
In realtà io non ho idea di chi Fuma sia!
Conoscevo un bambino serio e tranquillo con cui giocavo da piccolo, con cui
facevo i pupazzi di neve e i dispetti a Kotori, ma quando l’ho rivisto, appena
tornato a Tokyo, ho capito che era cambiato.
Il vento spargeva i petali di ciliegio ovunque e non c’era anima viva nel
cortile retrostante la scuola, erano tutti a lezione. Io camminavo perso nei
miei pensieri più scuri e meditavo su cosa avrei fatto una volta presa la
Spada Sacra.
Forse fu lui a vedere me per primo o forse i nostri sguardi si ritrovarono
dopo sei anni nello stesso momento, come se, all’insaputa di entrambi, i
nostri destini si fossero dati appuntamento in quel luogo, a quell’ora di
quell’esatto giorno.
Fuma stava raccogliendo un pallone da calcio e alzò lo sguardo su di me, io mi
sentì osservato e mi voltai. Mi riconobbe subito e così io lui. Nei suoi occhi
lessi tutta la sorpresa e lo sgomento nel rivedermi in carne ed ossa; chissà
se lui lesse nei miei tutta la fatica nell’impormi di non corrergli incontro,
nell’assurdo tentativo di non coinvolgere i fratelli Monou nella mia vita?
- Kamui?-
La sua voce come era cambiata! Non più argentina ed infantile, ma calda e
profonda, come quella di suo padre; eppure il mio nome lo pronunciò con la
stessa inflessione di sempre, con quel accento di Tokyo, appena percettibile
nella sua buona dizione, ma che io non udendolo da tempo, riconobbi subito.
I petali volavano ovunque e l’aria era pregna di quell’odore dolciastro di
primavera. Gli passai accanto senza dire una parola, senza emettere un suono,
nulla che potesse confermargli che, sì, ero proprio io, che ero tornato.
- Ka…-
Non finì neanche la frase e mi lasciò passare senza fermarmi, rimase lì
immobile a vedermi andare via, sempre così discreto ed impassibile. Forse
qualche domanda se la fece, forse si arrabbiò per la mia maleducazione, ma non
si mosse e non mi trattenne.
Il Fuma bambino che conoscevo io mi avrebbe ripreso e fatto una bella lavata
di testa.
- Kamui-chan, non si fa così, non si sparisce per sei anni e poi neanche
si saluta! Sono proprio arrabbiato con te!-
Ecco cosa avrebbe detto il Fuma che conoscevo io, ma il Fuma che conobbi quel
giorno non si comportò affatto come mi sarei aspettato.
Il tempo, la perdita della mamma, la responsabilità di Kotori, certo lo
avranno cambiato, ma come e quanto io non lo saprei dire! Non ho avuto tempo
di conoscere quel Fuma adolescente dallo sguardo serio ed i modi autoritari ma
ospitali.
E poi…
Poi un altro nuovo, fatale, terribile cambiamento, tanto repentino quanto
inatteso.
Chi è quella creatura che mi guarda con gli stessi occhi nocciola di Fuma, che
parla con la sua stessa voce bassa e che cammina con la stessa andatura
disinvolta? Chi si cela dietro a quel sorriso di ghiaccio e quegli occhiali
neri? È davvero Fuma? Forse io non lo conosco abbastanza per poter dire se è
cambiato o no, eppure non c’è proprio niente di umano in quella creatura,
figuriamoci quanto ne sarà rimasto del Fuma che era prima o peggio ancora del
bambino che conobbi io!
La verità è proprio questa: io non ho idea di chi Fuma sia.
Perciò il grosso problema ora è: chi di questi Fuma io voglio che torni
indietro?
See you at next prompt...
Questo capitolo è stato usato per il prompt 081. Lui della mia Big Damn Table