamui!-

Fuma spense la luce nel corridoio dopo aver fatto il giro della casa controllando che le finestre fossero chiuse.
- Che fine avrà fatto quello stupido gatto?-
- Prima o poi torna- rispose Kamui stirandosi le braccia- Lascia la porta aperta così se il mostriciattolo si sveglia lo sentiamo-
Seishiro-chan era stato sistemato nella camera degli ospiti, che di solito era lo stanzino delle cose “non so dove vada questo, perciò lo butto qua”, dove c’era un letto sommerso da oggetti di ogni genere. Kamui aveva dato una sistemata alla bene e meglio e aveva riesumato dall’armadio la trapunta con Hello Kitty versione Hawaii, che Fuma aveva fissato inorridito mentre teneva il bambino in braccio. Per fortuna nel tragitto questi non si era svegliato, e, una volta a letto, si era rigirato dall’altra parte sorridendo; forse stava facendo un bel sogno.
Anche per i padroni di casa si era fatta l’ora di dormire e l’ultima luce dell’appartamento fu spenta.
In un momento imprecisato della notte, Fuma sentì qualcosa di soffice e profumato fargli solletico sotto al naso, pensò al gatto, ma non appena un calcio lo prese alle costole si mosse alla cieca per dare una gomitata a Kamui, sicuramente si stava agitando per uno dei suoi ridicoli sogni sul vero finale di Harry Potter. Anche il sonno di Kamui fu disturbato da una presenza estranea, qualcosa o qualcuno continuava a spingerlo verso il bordo del letto, si mosse per dare un calcio a quell’esagitato di Fuma che, come al solito, si rigirava nel letto stile elefante morso da tarantola. In breve fu chiaro ad entrambi che non era l’altro inquilino a disturbare il loro giusto riposo, ma una presenza del tutto inattesa.
- Kam, che cazzo stai facendo?-
- Tu, che combini?-
La luce fu accesa e al centro del lettone Seishiro-chan fissava entrambi con occhioni arrossati dal sonno.
- Seishiro-chan?- chiese sconvolto Kamui.
- Non mi piace di là. Io dormo qui con voi- rispose tra uno sbadiglio e l’altro il monello.
- Cosa?- Fuma lo fissò come se fosse diventato verde.
- Io dormo sempre nel lettone con Subaru-san-
- Ti sembra che uno dei due sia Subaru-san?- gli chiese con gli occhi fuori dalle orbite Monou.
- No, ma per questa volta mi accontento-
- Tu non puoi dormire con noi- cercò di spiegargli gentilmente Kamui.
- Perché no?-
- Perché nessuno, a parte me, dorme con il pulcino!- sbraitò Fuma saltando giù dal letto- E tanto meno mio padre-
- Fuma, non ti ci mettere anche tu- cercò di ammansirlo Kamui- Seishiro-chan, non puoi dormire nel letto con noi perché rischi di rimanere schiacciato. Fuma si rigira cento volte a notte-
- E tu farnetichi nel sonno- aggiunse infastidito il diretto interessato.
- Non importa, vuol dire che Fuma-san non si muoverà affatto e io sarò salvo-
- Ma tu sentilo!-
- Non ci credo che Subaru ti faccia dormire con lui, d’accordo che tu sia Sakurazuka, ma hai pur sempre cinque anni-
- Basta, questa storia è ridicola- Fuma sollevò Seishiro-chan di peso e lo portò nell’altra camera, lo mise a letto e rimboccò le coperte- Ora dormi-
- No. Ho paura- miagolò il bambino.
- Seishiro Sakurazuka non ha paura neanche del sottoscritto nei miei giorni più neri, figuriamoci di dormire da solo-
- Io non ci dormo da solo- decretò la versione bambina di quel Seishiro Sakurazuka che non aveva paura di niente e di nessuno, prima di scoppiare in un, fintissimo, pianto con singhiozzi.
- Sveglierà tutto il condominio- gemette Kamui affacciandosi sull’uscio.
- ‘sti cavoli! Di certo non dorme nel nostro letto. Il Deficiente facesse come gli pare, ma con me non passa-
Intanto il commediante in erba dava calci e pugni alla trapunta e si dimenava come in preda a convulsioni, il viso era tutto rosso e gli strilli si facevano sempre più acuti.
- Prima o poi la smetterà- sentenziò infine Fuma. Detto ciò si alzò e spense la luce. Kamui rimase immobile nel corridoio domandandosi se una persona tanto testarda quanto Seishiro-san potesse davvero darsi per vinto con tutta questa facilità.
- Magari se provassimo a calmarlo-
- È un ricatto, bello e buono, Kamui e con me non attacca-
- Sì, ma a me si stringe il cuore a sentirlo disperarsi a quel modo-
- È di papà che stai parlando, ti si stringe il cuore?- domandò scettico Fuma. Ormai era sveglio, tanto valeva vedere se sul satellite c’era qualcosa di buono.
- Facciamolo stare un po’ con noi, appena crolla lo riportiamo nel suo letto-
- No-
- Fuma, dai, è un bambino-
Monou sbuffò e si decise a spegnere il maxischermo- Seishiro-chan, smettila con la commedia. Hai tre secondi per metterti a letto, dopo di che ti chiudo in bagno, dove potrai piangere senza darmi fastidio-
Il bambino sgattaiolò nella camera tutto contento e si gettò esattamente al centro del letto matrimoniale, sprofondando nel piumino blu notte. I padroni di casa tornarono a letto, Fuma a sinistra e Kamui a destra della piccola peste.
- Sei contento adesso?- lo apostrofò Kamui ridendo.
- Se c’era Subaru-san era meglio- Seishiro-chan s’infilò sotto la coperta appoggiando la testa su entrambi i cuscini, poi gli venne il dubbio: addosso a quale dei due accoccolarsi? Quando dormiva con Subaru-san gli piaceva stringersi al suo corpo, sentirne il calore, respirarne il profumo della pelle e cadere addormentato con quelle sensazioni piacevoli come ultimo pensiero. Ora però non sapeva decidersi, Kamui aveva un odore che assomigliava a quello di Subaru-san ed era stato abbastanza carino a fargli giocare con le stoffe e tutto il resto, però con Fuma si era divertito di più giocando a calcio e poi aveva un petto così ampio che lui ci sarebbe stato comodissimo. Per non offendere nessuno dei due, decise di appallottolarsi a mo’ di uovo contro il petto di Fuma, dandogli le spalle, e di abbandonare la testa sul cuscino di Kamui, così da poter ritrovare un pochino l’odore di Subaru-san. Quando la posizione fu perfetta, si addormentò beato.
- Qualcosa mi dice, che se lo spostiamo, tornerà di nuovo qui- commentò Kamui più divertito che seccato da quell’invadenza.
- Piccolo seccatore- gemette Fuma cercando d’ignorare l’ennesimo calcio sul costato- Domani mattina me la paga- 

Al mattino fu il suono del campanello a svegliare l’insolito trio. Kamui si stropicciò gli occhi e cercò a tentoni nel buio la sveglia: non ricordava di averla caricata così presto.
L’orologio batteva le sette e trenta.
Ci mise un poco a focalizzare che c’era un intruso nel suo letto e, quando gli occhi si furono abituati alla penombra della stanza, sorrise nel vedere come Seishiro-chan si fosse impossessato del centro del letto costringendo sia lui che Fuma verso l’esterno. Il bambino dormiva con le braccia e le gambe aperte, mentre Fuma aveva assunto una posizione sul fianco destro con un braccio sotto la testa e l’altro steso sopra la coperta, quando, di norma, dormiva a pancia in sotto, non senza muoversi più e più volte. Ad ogni modo, il campanello continuava ad esser suonato con insistenza: doveva essere Subaru. Kamui andò ad aprire affrettandosi più che poteva, poiché temeva che lo sciamano fosse capace d’invocare qualche spirito per sfondare la porta.
- Ciao Subaru!

Aveva un cerotto bianco sulla fronte e l’aria di chi era stato in ansia per lungo tempo.
- Ciao Kamui, Seishiro-chan dov’è?
- Dorme… Anch’io dormivo, sono le sette e mezza! Non ti avevo detto di non precipitarti qui all’alba? Fortuna che Fuma ha il sonno pesante e non ti ha sentito, altrimenti era la volta che ci lasciavi le penne, tanto più che “papino” è abbastanza inoffensivo, ora!
- Lo so, ero in pensiero- si scusò Sumeragi.
- Tranquillo, è tutto a posto. Il marmocchio ha preteso di dormire nel lettone con noi, ma a parte questo… Vieni in cucina, ti preparo un caffè, hai un aspetto orribile, ma non hai dormito in ospedale?
- No, anzi, mi sono riposato, eppure alle cinque del mattino mi sono svegliato e non c’è più stato verso di chiudere occhio, così appena è stato possibile ho firmato il foglio d’uscita e sono corso qui.
- Beh, non farti vedere dal piccolo in questo stato. Prendi il caffè e va in bagno a sistemarti. Tra un’oretta li svegliamo, è inutile buttarli giù da letto a quest’ora. Non so Seishiro-chan, ma Fuma è intrattabile quando non dorme!
- A dirla tutta, Kamui, quello lì è sempre intrattabile!
Kamui si limitò ad una scrollata di spalle. Sorseggiarono il caffè, l’unica cosa in cucina che Kamui avesse imparato a preparare (ma si trattava solo di mettere l’acqua calda sulla polvere solubile!), poi, mentre Subaru si sistemava un po’ in bagno, scese allo Starbuck’s all’angolo e comprò la colazione per tutti.
- Sai, Subaru, avevo ragione io: Fuma e Seishiro-chan dovevano conoscersi. Ora so esattamente come deve finire lo sceneggiato.
- Davvero?- chiese distratto Subaru, le elucubrazioni dell’amico sulle sue telenovele non lo avevano mai interessato.
- Sì, sì- In quel mentre sia affacciò sotto l’arco della cucina Seishiro-chan con indosso i vestiti di Kamui, troppo grandi per la sua taglia.
- Subaru-san, sei venuto?- Gli occhi del bambino brillavano come se avesse visto i regali sotto l’albero luccicante la notte di Natale. Subaru si alzò dal tavolo e lo abbracciò più forte che poteva, baciandolo a ripetizione sulle guance.
- Mi sei mancato tanto, Seishiro-chan!-
- Che hai fatto alla testa?- chiese il piccolo toccando la ferita con la manina.
- Non è nulla non ti preoccupare-
- È solo che è scemo, Seishiro-chan, si è fatto crollare una libreria addosso- Fuma apparve in soggiorno, di umore nero, proprio come aveva predetto Kamui.
- Fuma-san, che dici?- lo rimproverò il bambino
- Sì, scusa, è colpa della libreria che è caduta proprio addosso a lui, vittima delle leggi di gravità, non del Deficiente che non ha neanche provato a scansarsi!-
- Bene, è ora di andare. Grazie di tutto, Kamui. Seishiro-chan raccogli le tue cose, che andiamo a casa-
- No, voglio giocare ancora a calcio o fare il vestito di Samantha-
- Il vestito di Samantha non è un gioco!- tuonò Kamui punto sul vivo.
- Muoviti, Seishiro-chan, non fare i capricci – lo rimproverò Fuma –Se tu te ne vai io potrò tornare a dormire.
- Cattivo!- protestò il piccolo, ma nessuno gli diede retta. Subaru lo aiutò a rivestirsi, mentre Kamui chiamava un taxi. Fuma seduto in cucina beveva il suo caffè nero con sguardo truce. Subaru allacciò il capotto ed infilò le scarpe del bambino, il quale non era per nulla collaborativo ma almeno non gli impediva di calzargli sciarpa e capello.
Kamui restò sul genkan a salutare ma Fuma non venne, non si mosse dalla sua sedia e non disse una parola. Seishiro-chan era terribilmente arrabbiato, ma durò poco; Subaru-san era di nuovo con lui e questo era l’importante.

Fuma fissava l’asfalto nero, là dove prima era in attesa un taxi giallo.
- Quei due!- sbottò tirando le tende del salone – Riescono ad essere inseparabili anche in queste condizioni-
- Cosa ti aspettavi?- chiese curioso Kamui.
- Non lo so, niente di diverso, credo. Tu sei riuscito a capire come finisce il seguito di “Phantasma”?-
- Sì! Oggi stesso andrò a trovare il maestro e gli spiegherò ogni cosa-
- Bene, così la finirai di andare in giro con lo zuccotto in testa!- Dettò ciò torno a dormire fino al pomeriggio.

See you at next prompt...

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Questa storia fa parte della raccolta di fanfictions dedicata ad all'universo alternativo della Saga, cronologicamente si colloca dopo di "Il cerchio", ma può essere letta anche indipendentemente.

Seishiro-chan appartiene a Michiru e lo troverete in azione della raccolta intitolata
"Little Devil".

P
er saperne di più su "Consuelo: il volto dell'amore" e quindi sulla genesi di questa ff e delle altre, andate a vedere la trovata geniale di michiru_kaiou7 e mia (io ho solo dato l'idea scema, il resto lo ha fatto lei) Consuelo, prima parte Consuelo, seconda parte.

Questo capitolo è stato usato per il prompt 024. Famiglia della mia Big Damn Table