
La domenica era il giorno dedicato alla famiglia: i bambini non avevano impegni scolastici e i genitori lasciavano affanni lavorativi e affari domestici in un angolino per qualche ora. Era tradizione, a casa Monou, non appena iniziava la bella stagione, di organizzare delle piccole gite domenicali: quella settimana, in particolare, Kyugou aveva promesso ai bambini di portarli sulla Tokyo Tower per ammirare il panorama delle città, ma i bambini non erano sembrati entusiasti come al solito.
- Fa ancora freddino per andare al mare- spiegò l’uomo – E poi sulla terrazza superiore vendono dei biscotti buonissimi- continuò, cercando di allettare i suoi figli con la scusa dei dolci. Fuma e Kotori si guardarono per un breve istante negli occhi e poi il maggiore parlò.
- Veniamo solo se possiamo portare anche Kamui-chan!- Aveva solo dieci anni e già contrattava come un adulto, usando come ricatto lo sguardo supplice della sorellina che, dietro di lui, fissava il papà con due occhioni tenerissimi. Kyugou sorrise e batté una mano sulla spalla del figlio.
- Non occorre fare la commedia: se la mamma di Kamui è d’accordo, allora il vostro amichetto può venire-
Saya, alle spalle del marito, ebbe un leggero sussulto udendo le parole “la mamma di Kamui”, sussulto che il marito non notò, e non avrebbe notato per molto tempo ancora, ma che invece non sfuggì al figlio. Molti anni dopo, diventato più consapevole, Fuma sarebbe ritornato spesso sulle espressioni e gli atteggiamenti di sua madre quando era coinvolta la zia Torhu, ma quel giorno si limitò semplicemente ad annotare il fatto.
La domenica mattina prescelta, la famiglia Monou lasciò il tempio Togagure per recarsi a Minato Ku. Suonarono alle dieci in punto al cancello di casa Magami e uno scalpitante Kamui si lanciò lungo il vialetto, incurante dei richiami di sua madre, ancora con il giacchetto di jenas tra le mani.
- Ciao!-
- Ciao, Kamui-chan- risposero in coro i fratelli Monou.
- Abbiamo tirato a sorte e perciò tocca a me tenerti per mano all’andata- annunciò trionfalmente Kotori afferrando la mano del bambino come se fosse stato un trofeo. Fuma sbuffò rumorosamente: avevano rifatto la conta finché la lagnosa non era uscita vincitrice.
- D’accordo- rispose Kamui arrossendo: sapeva che i due amici avevano litigato, ancora una volta, per questa storia del dare la mano, ma lui era felice di essere considerato così importante.
Dietro di loro, le vite dei loro genitori seguivano strade tortuose e dolorose, strade che li avrebbero coinvolti e travolti, ma a quel tempo i tre piccoli erano felicemente ignari di quel che sarebbe successo.
Una delle attrattive della Tokyo Tower era l’Osservatorio, da dove si poteva avere una vista a 360° della città e, nei giorni di buona visibilità, si vedeva perfino il monte Fuji. I bambini si disposero attorno a Kyugou che spiegava loro cosa vedevano attraverso il cannocchiale. A dieci anni tutto sembrava sempre così speciale e magico, specie se era il papà a spiegarti le cose e Kamui era emozionantissimo. Lui non aveva un papà, perciò era sempre contento di poter trascorrere del tempo con lo zio e gli sembrava per un po’ di esser davvero parte di quella famiglia felice. La mamma restava in disparte, in quelle occasioni, e lui non sentiva il bisogno di averla accanto, con lo zio si sentiva al sicuro e con Fuma e Kotori era sempre una festa.
- Papà, e i dolcetti?- chiese Fuma ad un tratto.
- Ecco le monete che vi servono, andate da soli al bancone e chiedete alla signorina di farvi un pacchetto che basti a tutti e tre- Kyugou fece cadere tre monete sul palmo aperto del figlio maggiore strizzandogli l’occhio, il che significava che affidava a lui, non a Kotori, il compito di pagare la commessa.
Fuma, investito di questo nuovo potere, si rivolse agli altri due – Kotori, prendi per mano Kamui, o si perde, e seguitemi al banco dei dolci-
- Sì- annuirono in coro i più piccoli.
Il banco dei dolci era stracolmo di ogni tipo di caramelle, dolcetti e biscotti e una ragazza con un grembiule bianco sorrideva dietro alla sua bilancia. I bambini osservarono incantati la mercanzia incerti su cosa scegliere: non potevano comprare tutto, ma non riuscivano a decidere quale dolce era più buono di altri. Fu Kotori a risolvere il problema, indicando al fratello una cassettina con biscotti a forma di animaletti: c’erano i gattini, i cagnolini, gli uccellini, i pesciolini e tanti altri, tutti colorati.
- Fratellino, questi qui-
Fuma osservò il prodotto con sguardo critico e stava per protestare (voleva comprare le liquirizie), quando Kamui lo tirò per la manica della camicia.
- Ci sono anche i pulcini-
- D’accordo- sorrise, finiva sempre per fare quello che voleva Kamui-chan, quel bambino era così scemo da spingerlo sempre a venirgli incontro in ogni modo, come se già sapesse che la sua vita sarebbe stata condizionata da quegli occhi viola.
- Signorina commessa, voglio un sacchetto di questi e veda di mettere più pulcini possibile-
- Pulcini?- chiese confusa la ragazza.
- Sì, pulcini. Kamui-chan vuole i pulcini- rispose stizzita Kotori, come se non fosse evidente che il loro amichetto si era innamorato di quei biscottini gialli.
Alla fine nel sacchetto c’erano finiti anche cani, gatti, e pesciolini, ma i pulcini erano di più (Fuma li contò personalmente per esser certo di dividerli in tre parti eque).
- Ne potete mangiare uno solo a testa- esordì Saya vedendo i bambini tramare intorno al sacchetto, come se fosse stato il bottino dei pirati.
- Ma mamma!- protestarono i fratelli.
- Uno a testa- fu inflessibile la donna- Sceglietene uno e poi datemi il sacchetto-
Kotori prese un gattino, Fuma e Kamui due pulcini. La bambina stava per rimettere il suo biscotto nel sacchetto per estrarre a sua volta un pulcino, ma la madre la fermò dicendole che non poteva toccare tutti i biscotti finché non trovava quello che voleva. Kotori sbuffò e andò a lamentarsi dal padre, invece Fuma e Kamui rimasero a fissare i loro biscotti gemelli, contenti di poter condividere questa piccola cosa solo loro due maschietti. Addentarono la coda dell’animaletto, che aveva un sapore squisito, e risero.
Era una domenica mattina del 1993, Fuma e Kamui avevano sì e no dieci anni, la loro vita scorreva tranquilla, e loro erano i migliori amici del mondo. Sotto i loro piedi Tokyo viveva la sua frenetica quotidianità, intanto la Ruota del Destino girava inesorabile.
Questa fanfiction è stata
scritta per il fluff
generico per il Fluffathlon + X,
baby!Fuma & baby!Kamui, dolci del pulcini per il
Promting post di
juuhachi_go
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per la mia BDT su
fanfic100_ita