
Kamui fissò Subaru come se dalla sua risposta
dipendesse il futuro del pianeta Terra, gli occhioni viola lucidi, le mani
giunte e il naso rosso che veniva tirato su con melodrammatica ritmicità. Lo
sciamano cercò di non lasciarsi incantare da quell’attore di quarta categoria,
sapeva che se avesse accettato ne sarebbero scaturiti solo grossi guai, ma
temeva molto di più la tragedia che ne sarebbe venuta se avesse osato dirgli
di no.
- Subaru, ti prego, mi presteresti Seishiro-chan?- ripeté ancora Kamui Shiro,
vestito come un cortigiano dell’epoca Heian.
Terminata l’adorata telenovela “Consuelo: il volto dell’amore”, Kamui si era
appassionato ad un dramma in costume ambientato ai tempi di Murasaki Shikibu,
e aveva riadattato tutta la sua esistenza, e quella di chi abitava con lui,
secondo i dettami dell’estetica Heian. Certe volte, Subaru si ritrovava a
pensare che Fuma avesse la pazienza di Giobbe, ma era contento che il
maledetto bastardo scontasse così il fatto di avergli cavato un occhio (poco
importava che in realtà aveva voluto lui che il maledetto bastardo gli cavasse
l’occhio).
Ad ogni modo, ora il problema era serio più che mai, più di quella volta che
Kamui aveva preteso da Seishiro un figlio illegittimo - solo la faccia
scandalizzata di Monou era valsa tutta la fatica a convincere Sakurazuka a non
sopprimere il suo migliore amico; “Rancori” il seguito di “Phantasma” era
drasticamente fermo alla undicesima puntata causa divergenze tra gli autori,
così Kamui si era convinto a scrivere personalmente il finale del dramma.
- È evidente: in quanto erede del clan Sakurazuka, a Fuma-sama serve un figlio
maschio. Ora se tu mi presti Seishiro-chan per un pomeriggio io convincerò
quel disgraziato di Fuma che lui è tagliato per fare il padre-
Perché mai Kamui dovesse desiderare che il suo compagno avesse un figlio dalla
piccola Yuzuriha, Subaru proprio non riusciva a capirlo, ma discutere con
Shiro di questi “dettagli” era inutile. Orami si era messo in testa questa
cosa e non ci sarebbe stato verso di farlo rinsavire.
- Kamui, sii ragionevole, Seishiro-chan non è un bambolotto, non posso
prestartelo, devo almeno capire cosa ne pensa lui di stare con te e con il
serial killer…-
- Va bene, Subaru: se vuoi fare dell’ostracismo, fa pure… ma certo se al
moccioso gli parli di Fuma come del “serial killer” non aiuti, no?-
Subaru alzò gli occhi al cielo- Ma almeno, Fuma che ne pensa di questa tua
brillante idea?-
- Non ho ancora avuto il coraggio di dirgli cosa è successo all’odioso Mister
Perfezione-
- Kamui, non ci posso credere, sei un fifone-
- Non è vero! Ma t’immagini che lagna farebbe Fuma se sapesse che “papà” è
diventato un bambino di cinque anni?-
- E allora perché vuoi che s’incontrino? Non sarebbe meglio che Fuma non
sappia nulla affatto?-
- Subaru, te l’ho già detto, è per il serial tv, farò vedere al Maestro come
deve finire la storia. Ricostruirò tutto nel dettaglio: nel salone faremo la
sala principale, la stanza da letto diventerà “gli appartamenti delle donne”,
il balcone sarà il giardino d’inverno, per il laghetto ho ancora qualche
problema…-
Subaru lo lasciò alle sue folli elucubrazioni, sapeva che gli avrebbe rotto
l’anima fino all’inverosimile ma non avrebbe lasciato Seishiro-chan da solo
con quei due disadattati, che non riuscivano neanche a cucinare due uova al
tegamino.
Questo era successo la domenica pomeriggio, ma quando fu mercoledì sera Subaru
dovette rivedere le sue priorità.
- Buonasera signora Minako- salutò cordiale quando la vicina di casa venne ad
aprire- Scusi l’ora, ma ho saputo ora di avere un impegno urgente per domani,
nel pomeriggio, non potrebbe tenermi Seishiro-chan giusto per poche ore?-
La donna sorrise in modo stentato, sembrava più stanca del solito- Non credo
sia una buon’idea. Nella scuola dei miei figli gira il morbillo e, infatti,
Hotaru-chan presenta già tutti i sintomi. È meglio che Seishiro-chan le stia
lontano-
- Ah, sì, certo, ha ragione- balbettò Subaru. E adesso come diamine faceva?
Fece una serie di telefonate, ma dovette arrendersi all’idea che nessuno lo
poteva sostituire per quel lavoro. Soppesò l’idea di portare il bambino con sé
ad una seduta spiritica, ma temeva che la piccola peste ne combinasse una
delle sue. Così, suo malgrado, compose il numero che aveva volutamente
lasciato in fondo alla sua lista.
- Pronto?-
- Kamui, ti devo chiedere un favore enorme!-
Il taxi fermò davanti ad un vecchio palazzo a mattoncini rossi, con le scale
d’emergenza di ferro e i terrazzini basculanti. L’androne era scuro e
l’ascensore, come al solito, era guasto. Seishiro-chan continuava a puntare i
piedi e si rifiutava di camminare, brontolando di quanto lui fosse cattivo ad
abbandonarlo a casa d’estranei.
- Te l’ho già spiegato, non sono estranei, è casa di Kamui-
- Kamui è strano, dice cose senza senso-
- Lo so, Seishiro-chan, che non hai un gran feeling con Kamui- D’altra parte
neanche la sua controparte adulta adorava follemente il giovane Shiro- Ma
Hotaru-chan ha il morbillo e non puoi restare con Minako-san-
- Meglio il morbillo di quello scemo con lo zuccotto in testa-
- Dai, Seishiro-chan, sii bravo! Sarà solo per poche ore. Verrò a prenderti
per cena, te lo prometto-
Con il cuore in gola per l’ansia, Sumeragi suonò al campanello dell’interno
35. Si aspettava Kamui versione “principe splendente” che venisse ad aprire,
invece lo spietato serial killer, unica volta nella sua vita, si era alzato
prima delle quattro e mezza e gli sorrise beffardo.
- Tò, Subaru Sumeragi e la versione ridotta del mio povero padre. Se scopro
come cazzo hai fatto a ridurlo così…-
- Ciao Fuma, anche per non è esattamente un piacere vederti. Piuttosto come
mai sveglio a quest’ora? Per te è come alzarsi all’alba-
- Volevi che Kamui si occupasse del bambino tutto da solo?-
Per carità, no! Tra i due, anche se sembrava assurdo ammetterlo, Fuma era
sicuramente quello più affidabile, se non altro avrebbe capito al volo cosa
desiderasse il bambino.
- Ciao Seishiro-chan!- La testa corvina di Kamui fece capolino dalla cucina,
per una volta era vestito in modo normale: dei jeans e una maglietta del tutto
moderni.
- Ciao- bofonchiò il bambino ritirandosi contro le gambe di Subaru e
stringendogli forte la mano.
- Kamui, ti trovo be…bene!- balbettò Sumeragi non sapendo esattamente cosa
dire, da mesi non lo vedeva più vestito come un ragazzo di questo secolo.
- Il mostro ha preteso nessun richiamo all’epoca dei dinosauri, per citare la
sua poetica descrizione, finché “papà” è con noi! Vuoi spiegargli tu che
Seishiro-chan, avendo appena cinque anni, non può essere in nessun modo suo
padre?-
Per una volta Subaru non seppe dargli torto e stava già partendo con una
filippica sul fatto di non dire cose che potessero confondere il bambino,
quando notò che Seishiro-chan era più ritroso del solito a staccarsi da lui.
- Tesoro, che succede?-
- Lui non mi piace-
Chi avrebbe mai detto che simili, meravigliose, parole sarebbe uscite dalla
bocca di Seishiro riferite a Fuma? No, certo, Seishiro-san non avrebbe mai
detto una cosa del genere, ma Subaru fu felice che la versione baby del
Sakurazukamori non mostrasse interesse per il suo peggior nemico.
- Io non ti piaccio perché ti ricordo una persona antipatica che ti ha detto
delle cose antipatiche, vero?- disse Fuma inginocchiandosi all’altezza del
bambino- Ma, adesso, io non sono quella persona, anzi se guardi bene neanche
gli assomiglio più di tanto-
Seishiro-san fece uno sforzo di memoria e rivide il ragazzo alto, dal lungo
cappotto di pelle nera, stretto da cinghie, e capelli letteralmente scolpiti
dal gel, che gli aveva fatto da guida alla fine di quel sogno bruttissimo in
cui lui era grande e Subaru-san piangeva. Invece il ragazzo che gli sorrideva
adesso era, sì alto, ma i capelli erano una specie di covo di serpenti
aggrovigliati, portava gli occhiali da vista e non assomigliava per niente a
Subaru-san.
- Ti sei convinto? Merito o no una chance, magari diventiamo pure amici-
- Non credo- sibilò il piccolo Sakurazuka ergendosi in tutta la sua,
minuscola, altezza per sembrare più importante.
- Subaru, farai tardi a lavoro- Kamui incalzò lo sciamano spingendolo sul
pianerottolo- Non ti preoccupare è tutto sotto controllo. Che vuoi che
succeda? Che distruggiamo il mondo, un’altra volta?-
- Allora io vado, Seishiro-chan, se tu sei d’accordo?-
- Ma come si fa a chiedere ad un bambino se è d’accordo o no?- sbraitò Fuma-
Cosa vuoi che ti risponda? Muoviti, prima vai prima torni e prima c’è speranza
che ritrovi papà tutto intero!-
- Stai scherzando, vero?- tuonò Subaru, inginocchiandosi ad abbracciare il
piccolo.
- Subaru-san, va a lavoro tranquillo, questi due non sono un problema per me-
rispose con la massima calma Seishiro-chan battendogli la manina sulla spalla,
proprio come se fosse stato un adulto.
- Se lo dici tu! Verrò a prenderti per cena. Non occorre che cuciniate, voi
due. Kamui, hai inteso? E per qualsiasi problema chiamami sul cellulare-
- Subaru, andrà tutto bene!- disse Kamui gesticolando con le mani come uno dei
pinguini di Madagascar. Subaru si chiese se non fosse stato più saggio portare
il bambino con sé a lavoro.
- Ora, fuori da casa mia, Sumeragi!- Fuma gli sbatte letteralmente la porta in
faccia.
Quello là l’odiava proprio tanto.
Seishiro-chan rimase, con la sua cartella di Spongebob tra le mani, fermo al
centro della sala fissando alternativamente i due ragazzi che a loro volta lo
fissavano: Kamui estasiato, Fuma alquanto perplesso.
- Fuma, guarda com’è carino, è proprio come il piccolo Fuma-kun in “Phantasma”-
pigolò Kamui.
- È un bambino, Kam, e i bambini sono tutti uguali-
- Non essere antipatico-
- Non sono antipatico, sono sconvolto. Quelle due megere… come cavolo avranno
fatto?-
Seishiro-chan non era tipo da rimanere mani in mano per più di due minuti e
tollerava poco che nessuno gli prestasse davvero attenzione, così ignorando i
commenti di quei due baby-sitter improvvisati, decise di saggiare le loro
reali capacità come tutori. Fece una cosa che aveva sempre voluto fare, ma che
non osava mettere in pratica a casa di Minako-san, la quale sapeva farsi
rispettare quel tanto da indurlo a tentare l’impresa in momenti più opportuni.
Aprì la sua cartella e n’estrasse l’astuccio con i pennarelli nuovi, che
Subaru-san gli aveva regalato da poco.
- Vuoi disegnare, Seishiro-chan?- gli chiese Kamui.
- Sì- rispose mefistofelico il piccolo, sorridendo tutto contento all’idea
della geniale trovata che aveva avuto. C’era, appunto, un muro bianco bianco
tra il televisore e il tavolo del soggiorno, che reclamava un po’ del suo
tocco artistico.
- Ti cerco dei fogli- stava dicendo l’amico di Subaru-san. Seishiro-chan tolse
il cappuccio al pennarello rosso e si apprestò a studiare la composizione di
stelline che aveva in mente, così come Michelangelo aveva studiato la volta
della Sistina prima di metter mano ai pennelli.
- Se ti azzardi a disegnare sul muro ti appendo per i piedi fuori della
finestra- gli disse scandendo le parole l’altro ragazzo, quello che si doveva
chiamare Fuma.
Ma come diavolo aveva fatto a capire?
Ad ogni modo, semplici parole non potevano certo distogliere l’artista
all’opera e, noncurante dell’avvertimento, vergò con abilità la parete bianca
con la prima stupenda stellina rovesciata. Purtroppo non fece in tempo ad
aggiungerne una seconda che si ritrovò davvero a testa in giù.
- Fuma, che diavolo fai?-
- Mi sembra ovvio: lo appendo alla finestra-
- Non puoi appendere un bambino come se fosse uno strofinaccio- protestò
Kamui.
- No, non puoi- si unì alla protesta Seishiro-chan rosso in volto per la
rabbia e l’indignazione. Subaru-san non avrebbe mai e poi mai osato fare una
cosa del genere.
- Io non sono Subaru-san- rispose il ragazzo, quasi leggendo nel suo pensiero-
e tu non disegni sul muro di casa mia. C’è altro che non hai capito, Sei-chan?-
dettò ciò lo rimise giù e sparì in cucina. Kamui si affrettò a controllare che
il bambino fosse tutto intero.
- Questa cosa qui, magari, non la raccontiamo a Subaru, eh? Vieni puoi
disegnare con questi fogli, qui sul tavolo-
Ok, il gigante non scherzava quando diceva una cosa, ma il piccoletto strambo
se lo poteva lavorare a suo piacimento.
- Kamui-san, quello lì è tanto cattivo- piagnucolò fintamente il commediante
nato.
- Non sai neanche quanto, Seishiro-chan!- fu la laconica risposta.
Il piccoletto strambo non si era lasciato infinocchiare per niente e questo
non piacque affatto a Seishiro-chan.
Passò una mezz’ora a scarabocchiare, rimuginando su come farla pagare a quei
due. Si sarebbe finto malato, un mal di pancia colossale, e Subaru-san si
sarebbe arrabbiato con loro moltissimo e gli avrebbe sgridati per bene, così
lui sarebbe stato vendicato. Mancava, però, tantissimo all’ora di cena e
Seishiro-chan era stufo di disegnare le stelline, così scese dalla sedia e
gironzolò per la casa. Kamui era al computer e Fuma leggeva il giornale sul
divano. Nessuno si sarebbe accorto di quel che lui faceva. Aveva intravisto
una scatola di cioccolatini sul piano alto della credenza, in cucina. Usando
la sedia si sarebbe arrampicato sul piano di lavoro e da lì era quasi sicuro
di raggiungere la mensola dei cioccolatini, poi li avrebbe mangiati tutti in
un colpo solo e il mal di pancia era assicurato. Il suo piano era geniale e
non vedeva impedimenti.
Filò tutto liscio fino al punto di raggiungere la credenza, la quale era un
po’ più in alto del previsto, così s’industriò con un mestolo, trovato nello
scola-stoviglie, per far cadere la scatola. Era lì lì per riuscirci che si
sentì afferrare per la vita e la scatola sparì dalla sua portata.
Si girò infuriato, era ancora il gigante che lo teneva in braccio come se
fosse stato un sacco di patate e agitava la scatola sotto al suo naso.
- Volevi questa?-
- Ma va!-
- Non è ancora ora di merenda, peste, e se pensi che facendoti venire il mal
di pancia Subaru-san verrà a dire qualcosa a me, ti sbagli di grosso. Quello
che succederà è che tu starai male, dovrai fare una puntura sul sedere, Subaru
si preoccuperà da morire, e io comprerò un’altra scatola di cioccolatini. Ora,
se ancora non lo hai capito, non c’è nulla che tu possa inventarti che io non
possa prevedere ed evitare. Puoi muovermi guerra per tutto il pomeriggio, ma
tanto vincerò io, sempre e solo io, oppure puoi fare il bravo bambino e non
darmi grane-
- Ti odio-
- Non è vero-
- Sì, invece, ti odio e sei antipatico-
- Non mi conosci per niente, non puoi odiare quel che non conosci. A
Subaru-san non gli hai voluto bene da subito, no? Hai imparato a volergli bene
quando lo hai conosciuto meglio-
- Subaru-san è Subaru-san-
- Fuma, non stare a fargli i discorsi filosofici. Magari si sta solo
annoiando. Io giocherei con lui ma devo aggiornare il sito di Consuelo e poi
devo cucire i vestiti di Samantha e Carrie, sai giovedì alla riunione
analizziamo il rapporto con Big in “Sex and the city”-
Fuma alzò gli occhi al cielo mentre lasciava che Seishiro-chan si sedesse sul
ripiano della cucina tamburellando con le gambe contro la lavastoviglie.
- Smettila-
- No-
- Smettila-
- Mi annoio. Cos’è “Sex and the city”?-
- L’ultima follia di Kamui!-
- Che gioco facciamo?-
- A cosa giochi con il Deficiente?-
- Chi?-
- Fuma- urlò Kamui dalla camera da letto- Cosa ti ho detto prima, come devi
chiamare Subaru?-
- Quel caro dolce e gentile ragazzo- rispose Fuma a denti stretti- Allora,
microbo, a cosa giochi con Subaru?-
- A raccontare le favole-
- Io conosco solo quella del lupo che mangiò la nonna e la ragazzina scema
vestita di rosso-
- Allora, facciamo i biscotti-
- Non so cucinare e non ho intenzione d’iniziare adesso-
- Guardiamo Spongebob alla tivù-
- Queste sono le cose che fai con Subaru? Nessun gioco da maschi, non so la
lotta, i Power Ranger, le macchinine?-
- No. Subaru-san torna sempre stanco da lavoro e non vuole che mi faccia male-
- Allora non hai mai giocato, che so, a calcio?-
- No. È divertente?- Fuma sorrise.
- Kamui, tu fa pure la sartina, io e il piccoletto usciamo- Prese Seishiro in
braccio e lo mise a terra, gli calzò cappello, sciarpa e capotto e mise le
scarpe.
- Fuma, non credo sia una buona idea. Ho detto a Subaru che saremmo restati a
casa-
- Il piccolo diavolo ci smonta casa se lo lasciamo fare- Fu la risposta
affrettata che Monou diede quando già stata uscendo di casa. Kamui restò con
la stoffa del vestito rosa di Samantha tra le mani a fissare il genkan ormai
vuoto.
Al negozio in fondo alla via avevano comprato un grosso pallone di cuoio
bianco e nero e si erano incamminati lungo il viale affollato. Fuma non gli
aveva dato la mano neanche una volta e Seishiro-chan aveva faticato non poco a
trotterellare dietro. All’inizio lo aveva fissato con aria di sfida, certo che
il poveraccio si sarebbe mortificato della sua mancanza non appena se ne fosse
accorto, ma questi aveva continuato a tenere la mano destra in tasca mentre la
sinistra portava la busta con il pallone. Al semaforo, si erano fermati in
attesa del verde, e Seishiro-chan aveva deciso di dare sfogo alla sua
indignazione.
- Allora?- aveva sbuffato sbattendo un piede a terra, come ogni tanto vedeva
fare a Minako-san quando i suoi bambini non si affrettavano ad ubbidirle.
Il gigante gli aveva sorriso – Se vuoi che ti dia la mano, Seishiro-chan, lo
devi chiedere? Non pensare che in virtù del tuo bel faccino ti sia tutto
dovuto-
No? Subaru-san non avrebbe mai detto una cosa del genere, gli avrebbe dato
subito la mano, anzi lo avrebbe preso in braccio pur di non perderlo.
- Io non ti perdo, sta tranquillo-
Seishiro-chan non poté evitarsi di rimanere a bocca aperta: com’era possibile
che tutto quello che pensava nella sua testa quello lì conosceva le risposte.
- Come faccio, te lo spiego quando sei un po’ più grande. È diventato verde,
vuoi la mia mano o pensi di farcela da solo?-
- Faccio da solo, grazie!- aveva risposto offesissimo, ma per tutta risposta
Fuma lo aveva sollevato da terra come se fosse stato di carta e lo aveva fatto
sedere sulle sue spalle.
- Poi mi dici com’è la vista da lassù!-
Seishiro era estasiato, era più alto di tutte le persone intorno a lui, e il
mondo sembrava completamente diverso da quell’altezza. Decise che da grande
sarebbe stato un gigante anche lui, gli piaceva essere alto.
Avevano attraversato il parco giochi, dove gli altri bambini giocavano a
rincorrersi, e si erano diretti verso un vecchio campo sterrato. Fuma poggiò a
terra il suo capotto e quello del bambino, chiamando l’area “porta”.
- Il gioco del calcio è semplice: devi calciare la palla fino a mandarla in
porta, dove c’è il portiere ad ostacolarti, ma senza usare le mani. Se ci
riesci è goal -
- Mi sembra un gioco stupido-
- Sì, infatti, tu che non ci sai giocare sei ancora più stupido. Ora testone,
prova a dare un calcio alla palla-
Seishiro-chan osservò il pallone con fare di superiorità e decise di
accontentare quell’antipatico solo perché prima era stato divertente andare in
giro sulle sue spalle. Diede un calcetto ma la palla non si spostò che di
qualche centimetro. Fuma rise di lui e Seishiro-chan si arrabbiò ancora di
più. Allora prese una bella rincorsa e si gettò contro la sfera, che rimase
esattamente dov’era, mentre il bambino ricadeva sul sedere con fragore.
- Non mi piace questo giocò- piagnucolò massaggiandosi il fondoschiena.
Avrebbe tanto voluto che Subaru-san fosse lì a consolarlo.
- Non sei cambiato per niente, Sei-chan: non sai perdere!- Fuma lo aiutò a
mettersi in piedi e tolse via un po’ di polvere dai pantaloni, poi gli fece
una carezza, l’unico gesto carino in tutto il pomeriggio- Tu hai una vaga idea
di quanto sia difficile per chi ti ha conosciuto prima prendersi cura di te
adesso? No, come potresti, sei solo un bambino- Fuma scosse il capo e prese a
palleggiare passando la palla da un piede ad un altro senza farla cadere. Il
pallone rimbalzava sulla scarpa come se fosse attratto ad essa da una
calamita, ricadeva sempre perfettamente sulla punta, una volta del piede
destro e una volta di quello sinistro, poi cadde sul tacco, il piede fece una
strana evoluzione per calciarla, ma quando essa ritornò era già pronto per un
altro calcio. Si aggiunsero le cosce ad aiutare i piedi nel palleggio, poi il
torace ed infine con una un colpo di testa la palla fu spedita contro il muro,
passando esattamente attraverso la porta.
- Allora vuoi rinunciare o facciamo un altro tentativo?-
- Facciamolo ancora-
Fuma poggiò la sfera a terra e spiegò al bambino come dovesse calciarla, come
dovesse correre tenendola al piede ed, infine, come dovesse mandarla dentro.
Seishiro-chan mosse i primi passi nel mondo del calcio con un po’ di
titubanza, prima sbagliando ed arrabbiandosi, poi sentendosi sempre più
conquistato, finché non gli riuscì di fare un paio di tiri buoni attraverso la
porta.
- Goal!- gridò il bambino saltellando mentre la palla superava la gamba di
Fuma, che faceva il portiere, e ruzzolava fino al muro.
- Me l’hai fatta sotto il naso, peste! Sei un vero talento-
- Lo puoi dire forte-
- Il solito modesto. Si è fatto tardi, Seishiro-chan, Subaru verrà a prenderti
da un momento all’altro- Fuma scrollò la terra dai cappotti alla bene e meglio
e gli calzò il cappello quasi fin sopra gli occhi.
- Fuma-san, giocheremo ancora a calcio insieme?-
- Non lo so, a te farebbe piacere?-
- Sì, non è stato male. Non dirò a Subaru-san che mi hai appeso per i piedi
prima-
- Grazie, allora io non gli dirò che hai scritto con il pennarello sul muro-
- Scusa per il muro-
- Scusa per averti appeso. Andiamo adesso-
- Fuma-san?-
- Che c’è?-
- Mi dai la mano?-
L’orologio della cucina batté le otto in punto e Kamui guardò pensoso la
rubrica del telefono alla voce ristoranti: c’erano una ventina di numeri tra
take away cinesi, sushi bar, pizzerie e locali etnici. Non sapendo cucinare,
Kamui era diventato il re delle ordinazioni telefoniche, ora però si chiedeva
se per un bambino piccolo fosse più adatto il coreano o il marocchino.
- Siamo a casa!- la voce giuliva di Fuma ruppe il silenzio.
- Subaru-san dov’è?- chiese ansioso Seishiro-chan stupendosi di non vederlo lì
ad aspettarlo.
- Ha chiamato per dire che farà un po’ più tardi del previsto- rispose Kamui
con il viso tirato per la preoccupazione.
- Quanto più tardi?- gli chiese seccato Monou.
- Seishiro-chan vuoi vedere i cartoni animati prima di cena? Sul satellite ci
sono ben otto canali tra cui scegliere-
Una volta che Kamui fu sicuro che
il bambino fosse abbastanza occupato da non badare alla loro conversazione,
confidò al suo compagno che Subaru aveva avuto un piccolo incidente sul
lavoro: il fantasma, che era stato chiamato ad esorcizzare, si era rivoltato
contro lo sciamano gettandogli un’intera libreria addosso.
- Per fortuna, è solo una contusione leggera, ma il dottore lo vuole tenere
sotto osservazione per ventiquattro ore, è la procedura standard in casi del
genere. Non sai quanto ho penato per convincerlo-
- E il moccioso?-
Kamui sorrise a trentasei denti aprendo le braccia mo’ di disfatta - Fuma, tu
te la senti di tenerlo qui per la notte? Dai, a fatica sappiamo badare al
gatto. A proposito che fine ha fatto?-
- Non lo so, sono due giorni che non lo vedo in giro-
- Appunto-
- Non credo ci sia altra scelta--
- No, infatti- gemette mesto Shiro.
- Seishiro-chan- Fuma si avvicinò al bambino e gli tolse il telecomando di
mano – Senti, Subaru fa un po’ tardi, tu vuoi aspettarlo qui con me e Kamui?-
- Quanto tardi?- chiese per tutta risposta il bambino.
- Poche ore-
- Tutta la notte- risposero all’unisono Kamui e Fuma.
- Fuma, non glielo puoi dire così- protestò Kamui che voleva adottare la
tecnica di tirar fuori la verità a poco a poco, e solo se strettamente
inevitabile.
- Seishiro-chan non è stupido, capisce se gli si dice una bugia-
- Infatti- sentenziò il pargoletto, sentendosi estremamente gratificato da
tanta fiducia.
- D’accordo, ha parlato Jean-Jacques Rousseau, il grande educatore. Senti,
Seishiro-chan, Subaru non può tornare a prenderti stasera, anche se te l’ha
promesso, si scusa tanto ma il suo lavoro lo costringe a passare la notte
fuori casa. A volte capita che i grandi non possano mantenere una promessa,
però non pensare che a Subaru non dispiaccia di non essere qui con te-
- Voi due non siete poi tanto male. Lo spilungone è simpatico e tu, anche se
sei strambo e ti vesti da donna, non sei cattivo. Credo che resterò a farvi
compagnia, ragazzi!-
- Sarà pure un poppante, ma la faccia da cazzo di quello vero non l’ha persa!-
commentò tra sé e sé Kamui, mentre Fuma si asciugava gli occhi per il gran
ridere.
- È deciso, il moccioso resta. Che ordiniamo?-
- Pensavo kebab, ma il nanetto mangerà la carne di montone?-
- Seishiro-chan, che cosa vuoi mangiare? Puoi scegliere praticamente qualsiasi
cosa ti venga in mente-
- Happy Meal!- gridò il bambino euforico.
- Dubito che Subaru approverà- commentò mesto Kamui mentre componeva il numero
del fast food.
- Mentre Kamui prepara, io e te ci facciamo la doccia al volo- disse Fuma
spegnendo il televisore.
- Subaru-san mi fa il bagno, la sera-
- Niente bagno, non abbiamo la vasca-
Questi due erano proprio tremendi, come si faceva a non avere la vasca?
Seishiro-chan adorava riempirla di schiuma e giocare a battaglia navale con le
paperelle di gomma mentre Subaru-san gli lavava dolcemente i capelli e gli
raccontava ogni sera una favola diversa.
Il bagno a casa di Fuma e Kamui era tutto in disordine e lui non arrivava alle
manopole dell’acqua, oltretutto temeva di scivolare sulle mattonelle
scheggiate. Aspettò un po’ che il gigante si decidesse ad insaponarlo, ma
tutto quello che ebbe fu la bottiglia dello shampoo rovesciata sulla testa e
acqua troppo calda a bagnarlo.
- Non fare la lagna, Sei-chan. Chiudi gli occhi e strofina bene la testa-
- Sei un pessimo padre, Fuma-san, lasciatelo dire-
- Nataku non era dello stesso avviso- rise Fuma asciugandolo con vigore con un
asciugamano troppo grande.
- Mi fai male, scemo! Chi è Nataku?-
- Mio figlio… ma è stato tanto tempo fa. Ora siediti sulla lavatrice che cerco
il phon-
- Tu sei troppo giovane per avere un figlio-
- E tu fai un po’ troppo il saputello -
Il vento caldo fuoriuscì dall’apparecchio elettrico comprendo ogni altro
rumore. Seishiro-chan chiuse gli occhi infastidito dall’aria calda sul viso ma
allo stesso tempo contento perché l’aria tra i capelli gli faceva come una
specie di solletico, poi restò a tamburellare contro la macchina mentre Fuma
finiva di asciugarsi.
La stanza da letto era peggio del bagno, se possibile. C’erano dei quadri
assurdi che ritraevano Kamui in tanti colori diversi: verde, giallo, rosa, e
vestiti gettati ovunque. Dall’armadio, Fuma riemerse con una t-shirt e dei
pantaloncini.
- È roba di Kamui, perciò non dovresti caderci troppo dentro-
Il risultato finale non soddisfò affatto il senso estetico di Seishiro-chan,
si vide allo specchio con indosso una maglietta di Star Trek e dei pantaloni
da ginnastica, tanto stretti in vita da farlo sembrare un pagliaccio.
- Così non va- si lagnò puntando un dito contro Fuma che stava finendo di
abbottonare una camicia nera.
- Non me ne frega niente, non ti vede nessuno. Devi andarci a dormire, non al
Pitti Uomo!-
- In tavola!- gridò Kamui dalla cucina.
La discussione sul pessimo gusto nel vestire di Fuma fu rimandata, ora aveva
tantissima fame e non vedeva l’ora di scoprire la sorpresa nel suo menù.
La tavola non era apparecchiata con cura come piaceva a Subaru-san: a dire il
vero non c’era neanche la tovaglia, i tovaglioli erano di carta, i bicchieri
tutti spaiati e al posto dei piatti, i contenitori di plastica degli
hamburger, però Kamui aveva sistemato i cuscini sulla sedia, per farlo
arrivare comodamente al tavolo, e spremuto il ketchup in un piattino, aperto
la busta delle patatine e scartato il panino.
- Dov’è la sorpresa?- chiese il piccolo dopo aver ispezionato con cura il
cibo.
- L’avrai se e quando avrai finito di mangiare- rispose il gigante. Doveva
dire a Fuma-san di lavorare un po’ di più sull’elasticità, quel ragazzo era un
po’ troppo severo, per il resto era ok!
- Come mai vestito di tutto punto?- chiese Kamui mentre si mettevano a sedere.
- Lavoro-
- Cosa?- il panino andò di traverso e Kamui dovette tossire due o tre volte
per riuscire ad ingoiare il boccone- Prima fai tutta la tiritera per tenere
qui il ragazzino, e poi salta fuori che devi lavorare?-
- Una cosetta veloce… comunque sarò di ritorno prima che il signorino vada a
dormire. Tu tanto hai da fare con i vestiti. Non vengono le adepte della tua
setta alle nove?
- Sì- sbuffò Kamui- Te la rigiri sempre come ti fa più comodo-
La faccia arrabbiata di Kamui era la stessa di quella che faceva Seishiro-chan
quando Subaru-san gli diceva che doveva andar via per lavorare. Se lavorare
metteva tutti di cattivo umore perché gli adulti continuavano a farlo?
Subaru-san sapeva che a lui non piaceva restare da solo e anche Fuma-san
doveva sapere che a Kamui non piaceva che lui andasse a lavoro, eppure non
parlavano d’altro.
- Non andare a lavorare- disse senza rendersene conto- Kamui-san non è
contento di stare da solo-
Il suo era un ragionamento del tutto logico, forse quello scemo di Kamui non
glielo aveva mai detto a Fuma-san di restare a casa, per fortuna che ora c’era
lui a risolvere tutto.
- Kamui-san non è nemmeno contento di restare senza luce perché non abbiamo
pagato le bollette- gli rispose imitandolo Fuma- Si lavora per guadagnare
soldi, soldi che servono per mangiare e guardare “Consuelo” alla tivù-
Seishiro-chan avrebbe voluto ribattere qualcosa, ma non gli venne in mente
nulla. Ad ogni modo Fuma-san era antipatico da morire quando faceva a quel
modo e a lui non piacevano gli adulti che stanno sempre a lavoro.
- Da grande io avrò tanti soldi, così Subaru-san non dovrà più lavorare e
starà sempre con me- decretò infine.
- Beata innocenza- gli sorrise Kamui offrendogli il dolce: gelato alla
vaniglia con caramello fuso sopra.
Dopo cena fu Kamui a regalare al piccolo un gran divertimento. Il tavolo della
cucina fu liberato velocemente degli avanzi della cena, per far spazio a
stoffe colorate, paillettes, nastri e bottoni di ogni forma. Alle nove erano
arrivate due signore sulla trentina per dare una mano a confezionare i vestiti
per lo spettacolo del secolo.
Seishiro-chan non aveva capito bene cosa fosse “Sex and the city” né chi fosse
“Carrie” però era al settimo cielo da quando Kamui gli aveva permesso di usare
le forbici nella sua cartella per tagliare la stoffa. Il bambino era tutto
preso a tagliuzzare qui e là, ad incollare perline e nastrini, mentre il
novello Yves Saint-Laurent sbraitava di tanto in tanto che questa o quell’altra
cosa non andava. Le donne cianciavano dei loro mariti e figli buttando un
occhio di tanto in tanto al piccolo, sospirando che era un vero tesoro o un
tenero angioletto. Seishiro-chan faceva sempre quest’effetto alla gente,
specie al genere femminile, lui lo sapeva e recitava la parte del bambino
tenero tenero, alla fine rimediava sempre biscotti o caramelle.
Fuma era uscito ma non era tanto male stare con Kamui, poter giocare con tutte
quelle stoffe bellissime e sentirsi fare i complimenti dalle sue amiche; solo
avrebbe voluto tanto che Subaru-san fosse lì con lui: aveva ritagliato un
cuore e lo aveva riempito di paillettes argentate, ma se quello scemo non
c’era lui come faceva a regalarglielo?
L’orologio batté le dieci e mezza, l’ora in cui Subaru-san lo metteva a letto
e gli leggeva una favola.
- Che c’è piccolino?- gli chiese una delle due donne.
Seishiro-chan odiava esser chiamato “piccolino”, così si girò offeso
dall’altra parte.
- Seishiro-chan, cosa c’è che non va?- gli domandò allora Kamui.
- È l’ora della favola- sbraitò il bambino, fissandolo torvo, come se quello
lì non sapesse cosa non andava.
- In effetti, è ora che vada anch’io- disse la seconda donna e in breve i
costumi di scena furono riposti e le signore si congedarono.
- Seishiro-chan, vieni, telefoniamo a Subaru: così potrà raccontarti la favola
della buonanotte di persona- Il bambino saltò giù dalla sedia tutto giulivo,
finalmente lo scemo aveva detto una cosa sensata.
Seishiro-chan si accomodò sul divano e aspettò che Kamui gli passasse la
cornetta, poi finalmente sentì la voce che più li era mancata durante il
giorno.
- Subaru-san, cattivo, perché non sei venuto a prendermi?-
- Scusami, Seishiro-chan, scusami tanto, ma proprio non posso. Qui c’è un
signore un po’ antipatico che non mi fa uscire. Kamui mi ha detto che hai
fatto una cosa per me, è vero?-
- Ti ho fatto un cuore bellissimo! Ci sono tutte perline d’argento e brilla
tantissimo-
- E che altro hai fatto, oggi? Kamui dice che sei tornato a casa di buon umore
e senza fare troppi danni-
- Fuma-san mi ha insegnato a giocare a calcio. Quello lì è in gamba, anche se
fa l’antipatico. Il calcio mi piace un sacco, sono davvero portato.
T’insegnerò a tirare in porta, Subaru-san, perché non credo che tu sia in
grado-
Subaru, disteso in un letto d’ospedale nella penombra della corsia, sorrise
incredulo. Seishiro-san aveva sempre definito ogni sport di squadra un inutile
spreco di sudore” e biasimava apertamente Fuma per la sua mania di passare le
sere incollato al televisore per vedere questa o quella squadra. Almeno il
serial killer non gli aveva insegnato a sparare o peggio.
- Allora, sei pronto per la favola di stasera? Però mi devi promettere che
dopo andrai a dormire da bravo bambino senza fare i capricci-
- D’accordo, Subaru-san!-
- C’era un volta un giovane principe…-
La testa del bambino si piegò di lato su uno dei cuscini e la manina lasciò
cadere la cornetta lungo il fianco. Kamui la raccolse- Si è addormentato, ora
lo metto a letto. Tu come ti senti?-
- Sto bene, sta tranquillo. Domani mattina appena mi dimettono corro a
prenderlo-
- Subaru, non occorre che ti scapicolli, anzi non venire troppo presto, lo sai
che Fuma odia esser svegliato prima di mezzogiorno-
- Grazie per averlo tenuto con voi, Kamui, so che per voi è stato un peso
enorme-
- Credo che Fuma si sia divertito, anche se non lo ammetterebbe neanche morto-
La chiave girò nella toppa della porta proprio in quel mentre- Eccolo che
torna, per una volta è stato di parola. Ci voleva Seishiro-chan per farlo
rientrare ad un’ora decente. Buonanotte, Subaru!-
- Buonanotte Kamui!-
Fuma spense la luce nel corridoio dopo aver fatto il giro della casa
controllando che le finestre fossero chiuse.
- Che fine avrà fatto quello stupido gatto?-
- Prima o poi torna- rispose Kamui stirandosi le braccia- Lascia la porta
aperta così se il mostriciattolo si sveglia lo sentiamo-
Seishiro-chan era stato sistemato nella camera degli ospiti, che di solito era
lo stanzino delle cose “non so dove vada questo, perciò lo butto qua”, dove
c’era un letto sommerso da oggetti di ogni genere. Kamui aveva dato una
sistemata alla bene e meglio e aveva riesumato dall’armadio la trapunta con
Hello Kitty versione Hawaii, che Fuma aveva fissato inorridito mentre teneva
il bambino in braccio. Per fortuna nel tragitto questi non si era svegliato,
e, una volta a letto, si era rigirato dall’altra parte sorridendo; forse stava
facendo un bel sogno.
Anche per i padroni di casa si era fatta l’ora di dormire e l’ultima luce
dell’appartamento fu spenta.
In un momento imprecisato della notte, Fuma sentì qualcosa di soffice e
profumato fargli solletico sotto al naso, pensò al gatto, ma non appena un
calcio lo prese alle costole si mosse alla cieca per dare una gomitata a
Kamui, sicuramente si stava agitando per uno dei suoi ridicoli sogni sul vero
finale di Harry Potter. Anche il sonno di Kamui fu disturbato da una presenza
estranea, qualcosa o qualcuno continuava a spingerlo verso il bordo del letto,
si mosse per dare un calcio a quell’esagitato di Fuma che, come al solito, si
rigirava nel letto stile elefante morso da tarantola. In breve fu chiaro ad
entrambi che non era l’altro inquilino a disturbare il loro giusto riposo, ma
una presenza del tutto inattesa.
- Kam, che cazzo stai facendo?-
- Tu, che combini?-
La luce fu accesa e al centro del lettone Seishiro-chan fissava entrambi con
occhioni arrossati dal sonno.
- Seishiro-chan?- chiese sconvolto Kamui.
- Non mi piace di là. Io dormo qui con voi- rispose tra uno sbadiglio e
l’altro il monello.
- Cosa?- Fuma lo fissò come se fosse diventato verde.
- Io dormo sempre nel lettone con Subaru-san-
- Ti sembra che uno dei due sia Subaru-san?- gli chiese con gli occhi fuori
dalle orbite Monou.
- No, ma per questa volta mi accontento-
- Tu non puoi dormire con noi- cercò di spiegargli gentilmente Kamui.
- Perché no?-
- Perché nessuno, a parte me, dorme con il pulcino!- sbraitò Fuma saltando giù
dal letto- E tanto meno mio padre-
- Fuma, non ti ci mettere anche tu- cercò di ammansirlo Kamui- Seishiro-chan,
non puoi dormire nel letto con noi perché rischi di rimanere schiacciato. Fuma
si rigira cento volte a notte-
- E tu farnetichi nel sonno- aggiunse infastidito il diretto interessato.
- Non importa, vuol dire che Fuma-san non si muoverà affatto e io sarò salvo-
- Ma tu sentilo!-
- Non ci credo che Subaru ti faccia dormire con lui, d’accordo che tu sia
Sakurazuka, ma hai pur sempre cinque anni-
- Basta, questa storia è ridicola- Fuma sollevò Seishiro-chan di peso e lo
portò nell’altra camera, lo mise a letto e rimboccò le coperte- Ora dormi-
- No. Ho paura- miagolò il bambino.
- Seishiro Sakurazuka non ha paura neanche del sottoscritto nei miei giorni
più neri, figuriamoci di dormire da solo-
- Io non ci dormo da solo- decretò la versione bambina di quel Seishiro
Sakurazuka che non aveva paura di niente e di nessuno, prima di scoppiare in
un, fintissimo, pianto con singhiozzi.
- Sveglierà tutto il condominio- gemette Kamui affacciandosi sull’uscio.
- ‘sti cavoli! Di certo non dorme nel nostro letto. Il Deficiente facesse come
gli pare, ma con me non passa-
Intanto il commediante in erba dava calci e pugni alla trapunta e si dimenava
come in preda a convulsioni, il viso era tutto rosso e gli strilli si facevano
sempre più acuti.
- Prima o poi la smetterà- sentenziò infine Fuma. Detto ciò si alzò e spense
la luce. Kamui rimase immobile nel corridoio domandandosi se una persona tanto
testarda quanto Seishiro-san potesse davvero darsi per vinto con tutta questa
facilità.
- Magari se provassimo a calmarlo-
- È un ricatto, bello e buono, Kamui e con me non attacca-
- Sì, ma a me si stringe il cuore a sentirlo disperarsi a quel modo-
- È di papà che stai parlando, ti si stringe il cuore?- domandò scettico Fuma.
Ormai era sveglio, tanto valeva vedere se sul satellite c’era qualcosa di
buono.
- Facciamolo stare un po’ con noi, appena crolla lo riportiamo nel suo letto-
- No-
- Fuma, dai, è un bambino-
Monou sbuffò e si decise a spegnere il maxischermo- Seishiro-chan, smettila
con la commedia. Hai tre secondi per metterti a letto, dopo di che ti chiudo
in bagno, dove potrai piangere senza darmi fastidio-
Il bambino sgattaiolò nella camera tutto contento e si gettò esattamente al
centro del letto matrimoniale, sprofondando nel piumino blu notte. I padroni
di casa tornarono a letto, Fuma a sinistra e Kamui a destra della piccola
peste.
- Sei contento adesso?- lo apostrofò Kamui ridendo.
- Se c’era Subaru-san era meglio- Seishiro-chan s’infilò sotto la coperta
appoggiando la testa su entrambi i cuscini, poi gli venne il dubbio: addosso a
quale dei due accoccolarsi? Quando dormiva con Subaru-san gli piaceva
stringersi al suo corpo, sentirne il calore, respirarne il profumo della pelle
e cadere addormentato con quelle sensazioni piacevoli come ultimo pensiero.
Ora però non sapeva decidersi, Kamui aveva un odore che assomigliava a quello
di Subaru-san ed era stato abbastanza carino a fargli giocare con le stoffe e
tutto il resto, però con Fuma si era divertito di più giocando a calcio e poi
aveva un petto così ampio che lui ci sarebbe stato comodissimo. Per non
offendere nessuno dei due, decise di appallottolarsi a mo’ di uovo contro il
petto di Fuma, dandogli le spalle, e di abbandonare la testa sul cuscino di
Kamui, così da poter ritrovare un pochino l’odore di Subaru-san. Quando la
posizione fu perfetta, si addormentò beato.
- Qualcosa mi dice, che se lo spostiamo, tornerà di nuovo qui- commentò Kamui
più divertito che seccato da quell’invadenza.
- Piccolo seccatore- gemette Fuma cercando d’ignorare l’ennesimo calcio sul
costato- Domani mattina me la paga-
Al mattino fu il suono del campanello a svegliare l’insolito trio. Kamui si
stropicciò gli occhi e cercò a tentoni nel buio la sveglia: non ricordava di
averla caricata così presto.
L’orologio batteva le sette e trenta.
Ci mise un poco a focalizzare che c’era un intruso nel suo letto e, quando gli
occhi si furono abituati alla penombra della stanza, sorrise nel vedere come
Seishiro-chan si fosse impossessato del centro del letto costringendo sia lui
che Fuma verso l’esterno. Il bambino dormiva con le braccia e le gambe aperte,
mentre Fuma aveva assunto una posizione sul fianco destro con un braccio sotto
la testa e l’altro steso sopra la coperta, quando, di norma, dormiva a pancia
in sotto, non senza muoversi più e più volte. Ad ogni modo, il campanello
continuava ad esser suonato con insistenza: doveva essere Subaru. Kamui andò
ad aprire affrettandosi più che poteva, poiché temeva che lo sciamano fosse
capace d’invocare qualche spirito per sfondare la porta.
- Ciao Subaru!
Aveva un cerotto bianco sulla
fronte e l’aria di chi era stato in ansia per lungo tempo.
- Ciao Kamui, Seishiro-chan dov’è?
- Dorme… Anch’io dormivo, sono le sette e mezza! Non ti avevo detto di non
precipitarti qui all’alba? Fortuna che Fuma ha il sonno pesante e non ti ha
sentito, altrimenti era la volta che ci lasciavi le penne, tanto più che
“papino” è abbastanza inoffensivo, ora!
- Lo so, ero in pensiero- si scusò Sumeragi.
- Tranquillo, è tutto a posto. Il marmocchio ha preteso di dormire nel lettone
con noi, ma a parte questo… Vieni in cucina, ti preparo un caffè, hai un
aspetto orribile, ma non hai dormito in ospedale?
- No, anzi, mi sono riposato, eppure alle cinque del mattino mi sono svegliato
e non c’è più stato verso di chiudere occhio, così appena è stato possibile ho
firmato il foglio d’uscita e sono corso qui.
- Beh, non farti vedere dal piccolo in questo stato. Prendi il caffè e va in
bagno a sistemarti. Tra un’oretta li svegliamo, è inutile buttarli giù da
letto a quest’ora. Non so Seishiro-chan, ma Fuma è intrattabile quando non
dorme!
- A dirla tutta, Kamui, quello lì è sempre intrattabile!
Kamui si limitò ad una scrollata di spalle. Sorseggiarono il caffè, l’unica
cosa in cucina che Kamui avesse imparato a preparare (ma si trattava solo di
mettere l’acqua calda sulla polvere solubile!), poi, mentre Subaru si
sistemava un po’ in bagno, scese allo Starbuck’s all’angolo e comprò la
colazione per tutti.
- Sai, Subaru, avevo ragione io: Fuma e Seishiro-chan dovevano conoscersi. Ora
so esattamente come deve finire lo sceneggiato.
- Davvero?- chiese distratto Subaru, le elucubrazioni dell’amico sulle sue
telenovele non lo avevano mai interessato.
- Sì, sì- In quel mentre sia affacciò sotto l’arco della cucina Seishiro-chan
con indosso i vestiti di Kamui, troppo grandi per la sua taglia.
- Subaru-san, sei venuto?- Gli occhi del bambino brillavano come se avesse
visto i regali sotto l’albero luccicante la notte di Natale. Subaru si alzò
dal tavolo e lo abbracciò più forte che poteva, baciandolo a ripetizione sulle
guance.
- Mi sei mancato tanto, Seishiro-chan!-
- Che hai fatto alla testa?- chiese il piccolo toccando la ferita con la
manina.
- Non è nulla non ti preoccupare-
- È solo che è scemo, Seishiro-chan, si è fatto crollare una libreria addosso-
Fuma apparve in soggiorno, di umore nero, proprio come aveva predetto Kamui.
- Fuma-san, che dici?- lo rimproverò il bambino
- Sì, scusa, è colpa della libreria che è caduta proprio addosso a lui,
vittima delle leggi di gravità, non del Deficiente che non ha neanche provato
a scansarsi!-
- Bene, è ora di andare. Grazie di tutto, Kamui. Seishiro-chan raccogli le tue
cose, che andiamo a casa-
- No, voglio giocare ancora a calcio o fare il vestito di Samantha-
- Il vestito di Samantha non è un gioco!- tuonò Kamui punto sul vivo.
- Muoviti, Seishiro-chan, non fare i capricci – lo rimproverò Fuma –Se tu te
ne vai io potrò tornare a dormire.
- Cattivo!- protestò il piccolo, ma nessuno gli diede retta. Subaru lo aiutò a
rivestirsi, mentre Kamui chiamava un taxi. Fuma seduto in cucina beveva il suo
caffè nero con sguardo truce. Subaru allacciò il capotto ed infilò le scarpe
del bambino, il quale non era per nulla collaborativo ma almeno non gli
impediva di calzargli sciarpa e capello.
Kamui restò sul genkan a salutare ma Fuma non venne, non si mosse dalla sua
sedia e non disse una parola. Seishiro-chan era terribilmente arrabbiato, ma
durò poco; Subaru-san era di nuovo con lui e questo era l’importante.
Fuma fissava l’asfalto nero, là dove prima era in attesa un taxi giallo.
- Quei due!- sbottò tirando le tende del salone – Riescono ad essere
inseparabili anche in queste condizioni-
- Cosa ti aspettavi?- chiese curioso Kamui.
- Non lo so, niente di diverso, credo. Tu sei riuscito a capire come finisce
il seguito di “Phantasma”?-
- Sì! Oggi stesso andrò a trovare il maestro e gli spiegherò ogni cosa-
- Bene, così la finirai di andare in giro con lo zuccotto in testa!- Dettò ciò
torno a dormire fino al pomeriggio.
See you at next prompt...
Questa storia fa
parte della raccolta di fanfictions dedicata ad all'universo alternativo della Saga,
cronologicamente si colloca dopo di "Il cerchio", ma può essere letta anche
indipendentemente.
Seishiro-chan appartiene a Michiru e lo troverete in azione
della raccolta intitolata
"Little Devil".
Per saperne
di più su "Consuelo: il volto dell'amore" e quindi sulla genesi di questa ff e delle altre, andate a vedere
la trovata geniale di
michiru_kaiou7
e mia (io ho solo dato l'idea scema, il resto lo ha fatto lei)
Consuelo, prima parte;
Consuelo, seconda parte.
Questo capitolo è stato usato per
il prompt 024. Famiglia della mia
Big Damn Table