bacia la pioggia

La stagione delle piogge era incominciata, pioveva interrottamente da tre giorni, il cielo era grigio e grigio era l’umore degli abitanti di Tokyo, già provati dai terribili terremoti che avevano distrutto metà della città. Anche gli occupanti della piccola villetta che Nokuru Imonoyama aveva messo a disposizione, secondo le direttive di sua madre, l’ex direttore dell’istituto, giravano mesti per le stanze silenziose della casa. La pioggia batteva con tale insistenza che anche l’umore sempre euforico del giovane monaco di Koya ne aveva risentito. Kamui Shiro stava in camera sua seduto alla scrivania davanti a dei libri di matematica, che non avevano senso per lui, solo una serie di numeri e segni indecifrabili. Subaru Sumeragi lo fissava tra una boccata e l’altra di fumo con aria mesta: si era impegnato a dargli una mano con i compiti, ma Kamui era talmente rapito dalla pioggia da non ascoltarlo affatto.

- Kamui, allora, questa è la formula per risolvere le equazioni di secondo grado-

- Uhm? Sì, vedo- Kamui si voltò verso l’amico.

- Kamui, cerca di metterci un po’ d’impegno- lo sgridò bonariamente Subaru ciccando la sigaretta.

- La matematica non fa per me-

- Vedo!- Subaru si lasciò scappare una timida risata, che subito soffocò, cercando di mantenere anche in quell’aria rilassata l’austerità che si era imposto da nove anni a quella parte.

 

~ ~ ~ ~

 

- Che vuoi proteggere tu, che non sai nemmeno fare le divisioni!-

- Kamui! Come osi, moccioso, neanche tu sai fare le divisioni!-

- Sì, ma io non faccio la quinta elementare!-

~ ~ ~ ~

 

Fu come un flashback ad occhi aperti, Kamui si rivide bambino sulle scale di casa Monou che canzonava Fuma e questi che pronto gli aveva risposto per le rime e si era lanciato al suo inseguimento: c’era un albero di susino nel giardino del tempio e loro vi correvano intorno. Poiché aveva lasciato Tokyo molto piccolo e aveva fatto la maggior parte delle scuole altrove, ricordava che Fuma era bravo nello studio, ma forse anche lui non era un asso in matematica.

- Fuma, che starà facendo adesso con questa pioggia scrosciante?- lo disse a voce alta, ma non per condividere quel pensiero con qualcuno.

- Non ti angosciare così, Kamui-kun- gli rispose Subaru poggiandogli una mano sulla spalla. Kamui gli sorrise di rimando annuendo.

- Subaru, tu non pensi che due persone che sono state molto legate in passato, possano rimanere in contatto anche senza vedersi o parlarsi? Una volta ho letto di due gemelli separati alla nascita che non si erano mai incontrati, quando uno dei due si è ammalato, anche l’altro è stato male-

- Kamui, io non darei credito a certe credenze… Può darsi che Hokuto-chan sapesse sempre quello che pensavo, ma era lei ad avere quella particolare sensibilità-

- Scusami, ho scelto l’esempio meno adatto-

- Non importa. Ora concentrati sull’equazione-

In quel momento, si affacciò alla porta Arashi, chiedendo a Subaru se poteva seguirla, Aoki-san lo cercava al telefono.

 

-Fuma, puoi sentirmi? Sto cercando di parlarti…-

 

* * *

 

Dall’altra parte della città, battuta da una pioggia insistente e incessante, l’allegra combriccola dei Draghi della Terra prendeva il tè nell’ufficio-camera da letto di Kanoe.

Yuto, come al solito teneva banco, la pioggia, se possibile, amplificava la sua allegria e loquacità. Satsuki, ancora giovane e influenzabile dal sorriso di un uomo affascinante come Kigai, pendeva dalle sue labbra, laddove la padrona di casa ascoltava senza vero interesse, lei che ormai da anni aveva imparato a conoscere a quale scopo miravano le cortesie del biondo impiegato. Seishiro Sakurazuka era, a sua volta, di ottimo umore e si unì alla discussione intorno alla biancheria intima femminile da usare o da evitare. Invece, sembrava vittima dell’ennui il giovane capo dei Messaggeri, che sdraiato sulla longe chaise davanti alla grande finestra, che fissava la pioggia come se fosse rimasto ipnotizzato. Neppure la presenza di Nataku, seduto accanto a lui, sembrava disturbarlo.

- Che ha oggi il ragazzo?- chiese ad un tratto Yuto, avendo esaurito tutti gli articoli sexy di sua conoscenza.

- Sarà metereopatico!- rispose Satsuki con la sua caratteristica mancanza di enfasi.

- Hey, Fuma, cattivi pensieri?- lo apostrofò Seishiro con un sorrisetto dei suoi. L’interessato si girò appena a guardarlo.

- Va’ al diavolo, Sei-chan!- detto ciò si alzò di scatto, spalancò la finestra e si avviò verso la terrazza del Municipio.

- Ma piove!- si lamentò Kanoe- Si prenderà un raffreddore-

- Quello lo temono pure i virus!- le rispose Yuto.

 

- Esci fuori. Esci fuori. Bacia la pioggia. Se le tue labbra si sentono sole e assetate. Bacia la pioggia. E aspetta l’alba. Ricordati che siamo sotto lo stesso cielo e questa notte è vuota per te così come per me. Se lo sai, non puoi aspettare fino a domani. Bacia la pioggia-

 

Dal tetto della terrazza l’acqua gocciava sul pavimento in muratura, una ad una, lentamente, mentre solo un metro più in là, libera da ostacoli, la pioggia cadeva copiosa. Fuma sporse una mano oltre la copertura e la fissò riempirsi, era fredda e procurava un leggero fastidio quel tamburellare sul suo palmo, cadendo da chissà quale distanza.

- Nataku- disse ad un tratto, come risvegliandosi da un sogno- Va’ dentro, qui puoi ammalarti-

- E tu?-

- Io sto qui. Questa pioggia sembra faccia da cassa di risonanza alle paure e ai sogni di tutta la città. Ci sono infinite creature che stanno sperando, amando, odiando, lottando, ridendo o piangendo, in questo stesso istante, sotto questa stessa pioggia e questo steso cielo nero. Toccando la pioggia posso sentirli con chiarezza, tutti i loro desideri-

Era un discorso un po’ difficile per il biodroide, che si limitò a fissare la persona che aveva scelto come padre, come un cucciolo che non capisce il rimprovero del padrone. Fuma gli sorrise, da dietro gli occhiali da vista e gli accarezzò la testa con la mano asciutta.

- Va’ dentro-

Era un ordine, anche se impartito con gentilezza, e Nataku obbedì.

 

Tra tutte le voci in quella notte umida e fredda, una era più nitida di tutte, quella di un ragazzo dagli occhi viola e il cuore in pezzi. Sapeva che da qualche parte nella sua memoria perduta quella voce l’aveva già ascoltata. Udendo il suo tormentato appello gli venivano in mente: un albero di susino, la voce argentina di una donna bionda e un bacio a fior di labbra in un bagno offuscato dal vapore dell’acqua calda della vasca.

Non era un suo ricordo, apparteneva al ragazzo che era stato, ma in ogni modo era un ricordo piacevole.

-Fuma, puoi sentirmi? Sto cercando di parlarti…-

- Ciao! Ti manco? Ho sentito che lo dicevi…-

 

* * *

 

Kamui fece un salto sulla sedia, si era addormentato sopra il libro di matematica, l’equazione ancora da completare. La cicca della sigaretta di Subaru era spenta, lasciata a metà nel portacenere. Fuori era notte, ormai, ma la pioggia non intendeva fermarsi. Il ragazzo si alzò e spalancò la finestra, respirò a pieni polmoni l’aria densa di umidità, sapeva di erba e di foglie, dagli alberi del giardino che circondavano la villa. Fuori solo il rumore della pioggia. Era sicuro di aver sentito una voce, ma non c’era nessuno. Si sporse in avanti per vedere meglio se nel vialetto sottostante ci fosse qualcuno, fu allora che una goccia lo colpì in testa, seguita da molte altre. Alzò il viso al cielo e lasciò che la pioggia lo bagnasse, bagnasse le sue labbra, il suo naso freddo, le sue gote arrossate dal cambio di temperatura improvvisa tra dentro e fuori. Allora la sentì ancora: quella voce.

- Ciao! Ti manco? Ho sentito che lo dicevi… Com’è il tempo? C’è tempesta lì dove sei?-

La conosceva quella voce calda e profonda, già da uomo adulto, era la stessa voce che gli aveva detto quelle terribile parole.

 

~ ~ ~ ~

 

- Che ti prende? Se avessi mirato al cuore sarei morto. Hai sprecato un’ottima occasione, Kamui. Se davvero vuoi battermi, è meglio che ti impegni. Il cuore si trova qui. Ho voglia di strappartelo e mangiarlo tutto- (X, volume 13)

 

~ ~ ~ ~

 

Eppure era anche la stessa voce di tanto tempo prima, sì, perché ormai gli sembrava passata una vita, da quando Kotori-chan era morta.

 

~ ~ ~ ~

 

- Kamui?! Su, vieni a casa mia-

- Senti, lasciami in pace…-

- Kamui! Ho detto vieni con me!-

 

~ ~ ~ ~

Fuma… quello era stato il loro primo incontro dopo sei anni di silenzio e lontananza. A pensarci bene adesso, anche in quella occasione, Fuma si era rivelato un tipo autoritario.

 

- Ti sento vicino, ma sembra che tu sia molto lontano, invece. Ma non significa nulla, lo sai, sto solo immaginando, nella mia mente-

- Vorresti andare, vorresti raggiungermi? Bacia la pioggia; come lei, cadrai su di me. Pensami, pensa solo a me. Bacia la pioggia, ogni volta che avrai bisogno di me, ogni volta che sarò troppo lontano. Bacia la pioggia. Se le tue labbra sono affamate e allettate, bacia la pioggia, aspetta l’alba e ricorda che siamo sotto lo stesso cielo. Questa notte è vuota per me come per te-

- Se lo sai non posso aspettare fino a domani-

- Bacia la pioggia-

 

- Kamui che ci fai fuori dalla finestra con questo tempo- urlò Yuzuriha allontanandolo dalle imposte e richiudendole in fretta- Guarda sei tutto zuppo-

 

- Allora mi puoi sentire?-

 

- Cosa? Certo che ti sento-

- No, scusami, Yuzuriha, non dicevo a te-

La ragazzina lo fissò perplessa, mentre il giovane continuava  a fissare la notte scura e la pioggia che scendeva.

Era la sua voce, ne era certo, la pioggia come un’eco l’aveva portata fino a lui, gli aveva parlato dalla profondità dell’anima. Lo poteva persino vedere sotto quello stesso cielo, in quella stessa notte mentre la stessa pioggia che aveva bagnato lui, continuava a bagnare Fuma. Poteva, addirittura, vederlo il suo sorriso canzonatorio, i suoi occhi scintillare sotto le lenti appannate e poteva toccarlo, bastava baciare la pioggia…

 

See you at next prompt…

 

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Oggi si festeggia!!! Conosco "Ciccino" da quattro anni... Cielo se solo volati!!! E questa FF romantica vuole essere il regalo che faccio a me stessa e alla mia pazienza per sopportare più o meno stoicamente quei 200 km di distanza, da 4 anni. Magari bastasse davvero baciare la pioggia...

Questo capitolo è stato usato per il prompt 066. Pioggia  della mia Big Damn Table

Alcune frasi del testo sono prese dal volumetto 1 di X, edito da Planet Manga