diario di un segreto ~ capitolo xIi

- Che razza di scherzo cretino è mai questo?- sbottò il vice-commandante Kigai lanciando la scatola nera addosso al capitano Monou- Maledetto bastardo! Io…Io…- era così furioso che non riusciva neanche ad articolare un discorso compiuto. Intanto Fuma restava fermo al centro della stanza, con un sorrisetto sornione dei suoi, e si limitava ad una scrollata di spalle, di tanto in tanto, quando gli insulti si facevano più personali.
Seishiro si era seduto su un cuscino e ascoltava senza intervenire; sorseggiava il suo tè caldo e cercava d’ignorare le insistenti richieste di una “severissima punizione” che il comandate Shiyu continuava ad invocare assieme a tutte le reincarnazioni del Budda. Era rientrato al tempio Nishiongen all’alba, dopo una notte a discutere delle situazione catastrofica di Edo e della campagna intorno. Sakurazuka aveva deliberatamente accantonato la questione dello scherzo, perché i tempi erano così critici che non poteva permettersi di tenere agli arresti uno dei suoi capitani, altrimenti lo avrebbe gettato in un pozzo personalmente e lo avrebbe lasciato a marcire, quel idiota!
Così, ora, si godeva le urla sempre più isteriche di Kigai, quale migliore punizione, pensò mentre trottava verso la caserma sul suo cavallo nero: era partito con la morte nel cuore e tornava con il ragazzo vivo e vegeto. Oh, Yuto-san lo avrebbe sgridato così bene che Fuma non si sarebbe più sognato di fare una cosa del genere!
- Tu non hai il mimino rispetto dei tuoi superiori, sono cose da pensarsi? Eh? Rispondi, debosciato!- Yuto afferrò Fuma per il bavero del kimono e lo fissò negli occhi- Non ridere, signorino, con te ho appena iniziato!- lo redarguì furibondo.
- Dai, Yuto-san, che sarà mai? Ad ogni modo, siete stati voi a pensare che ero morto, io non ho certo detto nulla del genere…-
- Cosa? Hai pure la faccia di cercare di giustificarti?-
- Io non ho fatto nulla di nulla… ho mandato un presente al comandante, e allora?-
- Alla faccia del presente- sbiascicò Subaru, seduto poco distante dal comandante Sakurazuka: fu appena un sussurro ma a Seishiro bastò per capire che di questa storia se ne sarebbe riparlato a lungo.
- Sparisci dalla mia vista, Fuma-kun, all’istante!- gridò infine Yuto strattonandolo verso gli shoji chiusi- E datti un minimo di contegno d’ora in poi… nessuno è più intenzionato a sopportare i tuoi capricci, hai vent’anni compiuti!-
- Ci vediamo a mezzogiorno per la riunione con tutti i capitani…cerca di riposare- furono le uniche parole di Seishiro, ma doveva aver usato il solito tono conciliante, perché Yuto si voltò verso di lui con gli occhi irraggiati di sangue, e aveva l’aria di chi crede di aver a che fare con un pazzo; così il comandante aggiunse, più per far contenti gli altri consiglieri- E questa storia non finisce così, capitano, ci saranno delle conseguenze!-
- Sì, tutta la Shinsengumi mi farà i complimenti per come ho infinocchiato il comandante e il suo vice- rispose Fuma sogghignando.
- Fuori, maledetto demone!- tuonò Kigai, ma non ce n’era bisogno, la sagoma di Monou era già sparita oltre gli shoji.

Kamui aspettava nell’alloggio del suo capitano, aveva fatto preparare il futon e uno yutaka pulito, e aveva fatto accendere il braciere per rendere l’ambiente il più confortevole possibile. Sul kotastu era già pronta la tisana curativa, dall’odore acre e penetrante, che il medico aveva predisposto. Si era cambiato a sua volta e ora si scaldava le mani sotto la pesante coperta verde del kotatsu. Non sapeva bene cosa fare, adesso, i suoi compiti di scudiero erano stati portati a termine e il capitano lo avrebbe congedato appena varcata al porta della camera da letto. Non avrebbe mai permesso ad un suo sottoposto di dormire con lui, lì in caserma, sotto gli occhi di tutta la Shinsengumi, ma, d’altra parte, Kamui sperava che non lo rimandasse a dormire nella camerata comune, con gli altri samurai.
Sentì gli shoji scorrere lungo la guida, cigolando appena, e si voltò sorridente.
- Ancora qui?- chiese Fuma passandosi una mano tra i capelli arruffati dall’umidità.
- Aspettavo ordini- rispose Kamui incerto.
- Ordini?- Fuma alzò un sopracciglio.
- Sì. Cosa vuoi che faccia, adesso?- Kamui si morse un labbro, sentiva come se uno strano muro si fosse eretto tra di loro. Da quando il comandante Sakurazuka era apparso a To-ji, qualcosa in Fuma era cambiato. Sospettava che il rapporto tra Monou e Sakurazuka non fosse solo professionale già dalla scorsa estate, quando li aveva spiati mentre discutevano presso la spiaggetta del lago, e la conversazione della notte appena trascorsa gli aveva dato la conferma. La confidenza che Fuma si era preso nel sussurrargli qualcosa all’orecchio, il sollievo di Seishiro nel riabbracciarlo, tutto faceva presupporre una storia d’amore… il che spiegava l’odio per il monaco Sumeragi e certi atteggiamenti di sfida che Fuma aveva nei confronti del suo superiore.
- Non puoi dormire qui- fu la lapidaria risposta, giunta dopo un breve riflessione- Ma non puoi nemmeno dormire con tutti quegli scalmanati di là. Che figura ci farei se il mio compagno dormisse con tutta la Shinsengumi tranne che con me? Mi darebbero del cornuto!-
- Ah!- commentò piccato Kamui- E’ il tuo orgoglio che ti preme, non il mio onore o la mia incolumità?-
- A quest’ora lo sapranno pure i servi che abbiamo vissuto assieme ad Edo… nessuno ti toccherà con un dito. Non posso trovarti un alloggio privato, sei solo uno scudiero-
- Subaru Sumeragi ha due stanze e un servo privato-
Fuma lo fissò cattivo- Subaru Sumeragi vive qui solo per volontà del comandante, la sua funzione è paragonabile ad un kagema, il che spiega perché gli serva una stanza tutta per lui o perché non faccia assolutamente nient’altro qui a Nishiongen. Se ne va in giro come se fosse un onnagata famoso! Tu non farai lo stesso, questo è poco ma sicuro, non mi farò chiacchierare dietro da nessuno per quello che faccio o non faccio in camera da letto, intesi?-
- Io non torno a dormire in camerata…- scattò arrabbiato Kamui- Trova il modo per mantenere la tua incorruttibilità e il rapporto con me!-
- Kamui-kun!- tuonò Fuma sbattendo il pugno sul tavolino.
- Fuma-san!- rispose questi sbattendo ambo i palmi sul kotatsu e alzandosi in piedi.
- Sono ancora il tuo superiore!- ribatté Fuma al colmo dell’esasperazione.
- Non facevi tanto la voce grossa nella capanna sui monti…-
- Che vuoi? Un kimono di seta dipinto e un servo che rifaccia il futon la mattina dopo che me ne sono andato? Sei un samurai o sei solo un kagema?-
- Non osare, sai!- intimò Kamui sfoderando la katana.
- Ah, no?- Fuma scattò in piedi e sfilò una spada dalla struttura in legno dove le custodiva.
- Io voglio che tutto rimanga come era lassù tra la neve!- Kamui si puntò la lama all’altezza del petto e lo fissò con aria di sfida.
- E va bene, che tu sia dannato! Porta le tue cose qui, non dormirai in camerata, ma se ti pesco a parlare con Segawa-san o con Kaneda-san o con chiunque altro che abbia manifestato interesse nei tuoi confronti prima della nostra partenza, io faccio una strage, intesi? Se vuoi essere il mio compagno, devi comportarti come tale!-
Kamui depose la spada e sospirò profondamente- Non occorre dirlo, a me non interessi che tu… ma non so se vale il contrario…-
- Che vuoi dire?- Fuma tornò a sedersi e sollevò con disgusto il coperchio che copriva la tisana maleodorante.
- Il comandante Sakurazuka...-
- E allora?- Fuma era più preoccupato del gusto di quel intruglio davanti a lui che dal discorso in cui stava per insabbiarsi.
- Tu sei ancora innamorato di lui?-
Solo allora Fuma alzò il capo e fissò Kamui negli occhi: era ancora in piedi, tremante, la spada ai suoi piedi, piccoli piedi fasciati nei tabi bianchi. Chiuse gli occhi e trangugiò la pozione senza emettere un fiato.
- Avevo quindici anni e lui era tutto il mio mondo… era come sognare, quando fui scelto come suo scudiero non potevo crederci, io tra tanti altri abili spadaccini… ma non fu per la spada che mi scelse, non solo almeno… il risveglio fu brutale e mi lasciò una ferita profonda, meno vistosa di quella che Seishiro-san sfoggia sul volto, ma dolorosa… mi ci sono voluti cinque anni, la quasi certezza di morire e tu per dimenticarmi di quella lontana notte. Per rispondere alla tua sciocca domanda: no, non sono innamorato del comandante, né lui di me, ovviamente, e, una volta per tutte, non sono geloso di quella nullità di Sumeragi, mi disgusta solo che si faccia mantenere come una prostituta da Seishiro-san- Fuma riaprì gli occhi e li puntò addosso a Kamui, che era ancora fermo al centro della stanza, mal illuminato dal braciere che ardeva accanto al futon e dalla candela sopra il tavolo- Fammi il favore di non piangere, che non ti ho mica ucciso madre e fratelli-
- Non sto piangendo- singhiozzò Kamui per poi gettarsi tra le braccia del capitano, che gli depositò un tenero bacio tra i capelli scuri. Pianse per un po’ asciugandosi le lacrime sul kimono da monaco che il capitano non aveva avuto il tempo di togliersi, ma felice di essere al sicuro tra quelle braccia forti, come se il mondo iniziasse e finisse lì nel cerchio di quel abbraccio- Mi comporterò come un uomo, Fuma-san, te lo prometto, non ti dovrai mai vergognare di me. Niente kimono o ventagli di seta, da domani tornerò ad allenarmi al dojo e mi batterò come un vero samurai, tenendo alto l’onore della Shinsengumi e il tuo. Sarai fiero di me!-
- Prenderai il mio posto quando io non ci sarò più?-
- Non c’è posto per me in un mondo dove tu non esisti-
- Non dire sciocchezze! Quando io sarò morto- Fuma pose una mano sulle labbra del suo compagno per impedirgli di interromperlo- ti batterai per la causa e, almeno tu, passerai alla storia come uno dei migliori e più valorosi guerrieri del nostro paese. Farai tu quello che questo strano male non concederà a me di fare? Sarai il nuovo Musashi?-
- Sarò tutto quello che vorrai e mi spiccerò a morire per riunirmi a te-
- Portati dietro quanti più nemici potrai-
- Contaci- Kamui sorrise e baciò Fuma sulle labbra, e solo allora si accorse che erano fredde e screpolate- Adesso perché non ti sdrai un po’?-
- C’è la riunione a mezzogiorno-
- Ti chiamerò io, adesso riposa un po’, ti sei stancato tanto-
Kamui aiutò il capitano ad alzarsi e a togliersi l’abito logoro, poi lo fece sdraiare sul futon e si accoccolò al suo fianco, appoggiando la testa sull’ampio petto.
- Non litighiamo più, Kamui-kun, non ne vale la pena- sussurrò Fuma nella penombra della stanza, intanto che il sole andava illuminando gli shoji ingialliti.
- No, non litighiamo più- sorrise Kamui chiudendogli la bocca con un bacio a fior di labbra, prima che il primo violento colpo di tosse dopo giorni di relativo benessere squassasse il petto dell’ammalato.
Come si capì in seguito, si trattava di tubercolosi (uno dei tanti regali che le Navi Nere avevano portato al Giappone interrompendo il centenario isolamento), che uccise il capitano Fuma Monou nel 1868 ad Edo, dove si trovava presso un sanatorio, quando ormai il resto della Shinsengumi era stato costretto a ritirarsi nella regione di Tohoku. La guerra Boshin (la guerra dell’anno del Drago) del 1867-68 aveva costretto lo Shogun a rimettere i poteri nelle mani dell’imperatore, dando così vita alla cosiddetta “Restaurazione Meiji”. Il Giappone adottò numerose istituzioni occidentali, inclusi un sistema legale, un esercito moderno e un sistema
parlamentare. Fu la fine della casta dei samurai: il Bushido, si trasformò, da antico codice di precetti morali e militari, in assoluto rispetto dell’autorità dell’imperatore, fino all’estreme conseguenze del nazionalismo giapponese della prima metà del XX secolo. Era la fine di un’epoca e di uno stile di vita, del mito del samurai, dell’arte della spada, del mondo fluttuante, delle geishe dai piccoli piedi, dello shudo come comunione di spiriti affini.
Era il tramonto del vecchio mondo e al contempo l’alba del mondo nuovo.

Epilogo.

Il comandante Sakurazuka Seishiro fu giustiziato nell’aprile del 1868, dopo essere stato sconfitto dalle truppe fedeli all’imperatore.
Il vice-comandante Kigai Yuto condusse la Shinsengumi nella battaglia finale di Hakodate contro il nuovo governo imperiale. Fu ucciso da un colpo di fucile il 20 giugno del 1869 e fu sepolto accanto al comandante Sakurazuka a Tokyo.
Il capitano Kusanagi Shiyu morì nella battaglia di Hakodate nel 1869.
Il capo della polizia interna Arigasawa Sorata fu ucciso in un agguato a Gion, assieme a dieci dei suoi uomini, dai samurai del clan Choschu nell’estate del 1867.
Il cadavere di Segawa fu scoperto in una kagema a Miyagawa-cho nella primavera del 1865. Un wakizashi appartenente alla Shinsengumi fu ritrovato sul luogo del delitto e si ipotizzò un omicidio passionale, eppure il suo assassino non fu mai trovato.
Sumeragi Subaru fece seppuku poche ore dopo aver appreso la morte del suo amante.
Nitta Kanoe abbandonò il suo status di geisha e si convertì alla religione, prese i voti di clausura e si ritirò in un convento, dove morì dimenticata dal mondo all’inizio del nuovo secolo. Sua sorella Hinoto la seguì.
Yuzuriha, la maiko, divenne una delle più celebri geisha di Shimabara, dove visse la sua vita fino alla Grande Depressione degli anni Trenta.
Aoki Seichiro, come altri funzionari fedeli allo Shogun, fu giustiziato e i suoi beni furono alienati.
Shiro Kamui si batté nella battaglia di Hakodate, uccidendo decine di uomini, e poi fece perdere le sue tracce. Visse sulle montagne, alle pendici del Fuji, nella casetta appartenuta a Kigai e Kanoe per più di vent’anni, come un eremita. Scrisse un diario in cui raccontò le vicende accorsegli nel suo breve soggiorno nella Shinsengumi, di cui l’autrice ha tentato di dare qui una degna trasposizione.



Fine


Ariccia, 04/07/07
 

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Questo capitolo è stato usato per il prompt 030. Morte della mia Big Damn Table

Questo è l'ultimo capitolo di questa longfic. Quando l'ho iniziata era molto molto diversa da come l'avete potuta leggere. Ci ho lavorato molto, ho fatto ricerche storiche, e molti sforzi per mantenere tutti i personaggi il più IC possibile. Purtroppo questa mia fatica non ha trovato il riscontro che mi aspettavo, e oltre alla mia beta (chiaramente di parte) pochi altri sembrano aver amato questo racconto. Mi rendo conto che l'ambientazione, le citazioni storiche/filosofiche fanno di quest'opera l'esatto contrario di una fyccy e che quindi non possa vantare un esercito di entusiaste sostenitrici, ma io non mi abbattono, forte del fatto che la Rowling sia diventata la donna più ricca d'Inghilterra scrivendo di un idiota complessato con una cicatrice in testa, anch'io avrò il mio riscatto!!!

Diario di un segreto avrà diverse side story a corollario, perciò non siate tristi i nostri eroi continueranno a tenerci compagnia!

Grazie di cuore a Michiru per la pazienza che ha avuto nel leggere, betare la fic e nel sostenermi anche quando brancolavo nel buoi!!!!