
Anno 859 dalla fondazione della città- 21° anno del regno di Tai
La città di Ninib era immersa in un silenzio innaturale, gli zoccoli dei cavalli affondavano nella neve alta mezzo metro, i mercanti tenevano le porte delle loro botteghe ben chiuse per pararsi dal freddo, e i contadini non si erano radunati nella piazza del mercato per vendere i loro prodotti, il generale Inverno teneva sotto scacco l’intera popolazione. Era un inverno particolarmente rigido e la neve cadeva impietosa da oltre quindici giorni, la regione era quasi in ginocchio a causa dei collegamenti stradali difficoltosi per il maltempo.
I tetti della città, visti dal piazzale antistante il tempio di Aten, erano tutti bianchi e, qua e là, sbuffi di un grigio più o meno intenso salivano dai comignoli delle case, quasi l’unico segno di presenza umana. Volgendo lo sguardo verso nord, oltre i tetti e le strade, il bosco di Tisiao, abitato dalle sacerdotesse della Dea, pareva un palazzo di cristallo: gli alberi più alti sembravano pinnacoli, le possenti querce, ammantate di neve, le mura di cinta parate a festa, e il fiume Misar, che scorreva lento a causa del ghiaccio, rifletteva il sole e creava giochi di luce come sulle vetrate colorate della sala del Trono; e poi, oltre Tisiao, il Saab, il fiume che segna il confine del regno, oltre il confine, una terra selvaggia e sconosciuta.
Mime Ankar, lo sposo del capitano della guardia reale Aran Ankar, osservava quello spettacolo straordinario con l’euforia di un bambino, dopo aver a fatica salito le ripide scale che portavano al tempio maggiore. Non si ricordava una nevicata così intensa dall’inverno del 848 quando lui e Branwen avevano da poco lasciato il gineceo e frequentavano il tempio per la prima volta. Il nonno li aveva portati fuori città, a cercare il vischio per la festa del solstizio d’inverno. La foresta era un luogo misterioso, la casa delle donne devote e a Sar, e la neve rendeva tutto più maestoso e sacro. Il nonno sussurrava e i fratelli maggiori si muovevano con circospezione. Mime si ricordava alberi altissimi che oscillavano mossi dal vento e l’odore dell’ambra dai tronchi, del muschio sulle rocce. Avevano visto le tracce dei cervi e delle volpi e il nonno aveva spiegato loro come distinguerle. Quando erano arrivati in una radura ai margini della foresta, Branwen, che si era trattenuto per tutto il tragitto, aveva lasciato la sua mano e aveva iniziato a saltare e fischiettare a pieni polmoni: era così eccitato dalla neve, dalla foresta, dalle attenzioni che il nonno dedicava a loro per la prima volta da aver del tutto dimenticato il motivo della spedizione. Aveva fatto tanto di quel baccano che, alla fine, Borr, il fratello maggiore, aveva preferito desistere nella ricerca temendo di esser scoperto dalle sacerdotesse. Not, il secondogenito, aveva allora proposto di costruire un grande omino di neve e la mattina era trascorsa velocemente con loro quattro, più il nonno, che si affaccendavano per cercare di modellare quell’ammasso informe. Naturalmente il padre si era infuriato a vederli tornare a casa a mani vuote, ma Borr il Vecchio, come sempre, aveva sdrammatizzato dicendo che per il vischio c’era ancora tempo.
Il nonno, il padre, Borr, Not, Branwen…
Ora che Mime era lo sposo di Aran non faceva più parte della famiglia Eriu, non aveva più fratelli e portava il nome di un altro clan. Essendogli proibito tornare nella casa d’origine, non aveva più rivisto né il nonno né suo padre, quanto a Borr, anche se viveva a Palazzo Reale, non lo incontrava quasi mai, Not era al fronte e Branwen…
Bran, il suo adorato fratello, era disperso: era stato esiliato un anno prima e di lui si era persa ogni traccia. Branwen era il suo gemello, la metà del suo mondo, la sua ombra e il suo riflesso, la persona più cara che avesse al mondo. Chissà dov’era Branwen con quel tempo: aveva qualcuno a preparargli un pasto caldo? Aveva un posto dove tornare la sera e chiamare “casa”?
Mime si lasciò scappare un sospiro pesante e una nuvoletta di fiato si condensò davanti al suo naso. La voce ilare di Branwen, la voce che aveva a sei anni, riempì l’aria per un secondo: - Facciamo a gara a chi fa la nuvoletta più grande, Mime?- Ma fu l’impressione di un istante, il dispetto del vento, e già l’immagine di loro due bambini tra la neve nella foresta innevata tornava ad esser solo un ricordo.
Questa è una side-story tratta da un mio racconto inedito "Cronache dalla città di Ninib", in cui uno dei protagonisti, Mime, riflette sul passato della sua famiglia, dopo un fatto sanguinoso che lo ha portato a sposare un capitano della guardia reale e a separarsi da suo fratello gemello. La storia ha un'ambientazione fantasy, fortemente ispirata dai racconti di Marion Zimmer Bradley, e uno sfondo yaoi. Spero di poter pubblicare al più presto l'intero racconto, fino ad allora godetevi questo piccolo assaggio; a me è servito per tornare a lavorare di nuovo su questa vecchia storia.
Questo racconto è stato usato per il prompt 18. Foresta innevata del Christmas' meme 2008
Gli eventuali errori verranno corretti nel prossimo aggiornamento, quando avrò un po' più di tempo ^^