
Ovvero cosa succede quando tutti pensano che tu viva in una favola, ma in realtà il tuo principe azzurro è impazzito!
Kamui era nella sua stanza, supino nel letto, immobile, come se dormisse, ma completamente sveglio, gli occhi viola sbarrati sul soffitto bianco. Fuori, oltre le imposte serrate, sorgeva il sole, poteva intravedere le primi fioche luci farsi strada nel buio. La sua mente era vuota, era bianca, pulita come una lavagna prima della lezione, ma non era stato il sonno a svuotarlo di pensieri, era stata la veglia della notte a lasciarlo senza più nulla da pensare. Ora stava semplicemente immobile, gli occhi sbarrati sul soffitto, non desiderava che restare fermo. Non importava se i pantaloni del pigiama si erano arrotolati lungo le gambe o che la coperta pendeva da un lato e il lenzuolo dall’altro, lasciandolo in parte scoperto. Non gli importava neanche che a causa del cuscino troppo molle ora avesse mal di collo, o che i suoi occhi fosse gonfi e doloranti per il mancato sonno. Andava bene anche così, se fosse restato fermo abbastanza da diventare parte di quel letto, non gli sarebbe affatto dispiaciuto. Non gli importava di passare tutta la giornata, o forse la vita, immobile sul quel letto, no, non aveva alcuna importanza, perché ormai si stava rassegnando ad essere parte del mobilio. Davvero non gli importava di essere da solo o di non riuscire a dormire da due notti di fila, ormai non avrebbe fatto la differenza, perché si sentiva svuotato e perso. Aveva trascorso la seconda notte di fila, ascoltando ogni possibile rumore provenire dalla stanza attigua ed era sobbalzato ad ogni passo o scricchiolio di porta, ma non era accaduto nulla e nessuno era arrivato. Poteva restare immobile fino alla fine del mondo, tanto lui non sarebbe arrivato mai, sembrava che una forza invincibile lo tenesse lontano da quella porta. La sera che aveva capito che nessuno sarebbe venuto a visitare il suo letto, aveva pianto, poi non era più riuscito a dormire.
Era successo due notti prima, ma a pensarci bene era cominciato molto prima, solo che non aveva voluto crederci.
Insomma, non ci hanno sempre insegnato che alla fine della fiaba il principe e la principessa vissero felici e contenti? Ma qualcuno si è mai preso la briga di dirti, cosa diavolo facevano quei due per essere felici e contenti? Insomma la prima notte che il principe e la principessa passavano insieme che facevano, si raccontavano le favole? Nessuno mai ti racconta il dopo e così devi arrangiarti da solo, dopo. Quando hai raggiunto la metà agognata, quando il tuo cuore esulta di gioia, quando hai in pugno la tua vita… cosa succede dopo?
A lui era successo… niente, non era successo niente, assolutamente niente!
E dire che tutti giuravano che vivesse con il dio del sesso! Perché non ci venivano Karen o Arashi a vivere con Fuma?
- Oh, Kamui, tu si che sei fortunato, con quel bel pezzo di ragazzo accanto!-
Fortunato un corno, “quel bel pezzo di ragazzo” non si avvicinava a lui neanche per errore.
Vivevano insieme, ma erano come due estranei la notte, mangiavano insieme, guardavano la televisione insieme, andavano a fare la spesa, al cinema, o dove diavolo capitava, facevano tutto quello che facevano le coppie normali, tranne che “quello”.
Sì, il suo adorato, amato, strasognato “uomo perfetto”, non era perfetto affatto! Beh, in realtà non aveva mai pensato che Fuma fosse perfetto in assoluto, ma il suo fascino era qualcosa a cui non sapeva resistere.
Non sapeva se fosse malato o impazzito, fatto sta che da quando gli aveva chiesto di vivere insieme, non avevano fatto sesso neanche una volta, ed era un record, ormai cinque settimane.
Anche Kamui aveva la sua parte di colpa, non lo negava certo.
All’inizio erano stati così impegnati a ridipingere, a montare i mobili dell’Ikea (maledette istruzioni in svedese!), a decidere l’angolazione migliore per il televisore, che non c’era stato né tempo né voglia di fare altro, cioè la voglia forse pure pure, ma la possibilità zero: Seishiro si era praticamente trasferito da loro la prima settimana, con la scusa di dare una mano, poi era stata la volta di Yuto che aveva litigato con Kanoe.
- E’ uno di famiglia, per me, lo sai, non posso negargli un piccolo favore-
Comunque il problema non era l’invadenza di Seishiro, le pretese assurde da suocera di Kanoe o gli improbabili consigli matrimoniali di Yuto, anche se era da poco che lo aveva capito, il problema era a monte.
Che Fuma fosse un tipo strano, lo aveva sempre saputo, che il loro rapporto fosse stato complicato lo ammetteva con serenità, che ci fossero voluti gli anni per passare dall’amico d’infanzia all’innamorato era alla luce del sole, ma che ora vivessero come due pie vecchiette era il colmo.
Ok, Fuma non era un tipo affettuoso, non amava le smancerie, non esternava i suoi sentimenti, ma, cazzo, non scopava nemmeno?
All’inizio la scusa fu il letto da montare.
- Dormi tu sul singolo, nella stanza degli ospiti, io starò sul divano, finché non arrivano i mobili per la camera da letto-
- D’accordo, Fuma, come vuoi-
E quella notte, la prima notte soli soletti a casa nuova, con il letto nuovo montato e la casa tutta sistemata, cosa era successo? Era squillato il telefono alle nove di sera perché Nataku aveva la febbre. Fuma aveva preso il cappotto ed era tornato tre giorni dopo.
“Grazie, amore, che ti preoccupi di tutti tranne che del sottoscritto!”
Arrivati al primo mese, uscirono a festeggiare la casa finita, con tutta la comitiva, tornato a casa ubriaco fradicio, Kamui si risvegliò per caso nudo e legato al letto, come si c’era da aspettarsi in tempi passati? No, di certo! Fuma aveva dormito nella camera degli ospiti e avrebbe dormito lì ancora per tutta i giorni seguenti.
Perché? Dio solo lo sapeva!
Poi erano cominciate le telefonate alla Signora degli Angeli, così tanto per curiosità, per sapere del suo futuro, del suo problema sentimentale, ma poi erano diventati amici e le telefonate erano diventate quotidiane; non ultimo, aveva scoperto il fantastico mondo del satellitare: tutti i C.S.I. e la saga di Star Trek, ma soprattutto le casalinghe disperate e Consuelo: il volto dell’amore, la sua telenovela preferita. Così per un po’ il problema della latitanza di Fuma era stato sublimato, ma doveva ammettere che la cosa gli era sfuggita dalle mani e gli si era ritorta contro, Fuma glielo rinfacciava ad ogni occasione buona.
Infine due notti prima, Kamui aveva preso il coraggio a quattro mani e aveva deciso che era ora di dare una scossa alla loro vita di coppia. Dopo la cena, si era accoccolato accanto a Fuma sul divano. Sapeva che Fuma non sopportava quando faceva l’appiccicoso, ma magari un po’ di stimolo avrebbe aiutato. Lo aveva stuzzicato, fatto il solletico, infilato le mani sotto la maglietta e baciato il collo sussurrando frasette dolci.
Lui impassibile,una statua, il Discobolo di Policleto, perfetto e inamovibile!
Quando fu l’ora di andare a dormire, Fuma gli aveva dato un bacio sulla fronte e gli aveva sorriso, alzandosi per andare in bagno.
- Fuma?-
- Che vuoi?-
- Vieni a dormire di là-
- Buonanotte, Kamui-
- Fuma, ma perché?-
- Perché cosa?-
- Perché non vuoi dormire con me?-
- Ma che sciocchezze dici?!-
Kamui, in cuor suo aveva esultato, quando Fuma lo aveva preso in braccio e portato a letto. Si era sdraiato accanto a lui e si erano baciati, fatti un po’ di coccole, ma non appena il più giovane aveva chiuso gli occhi, pensando che fosse una posa seducente (ingenuo), Fuma si era alzato e lo aveva lasciato da solo. Aveva ascoltato l’acqua correre in bagno, il rumore dello sciacquone, i passi nel corridoio, lo scricchiolio della porta e poi il silenzio. Allora aveva pianto, ma lo aveva fatto piano, senza far rumore o singhiozzare, si era buttato la coperta oltre la testa e protetto dalla spessa coltre, aveva dato sfogo al suo dolore. Da quel momento in poi non era più riuscito a dormire.
Dunque, adesso non aveva importanza se restava immobile nel letto, se il soffitto fosse bianco o nero, se fuori fosse giorno o ancora notte, non aveva nessuna importanza.
Rimase immobile anche quando sentì i rumori provenire dalla cucina, quando la voce di Fuma lo chiamò per fare colazione, immobile anche quando la testa incolta e ancora insonnolita del suo uomo si era affacciata alla porta per sgridarlo.
- Dormiglione, sveglia! Faremo tardi-
Lui era restato immobile.
Sentiva l’orologio del comodino ticchettare e la radio cantare dalla cucina, sentiva Fuma che fischiettava dal bagno e il telefono squillare.
- Rispondi tu, sto facendo la barba!-
Kamui lasciò che fosse la segreteria telefonica a rispondere.
- Pronto sono Kanoe, volevo chiedervi se potevate passare voi ragazzi alla pasticceria a ritirare la torta? Ma se siete già usciti... Ci vediamo a casa alle dodici, non fate tardi!- la voce della donna si perse nel vuoto e fu sostituita da quella alterata di Fuma.
- Cazzo, Kamui, ma perché non hai risposto?-
Kamui restò immobile, perché non aveva importanza andare a pranzo da Kanoe per il compleanno di Yuto, né andare a ritirare la torta, o fare qualsiasi altra cosa.
- Kamui, ma stai male?-
Fuma apparve sulla soglia della camera da letto, quella che non sarebbe mai stata la loro camera da letto. Indossava i pantaloni del pigiama e si stava asciugando le mani con l’asciugamano blu, quello che avevano comprato assieme ai grandi magazzini un mesetto prima. Sapeva di dopobarba, l’odore era così forte da riempire la stanza. Aveva un’espressione tra il preoccupato e l’irritato sul volto.
- Allora, non vuoi neanche mangiare?-
Che importanza aveva mangiare?
- Kamui, ma che hai?-
Si avvicinò a lui, e dal volto scomparve l’irritazione per lasciar spazio solo ad una crescente preoccupazione.
- Niente, va via-
- Ma come niente, guarda che occhi? Hai pianto?-
- No, è solo insonnia-
- Da quando soffri d’insonnia?-
“Da quando tra me e te si è creato un muro”, ma no lo disse, perché non aveva importanza parlare, discutere, cercare di capire.
- Kamui? C’è nessuno in casa?- Fuma prese a fargli il solletico, sapeva sempre dove toccarlo e lui saltava come un grillo, ma riuscì a restare immobile, nonostante tutto.
- Che cazzo ti prende, si può sapere?-
Fuma era noto per la scarsa pazienza.
Kamui lo sapeva, anzi non aspettava che quello: farlo arrabbiare, ma arrabbiare sul serio, perché allora avrebbe ritrovato il vecchio Fuma di sempre, quello irascibile e manesco. Assestava degli schiaffi da manuale quando gli giravano, Kamui lo sapeva bene, per un periodo non avevano comunicato se non per insulti e botte. Ecco, rivoleva indietro quel selvaggio, meglio essere preso a calci che ignorato. Per un periodo era stato felice che Fuma fosse cambiato, avesse lavorato sulla sua aggressività, avesse trovato un metodo più civile per comunicare con lui, ma adesso che lo trattava come il vaso antico, che stava in salotto, quello della mamma, che aveva cento e passa anni e andava maneggiato con cura, adesso non era più tanto contento del cambiamento.
- Allora, scemo, che succede?-
- Vattene!-
- Ma come vattene, guarda che faccia che hai!-
- Vattene, stronzo!- “O spaccami la faccia a schiaffi, ma non guardarmi come se provassi compassione per me”.
- E adesso che ti ho fatto?-
- Vattene via, Fuma, va via!-
Purtroppo la maschera di inedia che aveva indossato si era frantumata e Kamui prese piangere senza riuscire a fermarsi. Ora non poteva più restare immobile, doveva schermare il suo dolore e il suo orgoglio dallo sguardo raggelante del suo uomo, seduto sulla sponda del letto. Si girò su un fianco e si tirò la coperta fin sopra i capelli. Sentì Fuma strattonarlo per una spalla, chiamarlo con una voce carica di apprensione, cercare di rimetterlo in posizione supina, ma lui resistette, ancorato nella sua posizione ad uovo. Alla fine, Fuma riuscì a strappargli via le coperte di dosso e Kamui restò come nudo, senza più scudi a nasconderlo.
- Kamui, che c’è? Dimmi che cosa ti succede?- lo disse piano, senza tensione nella voce, sussurrando quasi le parole- Parlami, non ti nascondere!-
Non era vero che non gli importava, non era vero che si stava rassegnando, ci soffriva da matti e non poteva più mentirgli.
- Fuma, perché non vuoi fare l’amore con me?-
L’altro non si mise a ridere, non svicolò la domanda come si sarebbe aspettato, ma divenne serio in volto e gli accarezzò un braccio, per poi baciargli i capelli corvini.
- Alzati, Kamui, o faremo tardi per il pranzo!-
- Dammi una pugnalata, dimmi che hai un altro o che vuoi partire missionario in Africa, lo preferisco al tuo silenzio-
Fuma rimase seduto sul bordo del letto, con le braccia posate sulle ginocchia, le mani racchiuse in un pugno e si morse il labbro inferiore.
- Cazzo, Fuma, ti faccio così schifo?-
- Non dire idiozie, come al tuo solito. Mi piaci da impazzire, lo sai benissimo, è solo che ho deciso così-
- Tu hai scientemente deciso di non aver fare l’amore con me?-
- Sì, è la soluzione migliore per entrambi-
- Hai l’A.ID.S.?-
- No-
- Allora sei impotente?-
- No, cazzo!-
- Allora, che minchia ti prende?-
- Non voglio avere rapporti con te, d’accordo?-
- D’accordo un cazzo, scusa? E quando pensavi di dirmelo?-
- Sapevo che non saresti stato d’accordo-
- No, beh, dimmi tu come si fa ad essere d’accordo con questa follia. Così poi, dal nulla, un bel giorno di svegli e non vuoi più scopare con me!-
- Non certo da un giorno all’altro, è stata una decisione sofferta-
- Ma non mi dire? E poi cosa altro? Un giorno, dopo una decisone sofferta, scoprirò che ti sei sposato con una donna!-
- Kamui, smettila!-
- Dammi uno straccio di spiegazione, figlio di puttana che non sei altro! Perché?-
- Perché non voglio farti del male, mai più!-
“Cielo, era impazzito, lo sapeva, lo sospettava da un po’!”
Ora non è che il principe azzurro di Kamui fosse impazzito dall’oggi al domani, una spiegazione c’era pure al suo atteggiamento ascetico. La verità risiedeva nel passato, come sempre, al loro primo fatale incontro, ai tempi in cui, proprio come i bambini, Fuma dimostrava il suo interesse per Kamui con metodi assai discutibili. La loro prima volta fu terribile e Fuma fece del suo meglio per renderla un vero incubo ad occhi aperti. Anche quelle che seguirono non furono certo meno violente. Kamui ogni volta contava i lividi e le contusioni, ma gli stava bene pure così, in un certo senso. Poi Fuma era cambiato, pian piano aveva imparato ad approcciarsi più civilmente, ad esternare con le parole e non con le mani le sue emozioni e i suoi sentimenti. Ed infine si era dichiarato, in maniera goffa e molto poco romantica, e Kamui aveva pensato che stargli vicino tutto il giorno per tutta la vita sarebbe stata la cura di cui il loro amore aveva bisogno, perciò aveva proposto la convivenza, il resto della storia lo conoscete già.
“Ed ora questo fulmine a cielo sereno!”
- Fuma non ha senso-
- Si, che ce l’ha. I tuoi occhi, io non li posso scordare… quella notte a Villa Imonoyama, non te la sarai mica dimenticata?-
“Quella notte” non la poteva rimuovere dalla sua mente, anche se ci aveva provato molte volte, perché aveva pensato che sarebbe morto, mentre si faceva strada dentro il suo corpo. Un dolore così non si poteva dimenticare.
- Quella notte è il passato-
- Appunto! Adesso abbiamo un futuro tutto per noi, abbiamo una vita tranquilla, stiamo bene, io non voglio tornare indietro a quella notte-
- Non accadrà-
- Io questo non te lo posso assicurare, io mi conosco, certi istinti non cambiano. Perciò per il tuo bene, per la mia tranquillità e per continuare ad avere una vita serena assieme, ho deciso che io e te non dormiremo mai assieme. Ora lo sai e puoi metterti il cuore in pace-
-No, non voglio. Non ha senso-
- Kamui, mi pare di aver parlato una lingua comprensibile-
- Dovrei essere io ad aver paura di te, ma non è così. A me non importa, non mi importava quella notte e non mi importa oggi. Io ti amo e so che tu ami me, il resto non conta-
- Conta per me! Non posso sopportare di farti soffrire ancora-
Kamui abbracciò Fuma da dietro appoggiando la guancia sulla schiena nuda e stringendo forte le mani all’altezza del cuore.
- Fidati di me, Fuma, io mi fido di te!-
Cominciò a baciargli il collo, lì, sull’attaccatura dei capelli e poi giù lunga la fascia dei muscoli, fino alle spalle, mentre le mani accarezzavano il petto nudo, così asciutto e disegnato dai muscoli dell’addome.
- Kamui, dacci un taglio- lo intimò Fuma, ma era la classica di voce di chi dice una cosa e pensa al suo contrario.
La testa si reclinò all’indietro sprofondato nell’abbraccio del compagno, gli occhi chiusi e la bocca socchiusa.
- Dai, che ti piace- gli sussurrò Kamui cercando di farlo sdraiare sul letto
- Si, d’accordo, mi piace, ma ora smettila!- gli rispose Fuma aprendo di colpo gli occhi e fissandolo dal basso in alto- Sei capace di rispettare una mia decisione, per una volta?-
- Qui, mi pare che sei sempre tu a decidere tutto- obbiettò Kamui sorridendogli.
- Non mi risulta, Mister Ikea! Guardata che roba, sembra la casa di uno sceneggiato televisivo-
Si riferiva al puff rosso, comprato nel negozio di modernariato, o alla specchiera composta da cinque specchi montati come la raggiera di un sole, o forse alla gigantografia della “Madonna della Seggiola” di Raffaello, identica a quella di “Disperate Housewifes”, o magari erano le tende di chiffon verde e blu a dargli fastidio?
- C’eri anche tu quando abbiamo comprato queste cose!- rispose indispettito il ragazzo.
- No, non c’ero mentre acquistavi su e-Bay, assieme a quell’altra otaku di Yuzuriha, le vostre serigrafie finte alla Andy Warhol-
C’era un sito, su internet, dove si poteva acquistare la propria immagine ricreata come nel celebre dipinto di Liz Taylor del padre della Pop Art. Kamui aveva appeso la serie che lo ritraeva sopra il letto.
- Ma è fantastica! Come può non piacerti?- controbatté incredulo.
- E’ kitsch!-
- E’ Seishiro che ti mente in testa ‘ste idee? Non capisce niente, non lo vede com’è trandy!-
- Le odio! E non mettere in mezzo Sei-chan ad ogni occasione che ti capita-
Fuma si alzò da letto e fece appena un passo verso la porta, che l’altro ragazzo gli si gettò addosso, facendoli cadere entrambi sul pavimento di parquet.
- Non stavano parlando dei quadri-
- Ah, no? Avrei giurato di sì!-
- Fuma, non fare il furbo con me-
- Sei un amore quando ti arrabbi!- fu la risposta inaspettata di Monou. Kamui rimase a fissarlo come un ebete.
Ecco, come non poteva adorarlo? Lui era così: si faceva odiare in mille e più modi, ma poi con una parola o un sorriso si faceva perdonare tutto.
- Fuma, voglio fare l’amore con te-
Non pronunciò quelle parole come un ordine, né come un capriccio, ma le disse fissandolo negli occhi castani, cercando di trasmettergli tutto l’amore che provava per lui.
Fuma non disse nulla, rimase seduto per terra a ricambiare il suo sguardo per un secondo che durò un’eternità.
- Va bene-
Kamui gli sorrise: un sorriso incoraggiante tra le guance che dal pallore consueto andavano tingendosi di rosso per la montante eccitazione.
Il sole era alto in cielo illuminando e scaldando la stanza, attraverso le imposte ancora chiuse. Era una domenica mattina stupenda.
Sotto il tocco delle labbra del compagno, Fuma sorrideva pienamente cosciente del suo straordinario fascino e Kamui si beò per un attimo della sua straordinaria fortuna, ma avevano un conticino in sospeso e voleva rendergli la pariglia! Con una mano si aggrappò con forza alla spalla destra del ragazzo sdraiato sopra di lui e con l’altra accarezzò con gentilezza i capelli mossi e scurì che gli solleticavano sotto il mento. Quando fu abbastanza certo di aver possibilità di movimento, si fermò e, con un’abile quanto fulminea mossa, gettò Fuma sulla coperta premendo il suo corpo pesantemente sopra quello dell’altro. Naturalmente, Fuma lo aveva lasciato fare o non sarebbe mai riuscito a ribaltare le loro posizioni, ma ciò non gli impedì di protestare, con quello che sembrò più un ruggito che una parola di senso compiuto.
- Dammi il tempo di spogliarmi!- gli disse Kamui.
Fuma sorrise e per pochi secondi i due si guardarono e basta - Sei bellissimo!- sussurrò più per se stesso che per l’interessato.
Kamui scoppiò a ridere, gratificato da tanto sincero stupore.
- Cos’è, te l’eri scordato?- esclamò il giovane, muovendosi carponi sul grande letto matrimoniale.
Fuma lo baciò ancora una volta e lo scrutò negli occhi come a cercarvi la paura che vi aveva letto tanto tempo prima, “quella notte” a Villa Imonoyama. Non c’era paura negli occhi di Kamui, solo fiducia e passione.
- Kamui… possiamo sempre fermarci qua…-
- No, che non possiamo… Questa sarebbe la più atroce delle tue torture! Vuoi farmi contento? Va fino in fondo-
Fuma sorrise e lasciò i dubbi fuori dal letto.
Quando Monou si risvegliò, sentì un braccio del compagno premergli sulla schiena, girò la testa e vide il capo nero abbandonato sul cuscino. Sorrise. Lentamente e con cautela scivolò da sotto l’abbraccio e si alzò da letto. Sentiva freddo, si erano addormentati completamenti nudi. Con una rapida ispezione degli occhi trovò i suoi vestiti, buttati per terra accanto all’armadio.
- Fuma?-
- Che c’è?-
- Dove vai?-
- Da nessuna parte, mi sto solo rivestendo-
- Non ti rivestire, facciamo il bis-
- Muoviti, pigrone, Kanoe sarà arrabbiatissima, dovevamo essere a casa sua…- Si voltò verso il comodino per leggere l’ora sulla sveglia- Merda, un’ora fa! Kanoe mi uccide, ‘sta volta-
- Fuma?-
- Che c’è ancora?-
- Dormirai con me, stanotte?-
- Vedremo!-
- Risposta sbagliata!- Kamui saltò a sedere sul letto e ingaggiò una breve lotta con l’altro ragazzo, che cercava di calzare i pantaloni. Quando riuscì a distoglierlo dall’intento di rivestirsi, a furia di piccoli morsi e pizzicotti, gli gettò le braccia al collo.
- Dormirai con me?-
- Sì, scemo, dove vuoi che dorma… Non ha molto senso farsi tanti scrupoli se tu sei molto più maniaco di me!-
- Io cosa? Non penso proprio…- ma non finì la frase perché Fuma lo baciò.
“Quella domenica” sostituì nei loro ricordi “quella notte” e anche se nel loro rapporto molto era ancora da chiarire e costruire, fu per loro un significativo passo in avanti. Per Kamui fu chiaro cosa succedeva al principe e alla principessa delle favole: litigavano e poi facevano la pace, e fare la pace era sempre la parte più bella, ecco perché le mamme non la raccontano mai!
See you at next prompt…
Questa storia fa
parte della raccolta di fanfictions dedicata ad all'universo alternativo della
Saga denominata "Kamui: il volto dell'amore", cronologicamente si
colloca prima di "La colazione di Fuma" e "Dramma di una
coppia nell'era post fine millennio", ma può essere letta anche
indipendentemente.
Per saperne
di più su "Consuelo: il volto dell'amore" e quindi sulla genesi di questa ff e delle altre, andate a vedere
la trovata geniale di
michiru_kaiou7
e mia (io ho solo dato l'idea scema, il resto lo ha fatto lei)
Consuelo, prima parte;
Consuelo, seconda parte.
Questo capitolo è stato usato per il prompt 023. Amanti della mia Big Damn Table