
- Io ti lascio qui- disse Fuma, prima di uscire dai
bagni- La casa dei glicini la troverai da te, è molto famosa nell’hamanachi.
Dì al padrone che desideri alloggiare per qualche giorno e paga subito la
notte con monete d’oro. Li ti presenterai ad un uomo chiamato Aoki, che è una
nostra spia, e gli darai questa lettera- Fuma estrasse dalla sacca una busta
sigillata con lo stemma della milizia di Kyoto- Io ti raggiungerò più tardi,
c’è ancora troppa gente in giro e la mia faccia è troppo nota-
- Ma, capitano…- gemette Kamui.
- Che cosa ti ho detto? Come mi devi chiamare?-
- Fuma-san- rispose mesto il ragazzo più giovane.
- Perfetto. Sarò di ritorno tra tre o quattro ore, divertiti e bevi del saké e
non preoccuparti delle spese, troverò il modo di farle pagare a Seishiro-san!-
Kamui fece come gli fu chiesto e, verso le dieci di sera, la porta della
stanza dove stava sorseggiando saké assieme ad Aoki-san, altri avventori, e
alcune giovani geisha, fu aperta ed annunciato l’arrivo di Kanoe: era avvolta
in un lussuoso kimono di seta nera, lavorata con motivi a girali in rilievo e
dipinta con fiori di loto e ghirlande di camelie, sui toni del lillà, rosa e
oro; la sottoveste rossa fuoriusciva dallo scollo del kimono e dallo spacco
intorno ai piedi, fasciati in costosi tabi bianchi come neve, preziosi
fermagli decoravano l’acconciatura elaborata, ricadendo con pendagli di un
rosso fuoco ai lati del viso in modo simmetrico, il viso bianco come perla e
due labbra rosse come ciliegie mature, gli occhi esaltati da un pesante strato
di kajal nero con tocchi di rosso ad allungare il taglio già stretto della
mandorla, il collo nudo e sensuale completamente bianco, lo sguardo fiero e
l’incedere lento ed elegante, piccoli passi strisciati lungo i tatami,
accompagnati da un ancheggiare appena percettibile, sotto gli strati di stoffa
preziosa, ma terribilmente seducente. Sorrise conscia del suo fascino
ammaliatore e tutta la sala fu attratta da lei, come le falene dalla luce.
S’inginocchiò lasciando appena intravedere le due sottili strisce di bianco
lungo i muscoli del collo e subito si rialzò prestandosi a salutare per nome
ogni avventore; infine finse di non conoscere il nuovo ospite di Aoki-san e si
sedé al suo fianco versandogli da bere.
- Tutto bene, ragazzo mio?- disse in un sussurro
Kamui annuì poco convinto, era a disagio ed imbarazzato, non si era unito alla
Shinsengumi per farsi intrattenere da donne bellissime e bere saké pregiato!
La donna si fece portare un
koto ed iniziò a suonarlo accompagnando l’antica
melodia con la sua splendida voce roca e sensuale: parlava di un principe
costretto a viaggiare nelle terre impervie del nord che, dopo infinite lotte
contro oni ed altri spiriti, riusciva a tornare a casa e riabbracciare la sua
casta sposa che lo aveva atteso senza mai disperare. Kanoe alzava di tanto in
tanto gli occhi verso gli astanti e modulava la voce con un’intensità diversa
e un vago accento di Kyoto, che non usava mai nel parlare nel linguaggio
quotidiano: allora Kamui capì che erano messaggi che la geisha inviava agli
ospiti e forse anche ai nemici che li stavano osservando senza esser visti. Il
principe non poteva che essere la Shinsengumi e la sposa casta era lo Shogun
che non disperava nel vedere trionfare la sua causa. Kamui si sentì così parte
di una grande famiglia e di un progetto più ampio, di cui lui non era che un
ingranaggio, si sentì importante e allo stesso tempo inutile, poiché tutto
quello che aveva saputo fare era stato coinvolgere l’amante del comandante
Sakurazuka in un agguato, che poteva rivelarsi mortale, e costringere il
capitano Monou a questo pericoloso viaggio. D’un tratto si trovò a chiedersi:
e se non fossi stato capace di difendere degnamente il mio signore? Dove è
adesso? E se un acuto attacco lo avesse costretto a cercare riparo o se peggio
lo avesse colto mentre si batteva contro un nemico? Come poteva restare lì
seduto, abbigliato come un cortigiano, a bere saké e bearsi delle
straordinarie doti di abili geisha?
Iniziò a sudare freddo suo malgrado e le mani presero a tamburellare sul
tatami.
- Cosa vi turba, Shiro-kun?- chiese Aoki-san.
- Nulla- sbiascicò Kamui.
- Vi vedo nervoso, non dovete mostrare così il fianco al nemico! Guardate la
giovane cameriera che è entrata più volte a portarci da bere, serve Choshu.
Perfino qui, alla casa dei glicini, non siamo più del tutto al sicuro- lo
rimproverò l’uomo, che faceva lo scrivano presso la cancelleria dello Shogun.
- Allora vi prego di scusarmi e di lasciarmi salire nelle mie stanze, dove io
possa ritrovare la dovuta serenità-
Aoki annuì e fece avvicinare Kanoe-san, la donna scivolò piano sui piccoli
piedi, appena visibili sotto gli strati del kimono, e si accostò al duo.
- Ai vostri ordini, mio signore-
- Kanoe-san, il mio nuovo ospite è desideroso di ritirarsi nelle sue stanze in
compagnia…-
Kanoe fissò Kamui e dissimulò un risatina maliziosa, tale che tutti in sala
intendessero cosa il loro anfitrione stesse domandando. Kamui fu preso ancora
più in contropiede e cercò di dare a intendere alla geisha che no, non voleva
compagnia, voleva solo stare un po’ da solo.
- La mia sorella minore sarà lieta di indicare al vostro amico la strada-
sorrise facendo cenno alla giovane maiko che l’aveva accompagnata di
avvicinarsi.
Era bella e fresca come un fiore di camelia, così minuta da sembrare ancora un
bambina; due occhi grandi e scuri, truccati con sapiente maestria scrutarono
il samurai e poi gli sorrisero compiaciuti.
- Yuzuriha-chan, accompagna Shiro-san nelle sue stanze-
La ragazza annuì e si prostrò in segno di assenso, poi con un gesto veloce e
sapiente si alzò in piedi, lasciando appena individuare il ginocchio da sotto
la stoffa di un verde cangiante, poi attese che Kamui facesse lo stesso e lo
condusse presso un corridoio scuro e stretto, su per delle scale anguste e
aprì gli shoji di un ambiente, dove una piccola lampada bruciava illuminando
il futon steso a terra. La maiko si inginocchiò accanto al letto e, appena
Kamui si accomodò sul cuscino indicatogli, avvicinò le esili mani pallide alle
spalle del ragazzo e fece scivolare giù il tanzen color fumo che copriva il
kimono vero e proprio. Kamui si voltò di colpo, scattando all’indietro con un
ginocchio sollevato, pronto a saltare in piedi al primo accenno di un
movimento da parte di lei, ma la ragazza rimase quieta e ripose le mani in
grembo.
- Desideravo aiutarvi a spogliarvi, signore-
- Non occorre- balbettò Kamui sentendo le guance che s’infiammavano.
- Allora, aspetterò che vi siate spogliato per aiutarvi ad indossare lo yutaka
da notte-
- Non occorre-
- Come volete, chiamatevi non appena sarete pronto per sdraiarvi- rispose lei
con infinita pazienza e fece per alzarsi e lasciare la stanza, ma Kamui la
richiamò.
- Non capisco- disse innervosendosi- Non occorre-
- Ma la sorella maggiore mi ha raccomandato di essere gentile con voi e farvi
compagnia per questa notte-
- Impossibile!- tuonò Kamui- Sto aspettando il capitano- si morse un labbro
ricordandosi che non doveva scoprire la sua vera identità, anche quella maiko
poteva essere una spia, per quel che ne sapeva- Sto aspettando un amico,
passerò la notte con lui!-
Yuzuriha spalancò gli occhi e non aggiunse altro, sentendosi punta sul vivo e
nel suo orgoglio di geisha, uscì dalla stanza per non farvi ritorno.
Poco dopo, incontrò la sorella maggiore che si era recata alle latrine.
- Yuzuriha-chan, che ci fai qui? Serve qualcosa al nostro ospite?-
- Sì, un uomo!- tuonò la ragazza imbestialita- Ha rifiutato la mia compagnia e
senza mezzi termini mi ha detto che attendeva un amico per la notte-
Kanoe rimase silenziosa e si morse un labbro alla ricerca di un’idea per venir
fuori da quella situazione. In una delle sue lettere, Yuto le aveva parlato
delle inclinazioni del novizio e del modo in cui sembrava essersi affezionato
al giovane capitano e la pregava di porvi rimedio in qualche modo. Kanoe non
poteva credere che Fuma-kun fosse disposto a concedersi una notte di passione
con quel ragazzo, benché la sua bellezza fosse davvero superiore anche alla
descrizione che le aveva fatto Yuto-san, anzi, sospettava che fosse tutta una
sceneggiata del giovane Shiro per attirare l’attenzione di Fuma, così come
tempo addietro lo sciamano Sumeragi aveva progettato per entrare nelle grazie
del comandante Sakurazuka (anche se la donna era a conoscenza solo di quanto
riferitole dal suo uomo, in quale non brillava in obiettività quando si
trattava di rapporti shudo).
- Stupida- disse infine- Torna su e resta con lui stanotte e cerca di
sedurlo!-
- Ma sorella!- gemette la ragazza- Come potrei…-
- Prendi una fiasca di sakè e fallo ubriacare e sii sicura che domani nell’hamanachi
si parli di questo incontro-
- Sorella!- implorò la maiko afferrando un lembo del kimono.
- Non capisci! Tu non sei che un granello nella grande clessidra del fato… se
quel giovane dovesse distrarre il capitano…va su, ti dico! Va’!- la incitò
spingendola su per le scale. Yuzuriha suo malgrado inghiottì il boccone amaro
e tornò nella stanza di Kamui. Meno di un’ora dopo, tutta la okaya era in
subbuglio a causa delle urla del ragazzo e della maiko, l’uno che non voleva
saperne di restare nella stessa stanza con colei che definì una “meretrice di
infimo rango” e lei che piangeva e si lamentava di essere stata trattata
peggio di una serva. Kanoe, Aoki e il padrone della casa da tè cercarono in
vano di porre fine almeno alle urla per non far fuggire tutti i clienti, e di
trovare un accordo tra le parti, ma sembrava tutto inutile. Così Aoki mandò
uno dei suoi uomini al tempio Togagure a cercare Monou-san, ma non lo trovò e
fu costretto a portarsi Kamui a casa sua e a pagare il padrone profumatamente
per il disturbo. Kanoe riportò la sorella all’okiya e poi, sconsolata, tornò
alla sua casetta, presso il porto.
Lì sonnecchiava il capitano Monou, sdraiato su un futon accanto al fuoco ormai
spento. Dormiva come un cucciolo, Kanoe si accovacciò al suo fianco e lo
osservò come una mamma fa con il suo bambino, prima di svegliarlo. Yuto le
aveva scritto anche delle precarie condizioni di salute del ragazzo, per cui
non si era sentita di mandarlo a chiamare con quel freddo ed aveva preferito
lasciare ad Aoki il grattacapo, ma riconosceva un cuore innamorato quando lo
vedeva e si disse che era ingiusto costringere quel ragazzino dagli occhi
viola a tanta sofferenza, quando sarebbe bastata una sola parola di Fuma per
ridonargli tranquillità. Yuto se ne sarebbe fatto una ragione, concluse con un
sospiro.
- Fu-chan- disse scuotendolo. Questi si svegliò subito, così abituato ad
essere sempre reattivo, anche nel sonno- Il tuo scudiero ha fatto l’abisso,
stanotte, quando Yuzuriha-chan si è ritirata in camera con lui, temo che
adesso tutta Edo sappia che quel ragazzo non è mai stato con una donna- Fuma
la fissò assonnato e scosse la testa- Non ha fatto altro che chiedere di te!-
- Non mi dire!- esclamò Fuma.
- Fu-chan, non spezzare quel piccolo cuore-
- Non dire sciocchezze- la rimproverò lui.
- Sii buono con lui-
- Dov’è adesso?-
- Da Aoki-san!-
- Ho capito- si alzò e fece crocchiare il collo mentre stirava le braccia- Che
ore sono?-
- E’ passata da poco l’ora della
tigre-
- E’ sempre libera la casetta ai piedi del Fuji, dove andavi con Yuto-san?-
- Sì, prendo le chiavi. Se Seishiro-san dovesse chiedere di te?-
- Mandami Hinoto-chan-
Non appena albeggiò il capitano Monou, sempre vestito da bonzo, bussò alla
porta del funzionario Aoki e fu introdotto nelle stanze private, dove l’uomo,
più stanco del solito, lo accolse con freddezza.
- Il ragazzo è in gamba, ma certo è immaturo- fu tutto quello che Fuma si
degnò di dirgli.
Aoki guardò al cielo e aprì lo shoji: nella stanza, seduto su un cuscino,
Kamui indossava il vecchio kimono da viaggio. Fuma lo fissò senza parlare, ma
Kamui non riusciva a guardarlo in faccia.
- Non ritengo che sia tra i doveri di un soldato della Shinsengumi
intrattenersi con le donne o passare il tempo a bere ed oziare, ma se ti si
dice di farlo, fallo!- tuonò.
- Capitano…- mugugnò Kamui.
- No, Kamui-kun, non ci sono scusanti, mi tocca trovare un nascondiglio, lo
sanno tutti chi sei, adesso! Insomma, se non la volevi, potevi darle una
moneta e mandarla a casa-
- Le ho detto di andare via, ma quella è tornata e voleva spogliarmi!- gemette
il ragazzo.
- Che immane tragedia, una maiko che vuole fare sesso con te!-
- Signore…-
- Sì, ho capito… Yuto-san… c’entra lui, ne sono certo… comunque, prendi le tue
cose, ci rimettiamo in viaggio-
- Signore, mi scuso di esservi solo d’impaccio- Kamui si prostrò.
- Lascia perdere, le tue lacrime non uccidono i nemici, vuol dire che useremo
il tempo della latitanza per allenarci, così eviterai la pessima figura
dell’ultima volta!-
Kamui non disse nulla e abbassò di nuovo lo sguardo, colmo di vergogna e
disprezzo per se stesso.
Questo capitolo è stato usato per il prompt 096. Scelta libera (Okaya-Casa da tè) della mia Big Damn Table