diario di un segreto ~ ritorno a casa ~
Mibu, autunno del 1865
Galoppavano nel sole e nella polvere, il sole negli occhi e lunghe ombre
nere sul terreno; erano tre dei più valorosi samurai che mai avevano
calpestato il suolo di Yamato. Tornavano al villaggio nativo, nelle loro
divise nere e blu, con le spade al fianco e le insegne militari: capeggiava
il corteo il comandante della Shinsengumi, Seishiro Sakurazuka, a fianco il
suo vice, Yuto Kigai, e il capitano della prima unità, Fuma Monou; seguivano
molti altri soldati che avevano i natali nel villaggio di Mibu, la tana dei
lupi.
La Shinsengumi si prendeva un momento di riposo dai tumulti e dalla guerra
imminente e tornava a casa per l'ultima volta. Li avrebbero accolti le grida
di gioia dei bambini e le lacrime delle donne, li avrebbero ricevuti da eroi
e avrebbero imbandito per loro banchetti sontuosi, per salutare quei
valorosi uomini che tornavano a casa. Sarebbe stata l'ultima volta che Mibu
vedeva i suoi tre figli più illustri assieme, felici e quasi incoscienti di
star scrivendo, sì la Storia, ma anche il proprio testamento.
Per ora erano solo tre pellegrini, coperti di polvere e di stanchezza, tre
samurai che tornavano a casa, che sognavano il fiume della loro infanzia, un
piatto prelibato che solo la vecchia madre sapeva cucinare e il conforto
delle mogli, delle sorelle e di tutti gli amici che erano rimasti.
Tre cavalli - uno nero e possente per il comandante Sakurazuka, due marroni
per i subalterni - avanzavano nella campagna, costeggiando risaie, saltando
fossi, inerpicandosi per le colline che conducevano a Mibu. E loro tre,
ritti sulla sella, una mano sulle redini, una sulle spade, lo sguardo
lontano, un sorriso accennato sul volto stanco per il viaggio; intorno il
brusio della carovana, lo calpestio degli zoccoli sulla terra, il cigolare
delle ruote dei carri, i versi delle gru che migravano a sud, in quello
scorcio di fine autunno.
Certo, quel ritorno a casa non era tutto rossa e fiori come si poteva
credere, i rancori, i problemi, i pericoli di sempre viaggiavano con loro,
ma per una volta sembravano esser stati chiusi assieme ai bagagli, caricati
sui carri che chiudevano il corteo.
In più di due anni, che durava la loro relazione, era la prima volta che
Seishiro Sakurazuka portava il suo padre spirituale, come veniva
ironicamente chiamato dal capitano Monou, Subaru Sumeragi, a Mibu, tra la
sua gente, in mezzo alla sua famiglia. E quel viaggio coincideva pure con il
primo incontro di Kamui con il villaggio di Mibu, di cui aveva tanto sentito
parlare. In effetti quella specie di vacanza era nata per un capriccio di
Shiro, che, volendo ad ogni costo evitare che il capitano Monou si
stancasse, lo aveva convinto a fare un piccolo viaggio. Fuma aveva allora
deciso di tornare a Mibu da sua sorella e fare le presentazioni ufficiali,
per così dire. Alla fine si era unito al viaggio Yuto Kigai, che aveva
escogitato un modo per poi proseguire verso Edo e andare a trovare Kanoe, e
quindi Seishiro, vagamente in colpa per non andare mai a trovare la moglie e
la famiglia, ma inaspettatamente Sakurazuka aveva deciso di portare anche
Sumeragi, il che aveva mandato fuori dalla grazia del cielo Fuma.
“Ma perché quello deve venire con noi?” aveva tuonato il capitano della
prima divisione nelle sue stanze dopo che Seishiro aveva annunciato la
tabella di viaggio e la presenza di Subaru.
“E' una vacanza, no? Anche il comandante Sakurazuka avrà piacere di
trascorrere qualche giorno in pace con chi gli pare” Kamui cercava di
calmare le acque, evitando accuratamente di nominare Sumeragi, ma Fuma
continuava a sbracciarsi e inveire sul malcapitato e su Sakurazuka.
“Ci farà solo perdere tempo, Kamui-kun! Non sa cavalcare come si deve e, in
caso di un assalto, non sa difendersi: sarà la nostra rovina!”
“Ma dai, Fuma-san, come sei categorico... Lui... Sakurazuka-san sa quel che
fa”.
Fuma gli lanciò un'occhiata di sbieco molto perplessa. Kamui ridacchiò
appena e lo convinse a mettersi a letto.
“E poi basta parlare di quei due o devo pensare che sei ancora geloso di
loro?”
“Geloso io?” si risentì Monou. “Io mi preoccupo per l'incolumità dei miei
uomini”
Kamui conosceva a memoria tutte le scuse che Fuma usava per dare addosso a
Sakurazuka e il suo compagno, ma era divertente vedere come continuasse a
sprecare il fiato, nonostante Sakurazuka non gli avesse mai dato retta e non
lo avrebbe fatto in futuro.
“Adesso, cerca di non agitarti troppo, altrimenti finisci per avere una
crisi delle tue” lo rimproverò Kamui e la questione sembrò risolta, ma poco
dopo, che Shiro già si trovava nel dormiveglia, tenendo, come al solito, un
lembo dell'obi dello yutaka da notte del compagno tra le mani, Fuma si girò
di scatto e lo strattonò.
“Cosa?” biascicò nel sonno il ragazzo.
“Tu... Noi dobbiamo tenere un atteggiamento irreprensibile a Mibu, dovremo
essere l'esempio di come due samurai perseguono realmente la via del
guerriero. Che quei due facciamo pure i pavoni in giro, con i kimono di seta
e ventagli, che si facciano ridere dietro dalle donne e dai bambini
camminando fianco a fianco lungo il fiume. Io e te saremo un monito per
tutti, cioè, come due uomini si dovrebbero davvero comportare. Perciò non ti
lamentare per il caldo o il viaggio”
“L'ho mai fatto?” rispose piccato Kamui, già era contrariato ad esser stato
svegliato, poi gli toccava pure la ramanzina perché Fuma ancora si ostinava
a credere che, per il solo fatto che andava a letto con lui, doveva essere
peggio di una donnetta.
“L'amore virile è quanto di meglio si possa auspicare per un guerriero, ma
non si deve cadere in atteggiamenti effeminati: siamo samurai non attori di
kabuki!”
“Fuma-san, mi sembra quanto mai fuori luogo”.
“Tu sei migliore di lui, assolutamente. Altrimenti non mi sarei innamorato
di te”
Kamui rimase a bocca aperta, con quella frase Monou lo aveva fregato: invece
di una vacanza rilassante, sarebbe stata l'ennesima guerra contro Sakurazuka
e il suo stile di vita e Fuma ne doveva uscire vincitore. In qualità di suo
scudiero e amante, Kamui era così tenuto ad avere un atteggiamento di
spiccata moralità; d'altra parte amava Fuma proprio per la sua rettitudine e
il suo atteggiamento stoico: sembrava uscito da una scena di guerra dipinta
su un rotolo ed era bello che lui fosse davvero convinto che il Bushido non
fosse una filosofia, ma un modo reale di vita.
Cavalcavano, dunque, verso Mibu gli uomini della Shinsengumi, i tre
comandanti in testa, gli altri a breve distanza. Kamui affiancava Subaru,
che effettivamente non era abituato a viaggi così lungi a cavallo, e cercava
di evitare che si attardasse. Subaru gli sorrideva grato di tante premure,
anche se immaginava che erano atte solo ad evitare di creare conflitti con
il capitano della prima unità. Non gli importava granché dell'etichetta e
della via del guerriero e non se la prendeva se gli uomini della Shinsengumi
lo ritenevano un incapace, infondo per loro il valore si dimostrava in
battaglia, non stando a casa ad aspettare. Era contento di poter finalmente
vedere Mibu, anche se le occasioni di stare da solo con Seishiro, una volta
giunti a casa, sarebbero state assai poche, ma ancora di più era curioso di
vedere come se la sarebbe sbrigata Fuma, che blaterava tanto, ma poi era il
primo a non muovere un passo se Kamui non era con lui: ormai erano diventati
inseparabili.
Quanto a Seishiro, lui aveva ben altri problemi da risolvere: la guerra con
Choschu, l'avanzata degli stranieri, il potere montante della fazione
imperialista; non aveva tempo per i capricci di Fuma o le lamentele di Yuto,
il quale, a sua volta, lo aveva fulminato con lo sguardo non appena aveva
dichiarato di voler portare il suo amante a Mibu.
“Sumeragi-san viene con noi?” aveva ripetuto Fuma, sgomento.
“Perché poi?” era stato il laconico commento di Kigai “Beh, se le cose
stanno così, allora io me ne vado ad Edo”.
“Torniamo a casa tutti insieme” aveva risposto Seishiro seccato.
“Voi vi portate gli amanti e io non posso vedere Kanoe-san?”
“Quale amante?” si era risentito Fuma “Kamui è un membro della Shinsengumi,
è un samurai, lui”
Seishiro aveva alzato gli occhi al cielo e contato fino a mille prima di
sguainare la spada e tagliare la lingua ad entrambi. Possibile che la
cosa più bella della sua vita, l'aver incontrato Subaru, doveva diventare la
sua dannazione a causa di quei due?
Il viaggio giungeva a termine e già si scorgevano i tetti del villaggio,
case di legno intorno ad un piazzale dove sorgeva il dojo, di proprietà
della famiglia di Seishiro; poco più su un tempio shinto, che era stato
gestito dal padre di Fuma, prima che questi si trasferisse definitivamente
ad Edo. Il fiume scorreva lento ad est, lungo i campi e le risaie. Questo
era Mibu, qui erano nati il comandante Sakurazuka e molti altri uomini della
prima ora della Shinsengumi, per cui ancora adesso erano detti i lupi di
Mibu. Kamui non si aspettava nulla di più, era simile al villaggio dove era
nato lui e a molti altri villaggi nella campagna intorno alla capitale.
Subaru invece rimase deluso, immaginava che il luogo dove Seishiro era nato
fosse più ricco, più nobile, più simile a lui, invece era un fazzoletto di
terra con delle semplici case intorno. Naturalmente, le cose non stavano
proprio come sembrava a prima vista, in molti a Mibu si erano arricchiti
grazie alla Shinsengumi, e le case all'interno era molto più lussuose che
all'esterno; Kamui ebbe la stessa sensazione di stordimento di quanto era
entrato la prima volta nella casa di Kanoe-san.
La compagnia si sciolse all'ingresso del paese ed ognuno si diresse verso la
propria dimora. Yuto sarebbe rimasto solo qualche giorno a casa della
sorella, la quale spiccava nella folla per quei capelli rossicci che
contraddistinguevano il loro essere per metà gaijin.
“A domani” si congedò Sakurazuka, dando ad intendere che non voleva vedere
nessuno di loro almeno fino al giorno successivo. Subaru scese da cavallo e
lo seguì nella casa a fianco al dojo, dove lo attendeva un bagno
ristoratore, un buon pasto e una notte di riposo.
Fuma diresse il cavallo verso il tempio, dove sua sorella Kotori e il marito
vivevano, Kamui gli andò dietro, girandosi appena a salutare Sumeragi, e
questi ricambiò con un sorriso, per entrambi sarebbe stata una vacanza
diversa dal solito.
Kotori, suo marito e i loro figli attendevano sotto al tori rosso,
all'ingresso del recinto sacro. Lei era bella così come lo era stata la
madre, Saya-san, famosa cortigiana di corte. I bambini, un maschietto ed una
femminuccia, corsero in contro allo zio festanti; Fuma fece appena in tempo
a smontare e si lasciò travolgere dalla loro esultanza. Kotori fissò Kamui
per un istante, poi, da sposa morigerata, abbassò lo sguardo. Kamui capì che
la donna sapeva tutto quel che c'era da sapere su di lui, Kanoe-san gli
doveva aver raccontato qualcosa e il resto lo doveva aver dedotto da sé.
“Non ci presenti il tuo ospite, fratello?” disse infine, allontanando i
bambini dal capitano.
“Ah, lui? E' Kamui-kun” rispose distrattamente Fuma.
Kotori trattenne appena una risatina maliziosa “Questo lo avevo capito,
fratellone! Onorevole samurai, benvenuto nella nostra umile dimora” La
padrona di casa si inchinò con la massima referenza.
“Ma Kotori-chan, ho detto che è Kamui!” la rimproverò il fratello, il che
voleva dire che doveva averla informata, almeno in parte, su quale fosse la
loro relazione, pensò il diretto interessato.
“Perché ti arrabbi, fratellone? Non mi hai, forse, detto che dovevo trattare
il tuo ospite con tutti i riguardi e la massima cura?”
“Io ho detto di essere carina con lui e di farlo sentire a casa. Come fa a
sentirsi a casa, se lo saluti come se fosse un estraneo?”
“Immagino che allora non si scandalizzerà a dover dividere la stanza con te,
Fuma-kun, visto che è uno di casa” rispose piccata la sorella.
“Nessun problema, Kotori-san, grazie per aver ospitato anche me” si affrettò
ad aggiungere Kamui, prima che la donna sparisse all'interno della casa.
“Scusa, Fuma-san, ma ti preciso cosa hai detto a tua sorella, di noi?”
Fuma lo fissò di traverso “Le donne capiscono sempre tutto al rovescio. Ho
detto solo che sei uno di famiglia”.
Il che probabilmente, nella contorta testa del capitano, equivaleva a dire
che riteneva Kamui il suo compagno. Kamui scrollò la testa e lo seguì nelle
stanze interne, dove i nipoti lo chiamavano a gran voce per mostrargli i
loro giochi.
Fu invece molto formale la cena a casa Sakurazuka, dove la famiglia aveva
fatto preparare un ricco pasto: Subaru rimase in silenzio per gran parte del
tempo, evitando di mostrare imbarazzo o fastidio alle occhiate insistenti
delle donne, la sua bellezza lo aveva anticipato e ora la sposa di Seishiro
aveva modo di vedere da sé per chi il suo letto era stato dimenticato.
Nonostante fosse normale per un uomo avere più mogli, o amanti uomini, la
sposa principale poteva sempre fare delle rivendicazioni al marito, o ai
figli, ma nel caso di Seishiro, che non dava orecchio neanche a Yuto e Fuma,
la sposa non aveva alcuna possibilità, se non di far buon viso a cattivo
gioco.
Dopo cena, Seishiro si attardò con l'anziano padre e gli altri uomini del
clan, motivo per cui Subaru fu invitato a ritirarsi nella sua stanza. Prese
un testo di religione e provò a leggere un po', poi calcolò il suo oroscopo
per i giorni a seguire, ma la noia lo assaliva e non sapeva come fuggirvi.
Quando era a Nishiongen, e capitava che Seishiro era molto preso, usciva a
fare una passeggiata nel quartiere, oppure a Gion, o ancora andava al
tempio, ultimamente poi mandava a chiamare Kamui per fare una partita a dama
cinese, ma nulla di tutto ciò era fattibile a Mibu. Si sdraiò sul futon
immacolato e attese che il sonno lo cogliesse, Seishiro non sarebbe venuto a
fargli compagnia: sarebbe stata una lunga vacanza.
Subaru si ridestò di colpo, si era addormentato senza accorgersene: fuori
era notte fonda. Un rumore di shoji scostati lo aveva svegliato, nel buio il
ragazzo chiese chi fosse.
“Sono solo io, Subaru-kun, ti ho spaventato?”
“Seishiro-san, non credevo che...” La frase gli morì sulle labbra, chiuse in
un bacio da Sakurazuka.
“Shh, credono tutti che stia dormendo in camera mia, ma che vacanza è se non
possiamo stare insieme?” Subaru sorrise, se ci fosse stata luce Seishiro
avrebbe visto le sue gote avvampare. I due si sdraiarono l'uno accanto
all'altro, abbracciati.
“Speriamo che Fuma stia bene, il viaggio è stato lungo per tutti” disse ad
un tratto Seishiro, più a sé che al suo compagno “Chissà dove ha mandato a
dormire il ragazzino, figurati se trovava il modo di dire alla sorella che
loro due...”
“Sta' tranquillo che quei due stanno assieme adesso” sbuffò Subaru “Kamui
non lo lascia da solo un secondo e Fuma... beh, avrà trovato una scusa di
ferro, come se ci credesse ancora qualcuno alla storia dello scudiero”
Seishiro ridacchiò “Ha ripreso il gusto del sotterfugio da Yuto-san e quello
per i bei ragazzini da me!”
“Bei ragazzini?” si risentì Subaru.
Seishiro fece spallucce e lo baciò sulla fronte. “L'importante è che stia
bene e che sia felice. Buonanotte, Subaru-kun!”
“Buonanotte, Seishiro-san!” Subaru attese che il respiro del suo uomo si
facesse pesante e rimase nel buio a vegliare il suo sonno. Da quando lo
conosceva, Seishiro aveva sempre trattato Fuma come un bambino, anche adesso
affrontava la relazione del suo protetto con Kamui con la stessa leggerezza
dei padri che scoprono i primi amori dei figli. Ogni tanto, e quella notte
era un esempio, Subaru si chiedeva che razza di vita avrebbero potuto fare
quei due come amanti, come Seishiro aveva potuto nutrire delle passioni per
un giovane che, seppur inconsapevolmente, considerava alla stregua di un
figlio. Era una questione irrisolta e tale sarebbe rimasta, Fuma non ne
parlava, Seishiro nemmeno, probabilmente per entrambi era chiaro che non
avrebbe mai funzionato, coltellata a parte, ma era rimasta quella tensione
irrisolta tra di loro, e Subaru faceva da parafulmine: una delle tante cose
che aveva accettato di essere per amore di Seishiro.
Il giorno seguente, Mibu era riscaldata da un pallido sole autunnale che
però rendeva ancora gradevole stare all'aria aperta e fare una passeggiata
tra i campi o lungo il greto del fiume, ancora parzialmente in secca.
Seishiro si era alzato di buon'ora e si era allenato nel dojo, dove lo aveva
raggiunto Yuto e solo più tardi Kamui.
“Fuma-kun non viene?” aveva chiesto il comandante Sakurazuka, ancora non del
tutto abituato al cambio di abitudini del suo ex allievo. Di fatti Shiro lo
aveva fissato di traverso e risposto con una scrollata di spalle “Siamo
venuti a riposare”, aveva aggiunto prima di iniziare gli esercizi
quotidiani. Se non c'era Fuma a far casino, gli allenamenti erano monotoni,
perciò in breve Seishiro si stancò e lasciò perdere. Scese al fiume come
immaginava trovò i fratelli Monou lungo la sponda che giocavano a tirar
sassi con i figli di Kotori-chan.
Kotori-chan aveva già dei bambini? Come passava il tempo.
“Hey là!” chiamò il comandante, la giovane gli sorrise e si inchinò
rispettosamente, Fuma lo degnò appena di un cenno del capo, era molto preso
dall'insegnare al nipote la tecnica per far rimbalzare i sassi sul pelo
dell'acqua. Era una giornata così bella che ben presto anche Yuto lasciò
perdere gli allenamenti o lo raggiunse al fiume.
“Guardalo” esclamò scocciato Kigai “Quand'è che cresce?”
Seishiro si limitò a farsi una breve risata, Fuma non sarebbe cresciuto,
avrebbe conservato sempre quell'aura da bambino capriccioso e non gli
dispiaceva che le cose fossero andate così.
“Tu dimmi che senso ha avuto continuare questa battaglia perso, amico mio”
aggiunse inaspettatamente il suo vice “Fuma non avrà tempo di esser padre e
io e te non vedremo crescere i nostri figli”
“Noi perseguiamo un'ideale più grande, Yuto-san!”
“Noi dovremmo perseguire la felicità, Seishiro-san”
“Perché non sei felice?”
“A farti da moglie e correre dietro a quel disgraziato?” rispose ghignando
il biondo.
Seishiro sorrise. Yuto, Fuma e Subaru, la Shinsengumi tutta, loro erano la
sua famiglia, l'unica a cui tenesse e per la quale si battesse. Il destino
aveva voluto che fosse così, in questa vita erano stati uniti come soldati,
nella prossima magari sarebbero stati uniti da altro, ma sapeva che di vita
in vita la sua esistenza era legata a quelle persone. Subaru e Kamui
giunsero poco dopo, l'uno in uno splendido kimono di seta verde, come i suoi
occhi scintillanti, e l'altro nel karateji bianco; entrambi belli e
affascinanti e unici agli occhi di chi li amava.
“Buongiorno alla buon'ora!” esclamò Yuto, che si sentiva sempre escluso da
quel quadretto idilliaco che i quattro uomini aveva creato, lui che era
costretto ad amare da lontano la sua donna.
“Buongiorno, Kigai-san” rispose affabile Subaru, benché meno rumorosa,
l'ostilità di Kigai era più insidiosa di quella di Monou, e se il secondo
veniva rimesso al suo posto da Sakurazuka, Subaru cercava sempre di non
innervosire troppo Yuto-san, che era il braccio destro di Seishiro e il
secondo uomo più importante della Shinsengumi. “Buongiorno anche a te,
Seishiro-san!”
Ma i convenevoli furono interrotti dalla scenata che Kamui riservò al suo
capitano.
“Cosa cavolo credi di fare tu, con i piedi a mollo in pieno inverno?”
“Non sbraitare come una vecchia domestica, Kamui-kun! Sto giocando con i
bambini” rispose stizzito Fuma.
“Non ti lamentare poi se non ti riesce di dormire per la tosse, se hai così
poca cura di te stesso, non meriti neanche che io perda il tempo a
preoccuparmi!”
“Allora non ti preoccupare, no? Sto bene”
“Adesso stai bene, poi lo so io...” A sua volta Kamui entrò in acqua e
trascinò via il capitano, per quel che la sua statura gli permetteva. “Ma
come si fa ad essere così incoscienti” Fuma lo fece fare senza porre gran
resistenza, ormai ci aveva fatto il callo ai modi da infermiera acida di
Kamui. Sul greto del fiume Kotori ridacchiava senza farsi vedere dal
fratello, ma Subaru la notò e trattenne a stento una risata caustica.
“Perché ridi?” gli chiese Seishiro.
“Gli sta bene a Fuma-kun, a tanto rotto l'anima con la morale e il contegno
e adesso è il primo a comportarsi come due vecchi sposi litigiosi”.
“Vuol dire che si vogliono bene, no?” rispose Seishiro.
“Vuol dire che quel moccioso è una piaga” ribatté Kigai al posto di Subaru,
e Sumeragi fu lieto di sapere che anche Kamui, nel ruolo di amante di Fuma,
non riscontrava grandi simpatie nel cuore del vice-comandante.
“Subaru-san, io e Fuma torniamo al tempio per cambiarci. Dopo possiamo
andare a fare una passeggiata nei dintorni, Fuma-san ci fa da guida, vero
capitano?” Kamui fissò Fuma con due occhioni supplici e questi sbuffò
vistosamente.
“Solo se vengono pure Seishiro-san e Yuto-san”.
“Oh, una gita tutti insieme, ci sto!” esclamò il comandante.
“Ah, che piaga che siete!” sbottò Kigai “Che dovrei venire a fare io con voi
quattro?”
“Moglie, amante, figlio e amichetto, lo hai detto tu, Yuto-san, è come un
matrimonio ben riuscito” lo sfotté Sakurazuka.
“Quale moglie?” saltò su Subaru.
“Figlio di chi?” aggiunse al contempo Fuma.
“Amichetto ci sarai...” mugugnò imbestialito Kamui, ma, come ogni volta
d'altronde, Seishiro ignorò le proteste della sua variegata e strampalata
famiglia e proseguì dritto per la sua strada. Gli altri lo seguirono, come
sempre.
|
commenti sul lj
Per avere indovinato un
paring segreto all'One
True Writing meme, Michiru vince una fic: X(AU Diario di un
segreto) - I magnifici quattro, Vacanza. Tu dici “magnifici quattro” e io
vedo immagini epiche stile film di Kurosawa... e ti odio (perché avevo deciso
di non scrivere più di loro) e ti amo (perché adoro scrivere di loro) e adesso
mi faccio anche curare (perché ho bisogno di fare pace con il cervello).
VIII
Side story legata al mondo di "Diario di un segreto", ambientata dopo la serie
regolare ed Estranei, nell'autunno del 1865. Non c'è beta, perciò le
virgole fanno come gli pare e non solo loro...
Questo racconto è stato usato per
il prompt 064. Autunno della mia
Big Damn Table
e con ciò arrivo a quota 50!
