diario di un segreto ~ capitolo IV

All’alba, né il tenente né il comandante erano venuti a cercarlo, così Fuma si convinse che tutta la faccenda era stata archiviata. Si alzò sbuffando dal futon, praticamente immacolato visto non aveva chiuso occhio, ed uscì diretto al santuario. C’era una statua del Budda della Saggezza, in oro zecchino, che sorrideva beffardo delle sorti umane, o almeno Fuma aveva sempre pensato che si prendesse gioco dei mortali; più di una volta suo padre, che era un monaco zen, aveva cercato di spiegargli le doti del perdono e della pietà e gli aveva descritto quel sorriso come consolatorio, ma lui osservandolo non si sentiva consolato, bensì preso in giro. Era una mattina gelida e aveva trascorso la notte all’aperto: si era stancato abbastanza, anche se non amava ammetterlo, e da un po’ di tempo si stancava con una certa facilità; inoltre quella tossetta stizzosa non lo aveva abbandonato più dopo l’agguato di Ikedaya. Un colpo più violento gli percosse il petto e lo costrinse ad appoggiarsi ad una colonna, controllò il palmo della mano: sangue. Non era solo tosse, era un male peggiore e doveva curarlo prima che qualcuno capisse che si stava indebolendo. (13)
- Non stai bene, Fuma-kun?- la voce di Yuto irruppe nel silenzio del tempio. Fuma si voltò contrariato, asciugandosi la mano contro la stoffa del kimono.
- Sì, tutto bene- mentì.
- Bene. Ti sei calmato adesso?-
- Ero calmo anche prima- obbiettò.
- Non sembravi calmo prima e non lo sembri molto neanche adesso. Sai perché ti ho impedito di parlare con il comandante? Non mi aspettavo il ritorno di Seishiro-san con tanto anticipo, né che il ragazzo sarebbe stato così avventato o che peggio Sumeragi-kun si sarebbe messo di mezzo; comunque il dottore dice che le ferite di Shiro-kun sono lievi, guarirà presto-
- Perché mi parli di Shiro-kun, ora?-
- Non è per lui che non hai chiuso occhio?-
- Non ho dormito per il peso dell’ingiustizia subita-
- Seishiro-san non parlerà con te di quanto accaduto stanotte, almeno che non sia tu ad andare da lui… ma è cosa ben nota che tu eviti di restare da solo con lui, così come eviti di agire in prima persona in questioni di secondaria importanza, come quella di stanotte-
- Un novizio che va a farsi ammazzare da quei traditori del clan Hyogo non è questione di primaria importanza, Yuto-san?-
- Oh cielo! Lo sapevo, quel ragazzo avrebbe portato guai, me lo sentivo-
- Sarebbe stata una grave perdita- Fuma sbatté una mano contro la parete di pietra del tempio e fece per uscire senza accennare ad un saluto di congedo, ma, appena varcò la soglia, quasi cadde addosso al comandante.
- Stavate origliando?- chiese basito.
- Hai sempre preferito Yuto-san a me, come confidente-
- Avete speso male la fiducia che in voi riponevo-
- Fuma-kun, ad ogni modo, ti sono grato per quel che hai fatto-
- Non l’ho fatto per salvare il vostro
wakashi, intesi?-
- L’idea non mi aveva sfiorato affatto-
Fuma lo superò dopo un inchino frettoloso, ma Seishiro lo fermò afferrandolo per un braccio.
- Non mi toccare- sillabò il ragazzo mettendo da parte per un attimo buone maniera e gerarchia.
- Questo è un ordine del tuo comandante- rispose Seishiro fissandolo negli occhi e senza lasciare la presa- Prenditi una licenza e va ad Edo a trovare tuo padre-
- Cosa? Vengo allontanato dalla Shinsengumi per aver fatto il mio dovere?-
- Voglio solo che ti prendi un periodo di riposo e che tu sia pronto ad agire non appena riceverai miei ordini. Portati Shiro-kun come scudiero, ti aiuterà-
- Mi devo prendere uno scudiero? Ma non è mia abitudine e poi è ferito, di che aiuto mi potrebbe essere?-
- Questi sono gli ordini!- Seishiro lasciò andare il braccio del capitano e Fuma scese i gradini del santuario due a due, mentre Yuto si affacciava sul sagrato fissando il suo superiore preoccupato.
- Ti ha frainteso, certo se non ti spieghi… Come può comprendere quello che non conosce? Da quel giorno non si è più affezionato a nessuno- commentò.
- E’ stato un bene, la sua tempra non si è affievolita e non ha mai perso lo sprezzo del pericolo, come accade a molti altri-
- Ma adesso qualcosa cambierà, adesso che c’è quel ragazzo- (15)
- Staremo a vedere, per questo preferisco che si riposi un po’ e rifletta. La guerra è vicina, ho bisogno che i miei uomini diano il massimo, così è meglio che Fuma-kun chiarisca prima le sue crisi interiori-

Il dottore se ne era andato dopo aver medicato e bendato il braccio di Kamui e, per fortuna, si trattava del destro; l’unguento medicamentoso mandava un cattivo odore di uova marce che fece storcere il naso al ragazzo, ma a parte questo stava bene. Si mise in piedi e facendo attenzione a non fare gesti troppo bruschi si cambiò d’abito, poi uscì dall’infermeria annusando l’aria frizzantina del mattino, il cielo appena rischiarato dall’aurora che spuntava. Era stata una lunga notte e non poteva dirsi del tutto soddisfatto del modo in cui si era comportato, ma almeno era vivo e cosa più incredibile, era sicuro che mentre le lettiga lo riportava indietro il capitano Monou avesse intimato a Segawa-san di lasciarlo in pace: così allora aveva dato ascolto alla sua supplica di qualche giorno avanti. Mentre si incamminava verso l’ala sud, per coricarsi qualche ora prima che cominciasse il suo turno di guardia, incrociò un servitore che lo chiamò a gran voce.
- Novizio, corri, Sumeragi-san vuole parlare con te-
Kamui seguì l’uomo fino agli alloggi del giovane bonzo. Questi era sdraiato sul futon con addosso uno yutaka grigio scuro, una pesante fasciatura intorno alla testa: aveva piedi incredibilmente piccoli per essere un uomo.
- Allora novizio, come è andato il battesimo del sangue?- chiese gioviale facendo accomodare il ragazzo su un cuscino accanto al suo letto.
- Signore, sono mortalmente dispiaciuto, non avrei mai dovuto mettervi in condizione di correre un simile pericolo- rispose secondo rituale Kamui prostrandosi ai suoi piedi.
- Non avrei dovuto chiederti di venire!- commentò ridendo Subaru- Ma volevo essere di qualche aiuto, tu mi ricordi tanto me stesso quanto avevo la tua età. Come va la ferita?-
- Non è grave, signore. La vostra?-
- Passerà, non è la cosa peggiore che mi sia successa e neanche la più stupida che io abbia fatto. Sai che si dice che l’amore e l’odio rendono ciechi?-
- L’ho sentito dire, signore-
- Tu per amore o per vendetta?-
- Come? Signore non credo di capire-
- Perché il figlio di quella celebre e famosa famiglia sceglie di fare il samurai, di avere uno stipendio da fame e di rischiare di morire ad ogni sorgere del sole? Sono solo due sono le ipotesi: amore o vendetta-
- Io…-
- Naturalmente non sono affari miei e non sei tenuto a rispondermi, ma almeno dimmi: perché continui a portare i capelli lunghi, dato che non sei più un adolescente?-
- Ho fatto un voto-
Subaru sorrise e congedò il ragazzo.
Non appena Kamui Shiro raggiunse l’ala sud e varcò gli shoji della camerata della prima unità fu assalito dalle domande dei suoi compagni a cui con fatica cercò di rispondere per sommi capi: per fortuna fu ancora il suo capitano a salvarlo dall’impaccio.
- Kamui-kun, ti devo parlare-
- Sì, signore-
Fuma aveva gli occhi stanchi, come di chi non ha riposato bene, e una cera poco salutare e di certo doveva aver ricevuto notizie poco gioiose perché non gli rivolse mai un sorriso e non disse nulla di simpatico, come invece era solito fare.
- Sei in grado di cavalcare?-
- Sì-
- Bene, allora prima di mezzogiorno ci metteremo in viaggio. Devo tornare ad Edo da mio padre, lì attenderemo gli ordini di Sakurazuka-san. La guerra è prossima-
- Vengo con voi, signore?-
- Ti ho detto di non chiamarmi signore! Sì, sarai il mio scudiero- ma prima che Kamui riuscisse a dire nulla, Fuma aggiunse innervosito- Non è una scelta mia, io non voglio mocciosi tra i piedi, è un ordine, chiaro? Sakurazuka-san avrà pensato che non gli conviene una tua amicizia con il caro Sumeragi-
- In che senso?-
- Sumeragi e Sakurazuka sono amanti e tu fai gola ad un sacco di gente qui dentro… così mi costringe a portarti ad Edo per un po’, come se non avessi già i miei problemi-
- Non vi sarò di alcun impiccio, signore- si affrettò a dire Kamui inginocchiandosi ai piedi del capitano- E’ un immenso onore per me essere scelto come vostro scudiero, mi impegnerò per essere all’altezza del compito che mi viene affidato-
Fuma s’inginocchiò davanti al ragazzo e gli sollevò il mento con la punta delle dita.
- Non ho mai voluto uno scudiero, perché quando ho fatto io lo scudiero a Sakurazuka-san non sono state rose e fiori, e io ho un carattere anche peggiore di quello del comandante, ma questo è un ordine a cui obbedisco con piacere. Quando arriviamo ad Edo, andiamo a festeggiare l’evento, brinderemo alla nostra convivenza forzata con dell’ottimo sakè. Conosco un posto a Shimabara…-
- Shimabara? Il quartiere del piacere di Edo? Allora non posso accettare-
- E perché?- Fuma sembrò rifletterci su per un istante- Allora erano vere quelle voci che non sei mai stato con una donna?- Kamui lo fissò senza rispondere- Beh, io non mi posso permettere di offrirti una donna! Volevo solo pagarti da bere, come gesto benaugurate, ma se hai problemi con Shimabara andremo da un’altra parte, era solo per fare una visita a Kanoe-mama, la donna di Kigai, lei è un’istituzione nell’ukiyo-e!-
- Capisco, io… io mi scuso se vi ho offeso-
- Guarda, per offendere me ci vuole ben altro!- aveva ritrovato il sorriso tutto ad un tratto, nonostante le pesati borse sotto gli occhi arrossati- Sta’ pronto a partire per mezzogiorno-
- Sì-

 

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