diario di un segreto ~ capitolo VIII

La mattina era gelida e il cielo prometteva neve da un momento all’altro, i geta affondavano nel nevischio squagliato ai bordi della strada principale sotto il peso delle spade, ben nascoste sotto i mantelli, e le sacche con le provviste. La casetta, che faceva da nido d’amore di Yuto e Kanoe da quando lei si era trasferita ad Edo per mettere a tacere le voci di un suo coinvolgimento amoroso con un samurai, era situata alle pendici del Fuji, in un fitto bosco, luogo impervio in quella stagione e del tutto fuori mano. Fuma saliva pensoso il declivio bagnato, attento a non far cadere il pesante bagaglio di cibo e legna che trasportava. Sentiva il fiato corto e la gola bruciargli, temeva che sarebbe svenuto da un momento all’altro, così come era accaduto la notte dell’agguato ad Ikedaya. Non era riuscito a dormire che poche ore e di nuovo era in viaggio, perfino in condizioni ottimali, quel tour de force gli sarebbe valso una stanchezza memorabile, ma adesso sentiva di aver passato da un pezzo il limite delle sue forze. Si girò verso Kamui che procedeva a testa bassa, carico come lui e forse altrettanto stanco; non doveva aver dormito affatto quella notte.
- Kamui-kun, vuoi che ci fermiamo?-
- No, Fuma-san, non occorre-
- Sì, invece- disse l’altro gettando a terra la sacca e sedendosi su un masso sporgente tra la neve- Sono stanco. Devo assolutamente riuscire a dormire una notte come si deve- alzò un sopraciglio verso il compagno di viaggio- Ci riuscirò?- Kamui distolse lo sguardo- Capisco, sei ancora arrabbiato per la lavata di testa di prima, ma vedi Aoki-san stava origliando, dovevo sgridarti-
- Che avreste fatto al mio posto?- gli urlò di rimando il ragazzo.
- Mi sarei goduto la serata! E di sicuro non avrei messo in pericolo la copertura mia e del mio signore-
- Ma, voi non capite-
- Capisco benissimo, invece, credi di essere l’unico ad avere problemi di letto?-
- Se siete troppo stanco, porterò io la vostra roba- fu la risposta che mise fine alla discussione. Kamui s’incollò il peso di entrambe le borse e riprese la salita affondando sempre più nella neve, con la schiena curva e il volto sempre più rosso. Fuma si godé lo spettacolo per qualche istante, poi scattò in piedi e lo liberò di parte del peso, commentando solo con una risata delle sue.
Passato il mezzogiorno, con la neve che già fioccava sulle loro teste, arrivarono alla casetta: porte e finestre erano sbarrate e la neve ostruiva l’ingresso principale. Era una casa di legno, come quella dei contadini, non più grande della sala del dojo a Nishiongen, l’interno era polveroso e spoglio, il braciere centrale non veniva usato da tempo e faceva freddo.
- Chi lo avrebbe detto che mi sarei lamentato del fatto che Yuto-san non sia più venuto quassù a passare le sue vacanze?- esclamò Fuma togliendosi i sandali fradici e le calze, ormai nere, seduto sul genkan.
Meno di mezz’ora dopo il fuoco era acceso, le stuoie stesse a terra e il riso bolliva nel grande calderone. Kanoe teneva tutto il necessario riposto nell’armadio, della stanza sul retro, che fungeva da camera da letto. C’era un futon matrimoniale, ma anche uno singolo e Fuma decise che avrebbero diviso la stanza con il paravento ed ognuno avrebbe avuto a disposizione una metà della camera per dormire. Fu un pasto frugale, Fuma non era certo un cuoco provetto e Kamui sembrava rifiutarsi persino di guardarlo in faccia, ma ci avrebbe pensato non appena avesse recuperato un po’ di forze, perciò si cambiò d’abito e si sdraiò sul futon più grande: neanche un minuto e dormiva già. Kamui restò in cucina a rassettare e poi uscì per allenarsi con la spada, ma il freddo era così pungente che lo costrinse a rientrare poco dopo. La neve scendeva copiosa e ben presto le loro tracce furono ricoperte e nascoste, solo lo sbuffo del camino testimoniava la loro presenza tra quei monti. Così non gli rimase che vegliare il sonno del suo capitano e accertarsi che non prendesse freddo o che la tosse diventasse troppo violenta, ma Fuma dormiva tranquillo, per una volta, e Kamui, troppo giovane per resistere alla veglia, si addormentò suo malgrado con il capo abbandonato a poca distanza del suo capitano.

- Ma non si era detto che avresti dormito nel altro futon?- la voce di Monou ridestò i sensi dello scudiero che aprì a fatica gli occhi: il capitano lo fissava divertito, la mano destra a sorreggergli il capo, il corpo ancora sdraiato sulla coperta.
- Io…cosa?- Kamui scattò in ginocchio e Fuma prese a sbellicarsi senza ritegno.
- Ti sei addormentato! Ma si può sapere dove hai la testa?-
- Vegliavo il vostro sonno, capitano!-
- Sì, come no! Mi sa che la balia ti ha viziato un po’ troppo… potevi dirlo che non volevi dormire da solo!-
- Non è assolutamente così- rispose imbestialito Kamui.
- D’accordo, d’accordo!- Fuma a fatica tratteneva le lacrime per il gran ridere- Facciamo così, fuori nevica ancora, durerà per giorni, va a ravvivare il fuoco a fa bollire qualche patata per la cena, io tirò fuori i vecchi libri del sensei e stasera facciamo un po’ di letture edificanti-
- State meglio…almeno?- chiese titubante Kamui prima di alzarsi dal futon.
- Va, quando starò male te ne accorgerai da te- in realtà c’era un fazzoletto sporco di sangue nascosto sotto il cuscino, ma Fuma preferì non dare al suo ansioso coinquilino altri motivi per darsi pena.

Monou srotolò la carta sulla stuoia, dopo aver riposto ciotola e bacchette alla sua sinistra, e sorseggiò il saké caldo della scorta speciale di Yuto. Kamui si accomodò accanto a lui, stringendosi il tanzen intorno al collo. Una candela illuminava il foglio, vergato con la calligrafia di un grande maestro.
- Alla Ten Rishin Ryu, il mio sensei di kendo era anche un famoso calligrafo, mi regalò questo libro di precetti per giovani samurai quando mi diplomai. Se non ricordo male, c’è qualcosa che fa al caso tuo- disse scorrendo il dito sulla pregiata carta fino al punto che lo interessava, poi schiarendosi la voce declamò- … il Buddismo non contempla alcun senso di venerazione per il corpo, con questo non intendo che non dobbiamo amare le nostre donne: le contadine fresche e robuste o le donne floride dell’epoca Asuka, ma ai nostri giorni, la cultura ha raggiunto un tale grado di maturazione da poter apprezzare l’artificiosità della bellezza femminile: essa traspare nelle fattezza di un volto o nell’eleganza dell’abbigliamento, talvolta nel tenue profumo delle vesti di una dama che scorgiamo solo nella penombra - Fuma alzò lo sguardo ad incontrare quello di Kamui- Io ho sempre pensato che sia tutte sciocchezze, e tu?- Kamui scoppiò a ridere.
- E’ bella Kanoe-san, però-
- Sì e anche la sorella minore non doveva esser brutta…-
- Non assomigliava ad una dama di cui ci si innamora solo odorando il suo tenue profumo- commentò arcigno Kamui, chinandosi sulla pergamena per citare la frase dello scrittore.
- No, immagino di no!- rise Fuma scuotendo la testa- Andiamo avanti… Il corpo maschile è ancora più trascurato, è qualcosa da avviluppare con lo spirito. Solo le classi più infime si mostrano nude, l’uomo per dimostrare la propria autorità sente l’esigenza d’indossare abiti che ostentino la sua dignità. Così manovali e contadini avranno corpi muscolosi e anneriti dal sole, gli aristocratici avranno gracili corpi dai muscoli atrofici. Ma il vero cultore delle arti marziali, eserciterà il corpo e con esso i muscoli, non al fine estetico, ma per elevare lo spirito. Sappiamo noi che aspetto avesse Musashi Miyamoto? Non ha alcuna importanza, il suo corpo era solo un tramite per raggiungere la perfezione sia nella ricerca spirituale che in quella del Bushido. (30) Così figli miei, allenate il corpo e la mente e rifuggite dalla tentazione della carne -
- Perché avete scelto questo passo?- chiese Kamui alla fine.
- Vista la tua reazione all’incontro dell’altra notte ho pensato che il vecchio sensei avesse ancora qualche pillola di saggezza da propinarci…-
- Io apprezzo la bellezza femminile, capitano, ma non sento il bisogno di accostarmi ad una donna-
- Il Bushido è la ricerca della perfezione ed è una via tutta maschile, ciò porta inevitabilmente ad escludere l’universo femminile dal nostro, eppure…-
- Io non amo le donne, ma ciò non significa che io desideri la compagnia degli uomini-
- Insomma vuoi essere lasciato in pace?-
- Sì- annuì convinto Kamui.
- Proprio come me… ma non fare il mio stesso errore, è triste la solitudine, Kamui-kun. Adesso andiamo a letto, ti devo tenere la mano mentre dormi?-
- No- sbottò Kamui- Non prendetevi gioco di me!-
- Impossibile!- rispose ridendo Fuma, arrotolò il testo e si alzò- Buonanotte, Kamui-kun-
- Fuma-san, io…ecco… fa un gran freddo nell’altra stanza…- Fuma sorrise e scosse la testa.
- Ma non ti terrò la manina mentre dormi e se mi prendi a calci ti butto a dormire all’addiaccio-
- Grazie, signore-
- Che mammoletta!- commentò Fuma malevolo mentre si sdraiava nel futon matrimoniale e si girava su un fianco, così da dare le spalle alla cucina; un minuto dopo Kamui si sdraiò accanto a lui, anche lui girato di fianco, ma rivolto verso il capitano; prima di dormire afferrò un lembo dell’obi dello yutaka blu e si addormentò felice come un bimbo con un gioco nuovo stretto al petto.
Appena sentì il respiro farsi più pesante, Fuma si girò e fissò il volto infantile dello scudiero, lo sollevò di peso senza far rumore, pesava poco e nulla, e lo depose nel suo futon, tirando ben bene le coperte fin sopra il mento.
Se Seishiro-san avesse avuto la stessa pazienza, si ritrovò a pensare fissando Kamui docilmente addormentato, quanto diversa sarebbe stata la loro storia? Purtroppo era una domanda a cui non avrebbe trovato mai risposta. Rabbrividì per il freddo e un colpo di tosse lo scosse.
Fuori nevicava ancora.


 
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Questo capitolo è stato usato per il prompt 055. Spirito della mia Big Damn Table