
Camminava leggiadra nel patio in una luminosa giornata di sole e la luce
sembrava scaturire dal suo stesso sorriso che rendeva ancora più dolce il suo
volto da bambina. Con grandi boccoli i capelli ricadevano sulle spalle e sulle
braccia. Un abito chiaro, di stoffa leggera, lasciava scoperte le gambe magre
e sinuose. Ai piedi gli immancabili sandali facevano riecheggiare i suoi passi
sul pavimento in legno. Nell’ombra, sotto il portico del tempio, lui la
guardava ammaliato mentre camminava nel patio e giocava con la sua sorellina,
che già le assomigliava tanto. Si sentiva stranamente inadeguato, come se il
suo posto non fosse quello. Sentendosi chiamato si ritrasse maggiormente
nell’ombra non volendo o non potendo unirsi a loro. Il tempio era silenzioso e
buio e si sentì protetto e in pace.
- Fuma-kun, non vieni?- quelle poche parole invasero come musica la sala e la
sola sua presenza sull’uscio riempiva tutto di luce.
Inaspettatamente trovò il coraggio di parlarle- Tu ci vuoi bene, mamma?-
- Solo Torhu per me è importante- e il sorriso luminoso scomparve, scesero
delle lacrime lungo le sue gote e la testa si divise dal corpo e così le
gambe, le braccia e il ventre si squarciò. Ovunque era sangue e l’odore
riempiva la stanza, improvvisamente divenuta la camera da letto. Fissò le sue
mani insanguinate dove i lunghi capelli biondi si appiccicavano e una
sensazione di buio e vuoto lo pervase.
* * *
Riaprì lentamente gli occhi e fissò il soffitto bianco sopra la sua testa. Era
come se non riuscisse a sentire il suo corpo, nè le braccia, nè le gambe.
L’odore di medicine gli fece comprendere che era in ospedale, perciò non cercò
neanche di alzarsi e attese l’arrivo di un’infermiera.
- Buongiorno, si sente meglio stamattina?- chiese una donna sulla cinquantina
vestita di bianco.
- Non molto. Esattamente dove mi trovo?- chiese il ragazzo con voce piana.
- E’ in ospedale. General Hospital di Shinjuku. E’ qui da quasi 3 giorni, se
l’è vista brutta sa?!-
Poco dopo arrivò il dottor Miura, che lo teneva in cura, e gli spiegò che era
rimasto ferito durante una caduta da un palazzo e nonostante la gamba rotta e
qualche costola incrinata poteva considerarsi fortunato, non era morto per
miracolo. L’effetto degli antidolorifici lo avrebbe reso un po’ imbambolato
ancora per qualche giorno, ma non doveva preoccuparsi. Gli fu poi detto che
una donna chiedeva di lui. Entrò un’elegante donna di trenta o trentacinque
anni vestita con un costoso completo gessato nero che dava poco spazio
all’immaginazione. Il seno prosperoso a fatica era contenuto nella camicetta
di seta bianca, aperta in modo tale da lasciar nudo il decolté. I capelli,
neri, lunghissimi, erano legati in una coda alla base del collo ma delle
ciocche ribelli uscivano fuori; il viso truccato come un’attrice e le unghie
scarlatte. Rimase ferma con il soprabito in mano senza dire una parola.
Lui sorrise.
- Kanoe-san ma come ti sei vestita? Sembri una donna rispettabile così!!-
Lei lasciò cadere il cappotto per portarsi le mani al viso e nascondere alcune
lacrime galeotte. Poi si avvicinò e gli baciò la fronte.
- Ti ricordi di me?-
- Come poter dimenticare la segretaria più sexy del Municipio?!-
- Oh, sciocco moccioso impertinente!- con una mano gli pulì il rossetto
impresso sulla tempia.
- Kanoe-san, sono contento di vederti. Ho una gran confusione in testa, mi
vuoi aiutare tu?-
La donna lo fissò attentamente negli occhi, dove scoprì una scintilla di paura
e smarrimento. I suoi occhi nocciola non avevano mai riflesso alcuna luce da
quando lo conosceva.
- Si, non ti preoccupare avrò cura di te, come se fossi io tua madre e tu mio
figlio…- si sedé sulla sponda del letto e lo abbracciò.
- Mia madre…credo di averla sognata prima…è morta no? Ero piccolo però mi
ricordo…- non lo disse ma ricordava il suo corpo smembrato che invadeva tutta
la camera in penombra, aggiunse però- E’ morta per colpa mia, vero?-
La donna scosse la testa con uno sguardo accigliato- No, ti sbagli, è morta
perché ha scelto da sé il suo destino. E’ quello che ha fatto anche Hinoto-
- Tua sorella è morta?- il ragazzo scattò all’indietro per fissarla meglio- Il
tuo desiderio… Non è stato realizzato-
- Non importa… Hinoto ora non è più prigioniera…e poi tu sei vivo, almeno tu…
A
me va bene anche così!-
- Sei stata al suo funerale?-
- Si, ne vengo via adesso. C’erano tutti, sono stati molto gentili-
- Anche Kamui?-
- Si-
- Si sta occupando lui di Kotori?-
- Kotori?- chiese la donna non capendo bene o temendo di capire anche troppo
bene.
- Kotori, mia sorella! Sarà in pensiero per me. Il dottore si è raccomandato
di non farle vivere emozioni forti…perché mi guardi in quel modo? Hai visto un
fantasma?-
Kanoe continuava a fissare il ragazzo incerta su come dirgli la verità,
temendo fosse prematuro trattare quell’argomento. In fondo si era risvegliato
da quella brutta caduta da poche ore.
- Fuma, scusa se te lo chiedo, ma tu cosa ti ricordi esattamente? Ad, esempio,
ricordi come ci siamo conosciuti io e te?-
- Ma certo, al Municipio, no? Vivo lì, me lo hai chiesto, tu con Satsuki,
Nataku e gli altri-
- Già…ma Kotori non ha mai abitato con noi…-
- No, infatti…-
- E perché Kotori non abitava con noi? Fuma, pensaci bene, ricostruisci i
fatti in modo cronologico-
- Perché? Ricostruire i fatti? Perché…io non avevo un altro posto dove stare
e…poi le barriere…e i sigilli…-
- Quand’è stata l’ultima volta che hai visto Kotori?- chiese ancora
pazientemente la donna davanti al balbettio confuso del ragazzo.
- Ma, non so… cioè… eravamo a casa quando è arrivata quella donna, la zia di
Kamui diceva, e lei è… è come esplosa… come la mamma… C’è stato un forte
terremoto e tre uomini sono venuti a portarci via. Ricordo che eravamo in
piscina e Kotori è caduta in acqua… è successo qualcosa a mia sorella, vero?-
Kanoe sorrise passandogli una mano fra i capelli corvini.
- Avrei preferito dirtelo in un’altra occasione, ma… Fuma-kun, tua sorella
Kotori è morta!-
- No, non è vero, non ci credo-
- E’ morta pochi giorni dopo il decesso di vostro padre. Esattamente il giorno
in cui ci siamo conosciuti: la prima volta che sei arrivato nella sede dei Chi
no Ryu con Kakyou, il Sognatore, in braccio… il giorno in cui è cominciata la
battaglia per il destino del pianeta… ricordi tutto ciò?-
- Non è vero, non è assolutamente possibile. Kotori non è morta, non può
essere morta. Non è vero!- Fuma iniziò ad urlare sempre più forte e più di
dimenava e più alla sua mente riaffioravano i ricordi: una rudimentale croce
di lamiere, il corpo della giovane trafitto da una spada, le urla di Kamui e
il proprio senso di appagamento nel vederla esalare l’ultimo respiro.
Kanoe cercò di tenerlo fermo, ma il ragazzo si agitava sempre di più e più
forte urlava. Alla fine ci vollero due infermieri e il dottore per tenerlo a
bada e un’ iniezione di tranquillante. Poco prima di addormentarsi, Monou si
rivolse alla donna seduta accanto al letto.
- Kanoe-san, sono stato io?-
* * *
Girò la testa confusamente a destra e a sinistra in cerca di anima viva;
invece davanti a lui solo una celeste distesa di mare, che veniva ad
infrangersi sulle rocce proprio sotto i suoi piedi. L’odore dello iodio
riempiva l’aria e il silenzio era interrotto solo dagli acuti dei gabbiani nel
cielo.
- Ti stavo aspettando!-
Il ragazzo si voltò e vide un uomo sui venticinque anni vestito con un kimono
chiaro, lunghi capelli albini sciolti sulle spalle e un’espressione triste e
stanca negli occhi.
- Kakyou- disse Fuma con un sospiro di sollievo.
- Vedo con piacere che ti ricordi di me-
- Certo, pian piano sto rimontando i pezzi. Ora Kakyou dimmi cosa è successo-
usò lo stesso cipiglio autoritario di sempre, ma l’altro uomo sembrò non
impressionarsi e gli mostrò una piuma bianca.
- Ti ricordi di questa? No? Capisco. Questa è l’ultima profezia di Kotori, la
vuoi ascoltare?-
- Ultima profezia… Kotori… ma, come può essere?-
La piuma galleggiava nell’aria e un alone candido la circondava, come di luce
soffusa. Tutto fu silenzio e si udì la voce della giovane veggente.
- Il futuro non è ancora deciso. Vi voglio bene-
Fuma rimase in silenzio, mentre Kakyou gelosamente si riappropriava della
piuma.
- E’ stata l’unica a profetizzare un destino diverso. Per me e per Hinoto non
c’erano dubbi, la terra sarebbe morta assieme al “Kamui” dei Ten no Ryu,
ucciso dalla sua stella gemella. Tu mi dicesti che era impossibile modificare
il futuro, perché il destino è già stato deciso, eppure proprio tu hai
avversato questa profezia-
- Kakyou, dimmi cosa è successo!-
- No, ascolta, un’altra persona vuole parlarti. Come sai, alle volte, i morti
possono far visita ai vivi e capita che chiedano aiuto ai sognatori come me
per farlo-
Le ultime parole si persero in un turbinio di piume bianche e dove prima
sedeva Kakyou, ora sedeva una donna bionda intenta a rammendare un vestitino.
Il ragazzo allungò un braccio per sfiorarle il viso e la trovò fredda come una
statua. Si ritrasse spaventato.
- Non preoccuparti, verrà anche lei dopo. Per adesso volevo parlarti da sola,
nee-chan!-
Si voltò e vide sua sorella sorridergli, forse era ancora più bella che in
vita, sembrava più felice o semplicemente più tranquilla.
- Sapevo che ci saresti riuscito, fratellone, sei sempre stato un grande.
Altro che Kamui! Diglielo quando lo vedi che sono molto delusa da lui, quel
piagnone!-
Fuma la fissò come se stesse parlando arabo.
- Scherzo, dai! Come sei serio, mai una battuta. Non è che adesso torni a fare
l’orso, eh?!-
- Kotori, tu sei morta?- chiese la cosa che più gli premeva, e, come per
incanto, si ritrovò seduto su una sedia di fronte al letto in camera della
sorella, più che una camera, un museo per peluches, ninnoli, carillon, bambole
e maialini. Perché sua sorella avesse avuto questa mania per i maialini rimase
un mistero! Kotori sedeva sul letto sulla trapunta rosa e bianca dove
un’enorme faccia di porcellino era stata ricamata.
- Direi proprio di si! Oh, non ti agitare, Fuma, dove sto adesso non è male.
Non ho nessun affare in sospeso sulla Terra, perciò sono felice. Però volevo
tanto parlarti e vederti ancora una volta, fratellone. Tu non potevi
accorgertene ma io ero sempre con te, prima. Avevo paura a lasciarti da solo.
Ho scoperto che sai essere anche espansivo e gentile quando ti ci metti. Non
credevo che un tipo schivo come te potesse essere un padre così… amorevole…
beh, in fondo, hai sempre avuto la mania di accollarti casi clinici!-
- Ma di che stai parlando, Kotori-chan?!-
- Ma di Nataku, no? Idiota!-
- Nataku? Sì, mi ricordo, ma anche lui è morto-
- Hai solo esaudito il desiderio di una bambina sola. Ora, promettimi che
continuerai ad andare a trovare Kakyou-
- Ma il desiderio di Kakyou é…-
- Ti prego, lui è stato tanto caro con me, prometti-
Fuma annuì piano, mentre lo scenario cambiava di nuovo.
- Non ho più tanto tempo, sii buono con Kamui e ricordati, qualsiasi cosa ti
dicano, ricordati che tu sei mio fratello e che io ti voglio bene- La figura
della ragazza cominciò a sfaldarsi in mille piume.
- Kotori non andare!-
- Tornerò ancora, tranquillo. Ti voglio bene!-
Tutto fu silenzio e buio, finché non si accorse di essere sospeso su una
vastità di acqua nera, a causa della profondità. Una figura mezza donna e
mezza pesce emerse dai fluttui e gli sorrise.
- Mamma?!-
- Fuma-kun, da anni aspettavano di poteri rivedere!-
- Mamma, cosa ci fai tu qui? Cosa ti è successo?-
- Io sono una grande peccatrice, figlio mio. Nella mia vita ho inseguito solo
la mia felicità senza badare al male che provocavo. Nonostante il cielo mi
avesse dato due figli così cari, io non ho pensato due volte a gettar via
tutto e sacrificarmi per Torhu-
- Non è vero, tu che sei così buona…-
La donna gli prese il volto tra le mani e lo fissò intensamente sorridendo.
- A me non sono mai interessate le chiacchiere della gente. Potevano dire
quello che volevano, ma io ero e sono innamorata di Torhu e del resto non mi
importava. Solo Torhu era importante, tanto che non mi interessa se avrei
partorito o no il Distruttore…-
- Tu lo sapevi?- chiese sgomento Fuma.
- Sapevo che saresti stato la stella gemella di Kamui, sapevo che avresti
riempito il vuoto lasciato da lui dopo la sua scelta ed ero triste per te, che
scelte non ne potevi fare. Ho pregato e ha pregato tuo padre che tutta questa
assurda storia si potesse risolvere nel modo migliore. Ma né io né tuo padre,
nessuno poteva fare qualcosa per Kotori o per te. Eravamo in balia del
destino. Io, allora, ho mollato tutto e ho preso l’unica decisione veramente
mia che mi fosse concessa. Ora, figlio mio, anche tu devi prendere una
decisione in libertà, questa volta: portare a termine la distruzione del
pianeta per vederlo poi rigenerarsi o lasciare in piedi l’ultima barriera e
continuare a vivere. Adesso puoi scegliere se essere “Kamui” o solo Fuma. Il
tuo cuore è indeciso, lo sento. Ricorda, figlio mio, io sono sempre stata
molto fiera di essere vostra madre e poi, vi voglio bene!-
La sirena si tuffò in acqua e il cielo scuro andò in frantumi, mille minuscoli
pezzetti di cristallo che venivano inghiottiti dal vuoto. Sarebbe stato
inghiottito anche lui se non si fosse svegliato.
* * *
Osservava il mare che si infrangeva sul bagnasciuga e si ritirava con
incalzante, incessante ritmicità. Il sole era sorto da poco e nella debole
luce mattutina si strinse il giubbetto al petto per ripararsi da quel freddo
pungente. Non c’era anima viva all’orizzonte e l’unico rumore era quello del
mare. Si stiracchiò le braccia sorridendo: come si stava bene in quell’angolo
di mondo dimenticato dagli uomini!
Era una piccola insenatura naturale nascosta ad est da una collinetta boscosa
e ad ovest dagli scogli che riparavano la vista del porto e delle navi lontane
più di cinque chilometri.
In dieci minuti di curve e viottoli si arrivava alla casa dove soggiornava con
Kanoe: una villetta bianca con il giardino, la staccionata di legno e il
cancelletto sempre aperto. Doveva essere stata un tempo un nido d’amore,
perché nel soggiorno, ingiallite dal tempo, c’erano delle foto di Kanoe
giovanissima e di un altrettanto giovane Yuto.
La casa era rimasta chiusa per anni, così appena entrati furono assaliti
dall’odore penetrante di chiuso e di polvere. Kanoe aveva spalancato la
finestra del soggiorno che dava sullo strapiombo dicendo con un sorriso-
Eccoci a casa!-
Per un giorno intero aveva sfaccendato per casa con il grembiule, gli zoccoli
e i capelli tenuti fermi sotto un foulard. Fuma si era divertito ad osservarla
trafficare avanti e indietro creando ancora più disordine. Alla fine si era
seduta esausta sui gradini dell’ingresso con una birra in mano.
- Mi arrendo, la massaia non è un lavoro per me!-
- Non importa Kanoe, io mi sono divertito a vederti lavorare a quel modo!
Visto come rassetti però, che ne dici se per cena ordiniamo qualcosa?!-
La stanza di Fuma guardava verso lo stesso strapiombo e poi oltre verso il
mare azzurro. All’alba lo spettacolo era emozionante, solo il tenue rosa del
sole e il blu-viola del mare. La notte non riusciva a dormire bene, perciò si
alzava presto e scendeva alla spiaggia per godere a pieno dello spettacolo che
la natura offriva; quella natura che era stato chiamato a vendicare.
Verso le nove risaliva e con Kanoe faceva colazione interrompendo il silenzio
in cui si richiudeva come in un rito. La donna era solita trascorrere le
mattinate in spiaggia a prendere il sole, se lui non ne aveva voglia poteva
restare in casa, a leggere, a dormire o semplicemente a fissare il mare dalla
sua finestra.
Oltre a Kanoe capitava di incontrare solo qualche anziano vicino e solo una
volta o due Yuto era venuto a trascorrere lì il fine settimana.
Erano passate già svariate settimane da quando si era risvegliato all’ospedale
e dopo il sogno in cui gli apparvero sua madre e sua sorella, i ricordi erano
andati al loro posto e ora gli era chiaro cosa fosse stata la sua vita in
quell’anno circa.
Fuma sorrise sentendo i passi di un’altra persona fermarsi dietro di lui e
l’immancabile click dell’accendino. Voltò il capo all’indietro.
- Hey-là Sei-chan, caduto da letto?-
- Sempre il solito!- sorrise Sakurazuka- E io che mi preoccupavo per te!-
- Oh! E perché mai? Io me la cavo! Non è un paradiso questo posto? C’è ancora
un angolo di cielo incontaminato, è una cosa che mette buon umore, no?!-
- Che farai adesso?-
- Prenderò la mia decisione. In fondo, nel bene e nel male, sono legato a
Kamui con un doppio filo-
- L’importante è non avere rimpianti!- sentenziò Seishiro lasciando che
assieme alle parole uscisse anche il fumo della sigaretta.
- E tu ne hai avuti?-
- Uno solo. Non aver trovato un altro modo per fargli capire cosa ci fosse nel
mio cuore-
- L’importante è che ora lo sappia e che possiate stare insieme-
Alle spalle del Sakurazukamori apparve l’esile figura di Subaru Sumeragi con
un flebile sorriso sul volto e due occhi color smeraldo limpidi e sinceri.
Fuma fece appena in tempo ad alzare una mano in segno di commiato che i due
scomparvero come ombre al sorgere del sole.
* * *
Sorata si stiracchiò le braccia tirandosi a sedere. Dalle imposte filtrava la
luce del mattino. Dopo un paio di sbadigli, si alzò e spalancò le finestre per
gustare l’inizio di un nuovo giorno. Da quando Kamui aveva fatto quel tuffo
dalla Tokyo Tower, ogni giorno in più gli sembrava un dono da non sprecare.
Sul suo petto sarebbero rimaste impresse le cicatrici delle battaglie e nel
suo cuore le sofferenze patite. Aveva, comunque, ancora al suo fianco la sua
“Miss” e poi doveva occuparsi di Kamui e Yuzuriha. Nokuro e gli altri erano
stati gentili permettendo loro di rimanere al Clamp per tutto il tempo che
volevano. Solo Aoki aveva preferito tornare a casa da sua moglie e dalla sua
bambina. Dei Draghi della Terra, Shiyu era l’unico che veniva a trovare
Yuzuriha con una certa assiduità. Yuto lo aveva rivisto solo quella sera in
ospedale, sapeva che si era preso delle ferie e che era tornato nella sua
città natale. Il Sognatore era inavvicinabile, protetto dalle guardie del
corpo del padre ministro. La giovane hacker, Satsuki, era rimasta con loro per
poco, ma non si sentiva a suo agio, così alla fine era andata a vivere in un
appartamentino a Ginza, che le aveva lasciato suo padre. Sembrava che
frequentasse uno psicologo che l’aiutava ad avere un rapporto più sereno con
uomini e macchine.
Perso in queste considerazioni, il monaco di Koya si ritrovò davanti Kamui in
cucina.
- Buongiorno Kamui-kun!- esclamò giulivo.
- Ciao Sorata- rispose soprapensiero il ragazzo- Ho ancora fatto quel sogno,
Fuma in riva al mare. Devo parargli… mi accontenterei anche solo di vederlo…-
- E che gli dirai?-
- Anche Subaru-san mi ha fatto questa domanda la prima volta che ci siamo
incontrati. In quell’occasione sapevo con certezza che avrei preferito
raccontargli tutto piuttosto che perderlo per sempre, ora non ne sono più così
convinto. Mi hanno detto che le sue ferite vanno guarendo e che la memoria si
riaffaccerà pian piano. Kanoe mi sembrava così amorevole con lui e lui…- Il
ragazzo voltò il capo da un lato come per cacciare un brutto pensiero.
- Kamui, forse a lui farebbe piacere vederti. Fino ad adesso, ha potuto
ascoltare la versione solo dei Draghi della Terra, magari lo aiuterebbe
sentire anche cosa hai da dire tu!-
- Magari… forse… non lo so, Sorata, proprio non lo so-
- E dai non fare quella faccia. Il numero di telefono e lì, vicino al
telefono. Me lo ha dato Yuto-san. Ho dovuto quasi implorarlo-
Kamui sorrise.
- Siete diventati amici?-
- Chi? Io e quel Don Giovanni impenitente?! Dico, scherzi?!-
Sorata non lo avrebbe ammesso mai, ma con il biondo messaggero si era
instaurata un’intesa superba. Se non ci fosse stata di mezzo la fine del
Mondo, sarebbero stati degli amici inseparabili.
Kamui rigirò il foglietto con il numero di telefono tra le dita per la
centomillesima volta fissando il telefono. Aveva addirittura scritto su un
blocco una possibile conversazione.
“- Pronto, sono Kamui, posso parlare con Fuma?-”
E poi si era bloccato immaginando o che Kanoe riagganciasse o che, peggio,
glielo passasse davvero.
Cosa poteva mai dirgli?
Lasciò cadere il biglietto sul letto e si alzò per mirare le stelle nel cielo
limpido. Sentì delle voci provenire dal giardino proprio sotto la sua finestra
e intravide le sagome di Sorata e Arashi. Preferendo lasciarli alla loro
intimità, richiuse la finestra e accese lo stereo. Il giornale radio parlava
di una cerimonia per ricordare le vittime dei terremoti dove erano intervenute
le autorità e centinaia di persone colpite da lutti. Lo speaker ricordò di
come il disastroso sciame sismico che aveva quasi distrutto la città sembrava
essere terminato. Kamui sorrise, era quasi un mese e mezzo che aveva
incontrato Fuma per l’ultima volta, sulla Tokyo Tower. Aprì il palmo della
mano destra e lo richiuse di colpo portandolo al petto. Nonostante tutti gli
sforzi degli altri sigilli non aveva capito come formare una barriera, perciò,
quando si era ritrovato lassù con le spalle al muro e Fuma con il suo sguardo
predatore che avanzava, si era dato per morto.
“ La Terra ha bisogno di rigenerarsi. Se il tasso di inquinamento aumenta con
questo ritmo, il pianeta non sarà più in grado di rinnovare le sue risorse.
Gli uomini sono la causa di ciò”.
Non metteva in dubbio che Fuma e i Messaggeri avessero la loro parte di
ragione, ma si rifiutava di credere che l’unica soluzione fosse un eccidio di
massa. Poi, per dirla tutta, la Terra poteva pure collassare, a lui bastava
riavere Fuma indietro. Non aveva che lui al mondo e lo stesso valeva per Monou.
Ma allora perché non riusciva neanche a telefonargli?
Se era vero, come aveva detto Aoki, che la battaglia era conclusa, che la
Terra era salva, perché Fuma non era tornato come prima? Perché non era
tornato da lui? C’era ancora qualcosa che andava fatto?
“Tu hai scelto di proteggere questo pianeta, cosa ti trattiene allora
dall’uccidermi?”
“Non posso uccidere la persona che ho giurato di proteggere!”
“Beh, volevi proteggere anche la ragazza e mi pare che adesso faccia compagnia
ai vermi, o sbaglio?”
“ Non osare parlare di Kotori in questo modo, bastardo! Lo so a che gioco stai
giocando! Te ne stai lì con la tua faccia d’angelo a dire cose orrende e ti
fai forte del fatto che non ho il coraggio di reagire… ma tu non sei Fuma, non
sei altro che un fantoccio che non ha una sua personalità!”
“Alla fine ci sei arrivato”
“Bastardo!”
Quanta energia, quanto rancore aveva raccolto per organizzare quell’attacco,
era letteralmente accecato dall’ira, ancor peggio di quando incontrò i sigilli
la prima volta, poco dopo la morte di sua madre. Cielo, lo avrebbe voluto
morto sul serio, o almeno si sarebbe accontentato di strappargli quel sorriso
dal viso..
“ E’ al cuore che devi mirare, Kamui. Il cuore è qui, senti”
Come era caldo il suo petto, come era ferma e sicura la sua mano mentre
stringeva la sua contro il suo cuore. Fu allora che ebbe la certezza che le
sue parole non avrebbero sortito alcun esito su quella creatura diabolica. Tra
pensare e agire non passò neanche un attimo e sbilanciò il suo peso verso il
vuoto sotto i loro piedi. Se non poteva riaverlo indietro, allora non aveva
più un motivo per continuare ad essere un Drago del Cielo, per continuare a
lottare. Certo, lo stupì che l’altro non opponesse alcuna resistenza e si
lasciasse cadere nel vuoto continuando a stringerli la sua mano contro il
cuore. Perché fossero entrambi sopravvissuti a quel volo, era un mistero.
* * *
Passarono i giorni, le settimane e poi i mesi e senza che nessuno se
l’aspettasse l’estate finì e l’autunno iniziò ad ingiallire le foglie sugli
alberi. Kamui pensava proprio a questo osservando l’albero che accoglieva le
spoglie di Kotori. Sorata era stato richiamato a Koya e così Arashi aveva
preferito tornare ad Ise dove, in inverno, sarebbe nata la loro bambina. In
quella casa, che Nokuru aveva lasciato loro, erano rimasti solo lui e Yuzuriha.
Quella grande villa ormai vuota lo riempiva di tristezza, tanto più che prima
o poi anche Yuzuriha sarebbe dovuta tornare a Mitsumine. Lui invece non aveva
nessun posto dove andare né tanto meno una famiglia che aspettasse il suo
ritorno. Alla fine aveva fatto quella telefonata ma l’apparecchio aveva
squillato a vuoto.
Kamui sospirò e si girò per andare a scuola; in un certo senso doveva finire
gli studi per rispetto a Subaru, che aveva dovuto rinunciare alla scuola dopo
la morte di Hokuto.
Non fece neanche due passi che vide un ragazzo moro sorridergli, come se si
fossero incontrati solo il giorno prima.
- E così questo è il posto dove è seppellita Kotori-chan? Molto bello, molto
adatto a lei-
- Lo ha scelto Nokuru-san…-
- Ah, capisco. Dovrò passare a ringraziarlo. Stavi andando a scuola, Kamui-kun?-
- Fuma, io… c’è una cosa che devo dirti-
- Ti ascolto!-
- Kotori… lei… lei sarebbe morta comunque, qualunque fosse stata la mia
scelta, non c’era niente che potessimo fare per lei-
- E così la tua coscienza è a posto! Fantastico!-
- Come?!?-
- Mi è perfettamente chiaro che il destino di Kotori-chan era quello di morire
per mano di “Kamui”. Diciamo che nel male, siamo stati fortunati: tu non te ne
saresti mai fatto una ragione; invece così, è solo una questione tra me è mia
sorella. Kotori mi ha detto che mi vuole bene… è così tipico di lei non
portare rancore a nessuno, saper perdonare perfino il suo assassino-
- Fuma!-
- C’è ancora un problema: che fare di questa Terra?-
Kamui scosse la testa violentemente per ricacciare indietro le lacrime.
- Fa quello che ritieni più giusto, a me non interessa cosa ne sarà del mondo,
io ho un solo desiderio. Fuma, non voglio perderti una seconda volta. Ho solo
te al mondo e solo di te mi importa qualcosa. Tu, quel giorno, mi ha detto “E’
al cuore che devi mirare”, io non so bene come, ma è al tuo cuore che sto
mirando ora- Appoggiò la sua mano fredda contro il petto di lui, all’altezza
del cuore.
- Capisco-
Fuma raccolse le cinque dita nella sua mano e con l’altra avvicinò
maggiormente il corpo del ragazzo al suo. Tutto intorno la terra tremò, gli
uccelli come impazziti scapparono nel cielo terso, le radici del grande albero
alle loro spalle furono divelte dal terreno, i vetri degli edifici intorno si
frantumarono.
Al telegiornale dissero che il terremoto che aveva raso al suolo la città di
Tokyo era paragonabile per intensità e devastazione al grande terremoto del
1919 e, proprio come allora, del Municipio, del Parlamento o del Palazzo
imperiale non restavano che le fondamenta o poco più; lLa colossale Tokyo
Tower si era piegata in due come un fuscello, salvo poi la rovinosa caduta
della punta in ferro sul parco di Ueno sottostante, che aveva causato
l’incendio dove erano arsi i meravigliosi ciliegi vanto della nazione. Tutto
doveva essere ricostruito.
Architetti ed ingegneri da tutto il mondo furono chiamati per creare una città
a misura d’uomo dove la natura fosse la vera padrona. Una città bassa, aperta,
in armonia con il cielo e con il mare nella baia. Nessun grattacielo osò
sfidare ancora la vastità del cielo, solo il Fuji innevato svettava sulla
nuova città. Ampie strade e ciliegi ai lati per ricreare un po’ per tutta la
città il perduto Ueno Park. La città del futuro, la chiamarono, assomigliava
tanto a quell’Eden perduto che poeti e filosofi per secoli avevano raccontato
e descritto.
* * *
Fuma fissava il mare nell’azzurrino delle prime luci del giorno, dalla
porta-finestra del soggiorno, nella casa al mare che Kanoe gli aveva lasciato.
Alla fine l’ultima barriera era proprio il suo cuore e solo proteggendolo dal
suo alter ego era stato possibile salvare la Terra e dare agli uomini un’altra
possibilità di salvaguardare la natura. Tutto ciò era potere solo di Kamui,
che fino alla fine aveva creduto e aveva avuto fiducia in un sentimento così
potente da annientare il Drago della Terra. Quel terribile terremoto era stato
il canto del cigno, l’ultimo atto, da allora i suoi poteri non si
manifestarono più; di contro per Kamui era stata la prima volta in cui aveva
creato una barriera protettiva e con tutta probabilità anche l’ultima.
- Fuma, che fai?- Un assonnato Kamui si avvicinò al ragazzo stropicciandosi
gli occhi.
-Ti ho svegliato?- chiese Fuma sorridendogli.
- Mi ha svegliato il vuoto nel nostro letto-
- Vieni qui. Godiamoci quest’alba, in questo angolo di paradiso- Fuma allargò
un braccio per permettere a Kamui di accoccolarsi con una guancia sul suo
petto e poi lo abbracciò alle spalle.
Il sole sorgeva sulla baia di Tokyo.
See you at next prompt...
Note dell'Autrice:
6 novembre 2002
_ Ho impiegato una vita a copiare questa fic che quasi non me la ricordo! Fa
parte di un ciclo di ff su X che ho scritto tra ottobre del 2002 e febbraio
del 2003, a cui appartengono anche “La resa dei conti”, “Un’adorabile
imbranato” e “Speranze”. Dovevano essere molte di più, alla fine ci sono solo
queste 4. Non occorre leggerle tutte, non sono collegate tra loro. Come al
solito i personaggi appartengono alle Clamp.
Un bacio a tutti i miei lettori ( quei 2 0 3 che per sbaglio hanno aperto
questa pagina)!
Haruka
9 febbraio 2007
_ Oh, cielo! Sono passati 5 anni da quando ho scritto questa storia, Grande
Demone Celeste, come sono vecchia! Ho pensato di riproporla per la Big Damn
Table, mi sembrava adatta e ancora attuale, perché da allora le Clamp non
hanno scritto null’altro sulle sorti di questi due sciagurati. Come vedete ho
seguito molto la trama originale, ambientando la storia in un probabile post
distruzione; diciamo che questa è la versione un po’ “smielata” della mia
conclusione di X, da qui il motivo di inserirla come prompt Fine. L’ho
corretta, c’erano delle sviste e delle scelte sintattiche che non condivido
più, ma la versione originale sarà pubblicata in un archivio di FF scritto a
quattro mani da me e Michiru, al quale Michypedia sta lavorando (o ci lavorerà
un giorno).