diario di un segreto ~ capitolo xI

Kamui si svegliò infastidito da qualcosa che gli solleticava il naso e a tentoni, tenendo gli occhi ancora chiusi, scacciò quella che poteva essere una mosca.
- Svegliati, pelandrone!- la voce del capitano era ilare e gentile, proprio come le prime volte che si erano parlati.
- Ho sonno- sbiascicò Kamui, che in realtà voleva solo farsi pregare un altro po’ prima di alzarsi.
- Non c’è tempo, dobbiamo metterci in marcia di nuovo. Qui non è più sicuro- quando Kamui si degnò di aprire gli occhi, vide il capitano con il saio indosso e le loro borse già pronte per il viaggio- Vestiti alla svelta, cerchiamo di ridiscendere la montagna prima che riprenda a nevicare-
- D’accordo- annuì poco convinto.
I tempi erano davvero difficili, perché, già alla prima locanda dove si fermarono per far colazione, in molti raccontavano degli assalti tra imperiali e uomini fedeli allo Shogun che avevano messo a ferro e fuoco la città di Edo.
- Che ne sarà stato di Kanoe-san e della piccola Hinoto-chan?- chiese Kamui al suo pensieroso capitano.
- Aoki-san veglia su di loro e se Kanoe-mama è sveglia come penso, sarà già al sicuro nel castello del suo danna a molti giorni di viaggio da Edo-
- Noi torniamo a Kyoto?-
- Sì, devo mettermi in contatto con Seishiro-san: andiamo a Sengaku e li cerchiamo un messo, aspetteremo notizie al santuario di To-ji-
- Nel cuore della città vecchia?-
- E perché no? Sai che si racconta che To-ji fu costruito durante l’epoca Heian da un Ministro della Destra come voto per aver salva la vita del suo unico
figlio? Seishiro-san ed io andavamo spesso ad accendere l’incenso alla tomba di quel antico signore. Suo figlio, che si era salvato dal male che lo aveva afflitto da bambino, fece erigere alla memoria del padre un cenotafio enorme, di prezioso legno, tempestato di statue di giada, la campana per le offerte è in oro e bronzo, lavorata con rami si sakura intrecciati. Devi vederlo. Quando divenni un samurai, l’indovino cercò i kanji più augurali per il mio nuovo nome, ma nessuno con il temine “sei” era propizio per me, così alla fine, d’accordo con Seishiro-san, scelsi proprio il nome di quel giovane signore-
- Fuma?-
- La cosa ancora più straordinaria è che l’imperatore che quel Fuma del passato servì con grande devozione e di cui divenne Ministro della Destra, si chiamava come te… la vita è davvero sorprendente!-
- Kamui? Mia madre mi disse che era il nome di un imperatore vissuto molto tempo fa, ma non ho mai sentito parlare di lui…-
- Visse in tempo di pace e fu una persona relativamente mite; morì e fu sepolto sotto un sakura, da qui la leggenda che i fiori di ciliegio, nutriti dal sangue dell’imperatore, siano i protettori della nostra nazione-
Arrivati al tempio Sengaku, Fuma spedì un garzone alla caserma della Shinsengumi con un pacco, scrisse solo “To-ji”, Seishiro-san avrebbe capito, poi continuarono, sempre fingendosi due bonzi in viaggio, per il tempio prescelto e lì attesero notizie.

Il pacco arrivò la sera stessa e fu consegnato al comandante Sakurazuka mentre stava mangiando in compagnia del suo padre confessore.
- Cos’è ?- chiese Seishiro osservando di sottecchi il ragazzino che lo recapitava.
- Mi è stato detto di consegnarlo al comandante in persona e a nessun altro e di darvi una lettera- rispose il ragazzo.
Seishiro ruppe il sigillo e lesse, rimase sbigottito, poi aprì il plico e lanciò un urlo.
- Numi tutti, no!-
Subaru si sporse in avanti per guardare il contenuto: una coda di capelli neri intrisa di sangue, la chioma era trattenuta da un nastro rosso, con due pendenti di giada alle estremità. Una persona sola portava quel fermaglio.
- Seishiro-san, mi dispiace infinitamente-
- Non aveva che vent’anni- sospirò il comandante deponendo la scatola a terra- Va a chiamare Yuto-san, te ne prego- Subaru non aggiunse altro e si allontanò a passi veloci: pochi minuti dopo Kigai varcava la porta delle stanza del suo superiore e riceveva la cattiva notizia. Restò immobile fissando quei capelli e non riuscì ad articolare una sola parola.
Mandarlo ad Edo con quel ragazzino incapace, in quelle condizioni di salute? Voleva strozzare Seishiro o forse voleva solo che non fosse vero.
- Fa preparare un cavallo, vado a To-ji. Che quei bastardi mi riconsegnino almeno il corpo- disse infine Seishiro battendo il pugno a terra.
- Eppure è strano- intervenne Subaru studiando la lettera- Perché To-ji? Chi sapeva che eravate soliti darvi appuntamento alla tomba del Ministro, a parte noi della Shinsengumi?-
- Avranno scelto un luogo a caso- commentò Yuto distratto.
- No, To-ji è un luogo troppo denso di significati per non alludere ad altro-
- Fuma-yue ne avrà parlato al novizio, forse è lui che vi invia ciò che resta del nostro capitano- congetturò ancora Yuto fissando la chioma nella scatola.
- Non dire
Fuma-yue!- tuonò Seishiro colmo di angoscia- Non lo dire, Yuto-san, non lo dire più- continuò in un sussurro.

Sakurazuka non aspettò il giorno successivo e si recò a To-ji quella notte stessa, seguito da Kusanagi-san che gli faceva da guardia del corpo. Yuto era restato in caserma pronto ad organizzare la veglia funebre non appena la notizia fosse stata certa. Varcò il portale secondario del santuario e salì i centotto gradini fino all’ingresso del tempio. Era una vasta sala con pareti rosse e dipinti delle reincarnazioni del Buddha Amida: molti monaci salmodiavano ancora, sulla sinistra c’era un corridoio che portava ad un sala interna, più piccola, lì sorgeva il cenotafio al Ministro della Destra e le sepolture della famiglia Sakurakuza, di cui Seishiro era un lontano discendente. In basso una lapide severa e semplice ricordava la vita e le azioni del terzo Ministro della Destra della famiglia, quello di cui il suo Fuma portava il nome.
Seishiro fissò il cenotafio e disse una preghiera, poi suonò la pesante campana di bronzo. Il rumore destò il ragazzo che dormiva appoggiato ad una parete, con la katana stretta tra le mani.
- Comandante?- chiese la voce del giovane, che riconobbe subito come quella di Shiro-kun.
Seishiro lo fissò incerto: il primo istinto fu di decapitarlo per non aver protetto Fuma come doveva, ma si trattenne e preferì che fosse processato dalla milizia e poi ucciso, sarebbe stato più edificante.
- Che ordini portate, comandante?- chiese ancora con voce assonnata.
- Di rientrare a Nishiongen e riferire davanti a tutti i capitani riuniti come il capitano Monou abbia lasciato questo mondo-
- Non capisco, comandante- Kamui non sapeva cosa fosse contenuto nella scatola inviata a Sakurazuka-san.
- Il corpo è in mano a Choshu?- continuò ancora Seishiro cercando di restare calmo.
- Il corpo?- Kamui ebbe allora un sospetto- Lo ha fatto davvero? Vi ha spedito le ciocche recise?-
- Dunque Choschu ha il suo corpo, è morto onorevolmente, spero!-
- Ero intenzionato a morire in un okaya ubriaco, ma poi mi sono detto che non sarebbe stato altrettanto divertente, Seishiro-san. Così ho spedito i capelli insanguinati! Vedo che Yuto-san non ha infierito su di voi!- era la voce di Fuma, era la sua voce, alta e indisponente come sempre, era lui, persino l’odore era il suo e il rumore dei passi che lo accompagnava. Seishiro si voltò ed era così contento che fosse vivo, che decise che lo avrebbe punito un’altra volta.
- Fuma-kun!- esclamò ma la gioia gli morì in gola: era Fuma e allo stesso tempo non era lui, non per l’abito scuro da monaco, non per il volto di nuovo fresco ed in carne, no, c’era qualcosa di diverso. Era stato così preso dall’idea che fosse morto che non si era figurato minimamente la sua immagine con i capelli tagliati. Era bello come sempre ma non era Fuma, gli sorrideva trattenendo a stento una risata grossolana e volgare, poco adatta alla solennità del luogo, ma non era Fuma, non il ragazzino che si portava dietro da quando aveva undici anni, non quello che aveva quasi violentato cinque anni prima, non il capitano più giovane della Shinsengumi: era un uomo fatto e finito.
- Fuma-kun, i tuoi capelli…- sospirò allungando un braccio per accarezzarli, ma a dispetto di altre volte, Monou non indietreggiò né scanso la sua carezza, anzi lo abbracciò dandogli una pacca sulla spalla.
- L’ultima bravata, te lo prometto- gli sussurrò all’orecchio.
Seishiro annuì, si sentì di colpo stanco e prostrato- Yuto-san ti farà lo scalpo, lo sai almeno?-
- Yuto-san può fare ciò che vuole, con tutti i grattacapi che gli ho dato, ma vedrai che sarà contento, era da anni che insisteva che li tagliassi-
- Come è stato?-
- Un colpo alla nuca, schivato d’un pelo-
- Capisco… ma non ti era successo mai, lasciarti colpire, intendo-
- Mi sono distratto… qualcuno si è messo a piangere come una femmina!-
- Non piangevo- sbottò Kamui, sentendosi chiamato in causa, e dal modo in cui i due si guardarono Seishiro capì cosa faceva la differenza tra il vecchio Fuma e quello di adesso: si era innamorato.

 

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Questo capitolo è stato usato per il prompt 097. Scelta libera (Ritorno)  della mia Big Damn Table