
La mattina era gelida e il cielo prometteva neve da un momento all’altro, i
geta affondavano nel nevischio squagliato ai bordi della strada principale
sotto il peso delle spade, ben nascoste sotto i mantelli, e le sacche con le
provviste. La casetta, che faceva da nido d’amore di Yuto e Kanoe da quando
lei si era trasferita ad Edo per mettere a tacere le voci di un suo
coinvolgimento amoroso con un samurai, era situata alle pendici del Fuji, in
un fitto bosco, luogo impervio in quella stagione e del tutto fuori mano. Fuma
saliva pensoso il declivio bagnato, attento a non far cadere il pesante
bagaglio di cibo e legna che trasportava. Sentiva il fiato corto e la gola
bruciargli, temeva che sarebbe svenuto da un momento all’altro, così come era
accaduto la notte dell’agguato ad Ikedaya. Non era riuscito a dormire che
poche ore e di nuovo era in viaggio, perfino in condizioni ottimali, quel tour
de force gli sarebbe valso una stanchezza memorabile, ma adesso sentiva di
aver passato da un pezzo il limite delle sue forze. Si girò verso Kamui che
procedeva a testa bassa, carico come lui e forse altrettanto stanco; non
doveva aver dormito affatto quella notte.
- Kamui-kun, vuoi che ci fermiamo?-
- No, Fuma-san, non occorre-
- Sì, invece- disse l’altro gettando a terra la sacca e sedendosi su un masso
sporgente tra la neve- Sono stanco. Devo assolutamente riuscire a dormire una
notte come si deve- alzò un sopraciglio verso il compagno di viaggio- Ci
riuscirò?- Kamui distolse lo sguardo- Capisco, sei ancora arrabbiato per la
lavata di testa di prima, ma vedi Aoki-san stava origliando, dovevo sgridarti-
- Che avreste fatto al mio posto?- gli urlò di rimando il ragazzo.
- Mi sarei goduto la serata! E di sicuro non avrei messo in pericolo la
copertura mia e del mio signore-
- Ma, voi non capite-
- Capisco benissimo, invece, credi di essere l’unico ad avere problemi di
letto?-
- Se siete troppo stanco, porterò io la vostra roba- fu la risposta che mise
fine alla discussione. Kamui s’incollò il peso di entrambe le borse e riprese
la salita affondando sempre più nella neve, con la schiena curva e il volto
sempre più rosso. Fuma si godé lo spettacolo per qualche istante, poi scattò
in piedi e lo liberò di parte del peso, commentando solo con una risata delle
sue.
Passato il mezzogiorno, con la neve che già fioccava sulle loro teste,
arrivarono alla casetta: porte e finestre erano sbarrate e la neve ostruiva
l’ingresso principale. Era una casa di legno, come quella dei contadini, non
più grande della sala del dojo a Nishiongen, l’interno era polveroso e
spoglio, il braciere centrale non veniva usato da tempo e faceva freddo.
- Chi lo avrebbe detto che mi sarei lamentato del fatto che Yuto-san non sia
più venuto quassù a passare le sue vacanze?- esclamò Fuma togliendosi i
sandali fradici e le calze, ormai nere, seduto sul
genkan.
Meno di mezz’ora dopo il fuoco era acceso, le stuoie stesse a terra e il riso
bolliva nel grande calderone. Kanoe teneva tutto il necessario riposto
nell’armadio, della stanza sul retro, che fungeva da camera da letto. C’era un
futon matrimoniale, ma anche uno singolo e Fuma decise che avrebbero diviso la
stanza con il paravento ed ognuno avrebbe avuto a disposizione una metà della
camera per dormire. Fu un pasto frugale, Fuma non era certo un cuoco provetto
e Kamui sembrava rifiutarsi persino di guardarlo in faccia, ma ci avrebbe
pensato non appena avesse recuperato un po’ di forze, perciò si cambiò d’abito
e si sdraiò sul futon più grande: neanche un minuto e dormiva già. Kamui restò
in cucina a rassettare e poi uscì per allenarsi con la spada, ma il freddo era
così pungente che lo costrinse a rientrare poco dopo. La neve scendeva copiosa
e ben presto le loro tracce furono ricoperte e nascoste, solo lo sbuffo del
camino testimoniava la loro presenza tra quei monti. Così non gli rimase che
vegliare il sonno del suo capitano e accertarsi che non prendesse freddo o che
la tosse diventasse troppo violenta, ma Fuma dormiva tranquillo, per una
volta, e Kamui, troppo giovane per resistere alla veglia, si addormentò suo
malgrado con il capo abbandonato a poca distanza del suo capitano.
- Ma non si era detto che avresti dormito nel altro futon?- la voce di Monou
ridestò i sensi dello scudiero che aprì a fatica gli occhi: il capitano lo
fissava divertito, la mano destra a sorreggergli il capo, il corpo ancora
sdraiato sulla coperta.
- Io…cosa?- Kamui scattò in ginocchio e Fuma prese a sbellicarsi senza
ritegno.
- Ti sei addormentato! Ma si può sapere dove hai la testa?-
- Vegliavo il vostro sonno, capitano!-
- Sì, come no! Mi sa che la balia ti ha viziato un po’ troppo… potevi dirlo
che non volevi dormire da solo!-
- Non è assolutamente così- rispose imbestialito Kamui.
- D’accordo, d’accordo!- Fuma a fatica tratteneva le lacrime per il gran
ridere- Facciamo così, fuori nevica ancora, durerà per giorni, va a ravvivare
il fuoco a fa bollire qualche patata per la cena, io tirò fuori i vecchi libri
del sensei e stasera facciamo un po’ di letture edificanti-
- State meglio…almeno?- chiese titubante Kamui prima di alzarsi dal futon.
- Va, quando starò male te ne accorgerai da te- in realtà c’era un fazzoletto
sporco di sangue nascosto sotto il cuscino, ma Fuma preferì non dare al suo
ansioso coinquilino altri motivi per darsi pena.
Monou srotolò la carta sulla stuoia, dopo aver riposto ciotola e bacchette
alla sua sinistra, e sorseggiò il saké caldo della scorta speciale di Yuto.
Kamui si accomodò accanto a lui, stringendosi il tanzen intorno al collo. Una
candela illuminava il foglio, vergato con la calligrafia di un grande maestro.
- Alla Ten Rishin Ryu, il mio sensei di kendo era anche un famoso calligrafo,
mi regalò questo libro di precetti per giovani samurai quando mi diplomai. Se
non ricordo male, c’è qualcosa che fa al caso tuo- disse scorrendo il dito
sulla pregiata carta fino al punto che lo interessava, poi schiarendosi la
voce declamò- … il Buddismo non contempla alcun senso di venerazione per il
corpo, con questo non intendo che non dobbiamo amare le nostre donne: le
contadine fresche e robuste o le donne floride dell’epoca Asuka, ma ai nostri
giorni, la cultura ha raggiunto un tale grado di maturazione da poter
apprezzare l’artificiosità della bellezza femminile: essa traspare nelle
fattezza di un volto o nell’eleganza dell’abbigliamento, talvolta nel tenue
profumo delle vesti di una dama che scorgiamo solo nella
penombra - Fuma
alzò lo sguardo ad incontrare quello di Kamui- Io ho sempre pensato che sia
tutte sciocchezze, e tu?- Kamui scoppiò a ridere.
- E’ bella Kanoe-san, però-
- Sì e anche la sorella minore non doveva esser brutta…-
- Non assomigliava ad una dama di cui ci si innamora solo odorando il suo
tenue profumo- commentò arcigno Kamui, chinandosi sulla pergamena per citare
la frase dello scrittore.
- No, immagino di no!- rise Fuma scuotendo la testa- Andiamo avanti… Il corpo
maschile è ancora più trascurato, è qualcosa da avviluppare con lo spirito.
Solo le classi più infime si mostrano nude, l’uomo per dimostrare la propria
autorità sente l’esigenza d’indossare abiti che ostentino la sua dignità. Così
manovali e contadini avranno corpi muscolosi e anneriti dal sole, gli
aristocratici avranno gracili corpi dai muscoli atrofici. Ma il vero cultore
delle arti marziali, eserciterà il corpo e con esso i muscoli, non al fine
estetico, ma per elevare lo spirito. Sappiamo noi che aspetto avesse Musashi
Miyamoto? Non ha alcuna importanza, il suo corpo era solo un tramite per
raggiungere la perfezione sia nella ricerca spirituale che in quella del
Bushido. (30) Così figli miei, allenate il corpo e la mente e rifuggite dalla
tentazione della carne -
- Perché avete scelto questo passo?- chiese Kamui alla fine.
- Vista la tua reazione all’incontro dell’altra notte ho pensato che il
vecchio sensei avesse ancora qualche pillola di saggezza da propinarci…-
- Io apprezzo la bellezza femminile, capitano, ma non sento il bisogno di
accostarmi ad una donna-
- Il Bushido è la ricerca della perfezione ed è una via tutta maschile, ciò
porta inevitabilmente ad escludere l’universo femminile dal nostro, eppure…-
- Io non amo le donne, ma ciò non significa che io desideri la compagnia degli
uomini-
- Insomma vuoi essere lasciato in pace?-
- Sì- annuì convinto Kamui.
- Proprio come me… ma non fare il mio stesso errore, è triste la solitudine,
Kamui-kun. Adesso andiamo a letto, ti devo tenere la mano mentre dormi?-
- No- sbottò Kamui- Non prendetevi gioco di me!-
- Impossibile!- rispose ridendo Fuma, arrotolò il testo e si alzò- Buonanotte,
Kamui-kun-
- Fuma-san, io…ecco… fa un gran freddo nell’altra stanza…- Fuma sorrise e
scosse la testa.
- Ma non ti terrò la manina mentre dormi e se mi prendi a calci ti butto a
dormire all’addiaccio-
- Grazie, signore-
- Che mammoletta!- commentò Fuma malevolo mentre si sdraiava nel futon
matrimoniale e si girava su un fianco, così da dare le spalle alla cucina; un
minuto dopo Kamui si sdraiò accanto a lui, anche lui girato di fianco, ma
rivolto verso il capitano; prima di dormire afferrò un lembo dell’obi dello
yutaka blu e si addormentò felice come un bimbo con un gioco nuovo stretto al
petto.
Appena sentì il respiro farsi più pesante, Fuma si girò e fissò il volto
infantile dello scudiero, lo sollevò di peso senza far rumore, pesava poco e
nulla, e lo depose nel suo futon, tirando ben bene le coperte fin sopra il
mento.
Se Seishiro-san avesse avuto la stessa pazienza, si ritrovò a pensare fissando
Kamui docilmente addormentato, quanto diversa sarebbe stata la loro storia?
Purtroppo era una domanda a cui non avrebbe trovato mai risposta. Rabbrividì
per il freddo e un colpo di tosse lo scosse.
Fuori nevicava ancora.
Questo capitolo è stato usato per il prompt 055. Spirito della mia Big Damn Table