
Ti guardo per l’ ultima
volta mentre vado via
Ti ascolto respirare non scatto la fotografia
Non porterò nessuna traccia dentro me
niente che dovrò rimuovere.
- Fine della scommessa, fine della farsa. Un Sakurazukamori non ha sentimenti, non ha bisogno di legami né di ricordi. Non c’è nessun motivo per cui io mi debba ancora sentire vincolato a quel ragazzo- Non capisco come questi due sconosciuti siano riusciti a bloccarmi su questa sedia, in questa asettica stanza nei sotterranei del Municipio, a parlare di avvenimenti del mio passato, ormai tanto lontani da apparirmi irreali.
- D’accordo, se ti sei convinto così- sogghigna Kigai versando con modi da perfetto maggiordomo inglese l’acqua nella teiera di fine porcellana – Sai come dice quella vecchia canzone?
Se hai giocato è uguale anche se adesso fa male
Se hai amato era amore, non è mai un errore
- Sciocchezze- ghignò, ma commetto l’errore di voltarmi verso Kamui, che giocherella con il mio pacchetto di sigarette, e lo vedo, quel ragazzo, il suo viso delicato, il sorriso gentile… Mi girò indispettito. Io so che è solo un trucchetto di Kamui, eppure ne resto vittima ogni volta.
Alla mente torna un ricordo sbiadito di una domenica mattina, una passeggiata tra i ciliegi fioriti, le voci delle ragazze innamorate e i due gemelli che camminano davanti a me…
Era bello guardarti e tenerti per mano
O anche solo immaginarti da lontano
* * *
- Subaru-san, posso permettermi di dirti
una cosa?- Karen si avvicina con il suo incedere elegante, i capelli fulvi
che ondeggiano sopra le spalle e il suo sorriso materno che scalda il
cuore anche agli sconosciuti. Si siede davanti a me, nel patio della villa
che Imonoyama-san ci lascia usare come residenza. Né io né lei abitiamo
qui, ma veniamo ogni giorno a vedere come stanno Kamui e gli altri
ragazzi. Si è creata una certa famigliarità tra di noi, credo che questa
donna nutra una qualche simpatia nei miei confronti e, dopo l’incidente in
cui ho perso l’occhio destro, è molto premurosa con me.
- Certo- le rispondo, fingendo che m’interessi quel che ha da dirmi.
- Io qualcosa dell’amore l’ho imparata, in tutti questi anni. Vorrei solo che tu capissi che, anche nel dolore, ciò che ti resta è un dono prezioso. Quando ero ragazzina, c’era una canzone nostalgica, che parlava di questo. Più o meno diceva così…
Se hai sbagliato è uguale anche se adesso fa male
Se hai amato era amore e non è mai un errore
- Non sono d’accordo- sbotto irritato dalle sue parole, ma lei si limita a sorridermi amorevolmente e ad accarezzare la mia mano, proprio come avrebbe fatto Hokuto-chan.
- Subaru-san, l’amore esiste per se stesso, è un atto d’egoismo, se vogliamo. Amare non è necessariamente esser amati. Quella sensazione di euforia che ci pervade quando scopriamo di amare qualcuno, l’intensità con cui viviamo ogni singolo istante, la gioia più folle e, allo stesso tempo, il dolore più cupo, tutto questo vale la candela!-
Se hai amato l’ amore non sarà mai l’ errore
E’ stato bello seguirti, rimanerti vicino
anche solo per lo spazio di un mattino.
Questa fanfiction è stata scritta per il S.Valentine's Meme indetto da michiru_kaiou7, prompt 03. Era bello guardarti e tenerti per mano, / O anche solo immaginarti da lontano