tre foglie nel vento ~ capitolo iii

 

Anno 1687, febbraio

Edo, palazzo di Chiyoda

Ora del Drago

 

Era un inverno freddo e il clima umido di Edo rendeva ancora più ardui i tentativi di scaldarsi un po', quando si era costretti ad alzarsi prima dell'alba e scendere nel piazzale est per gli esercizi marziali. Sojiro era cresciuto nel distretto di Kamakura, a sud, e non era abituato a vedere i tetti delle case coperti di neve. La sua stanza era scaldata da un piccolo braciere, posto accanto al tavolino mentre studiava o presso il futon prima di coricarsi, ma l'umidità sapeva passare attraverso le mura, le porte e i vestiti fino a congelargli le ossa. Come samurai sapeva sopportare le durezze dell'inverno e non lo spaventava doversi alzare quando il cielo era ancora nero, ma era quella nuova sistemazione a fiaccargli lo spirito: la vita a corte era dura, spietata e violenta, dietro a quei paraventi decorati e agli abiti di seta pregiata si ordivano tranelli e giochi politici che a fatica riusciva a comprendere. Seguiva sempre Sato-sensei, come gli era stato detto, osservava e imparava, ma più capiva di quel microcosmo, più rimpiangeva di non esser stato mandato in guerra in Corea. Districarsi tra dame, notabili, cortigiane, nenja e spie richiedeva una fermezza di nervi che lui non aveva.

 

Quella mattina, come altre, percorreva i corridoi che portavano alle stanze private del suo maestro, tenendo gli occhi ben aperti e le orecchie vigili: nonostante Sato Masanori fosse un uomo rispettato a corte, non si poteva mai escludere un attentato alla sua vita, e lui, in qualità di scudiero, doveva svolgere anche il gravoso incarico di fare da scudo umano per il fratello maggiore.

Masanori camminava con il suo passo svelto ma elegante, indossando un costoso kimono di seta blu decorato a losanghe più scure, tenuto in vita da un obi nero e oro, da cui pendevano le spade: katana e wakizashi, il simbolo dell'aristocrazia guerriera. Aveva sempre un'aria sorniona, sembrava perfino distratto, ma Sojiro aveva imparato in fretta che era solo una tattica per sviare gli avversari: in realtà Masanori aveva una mente affilata come una lama di coltello.

Entrarono nella piccola stanza, il braciere di bronzo era iridescente a causa della brace infuocata al suo interno, la luce del mattino faceva fatica ad illuminare ogni angolo di quell’ambiente, schermata dai panelli di carta di riso alle finestre ma la colazione fumava già nelle ciotole ordinatamente poste sui vassoi.

“Ho una fame!” esclamò Sojiro, felice di potersi scaldare un pochino davanti al braciere.

“Cos'è che volevi chiedermi?” chiese Masanori sedendosi davanti al kotatsu.

Sojiro aspettò che i servi si congedassero prima di parlare.

“Maestro, ieri sera ho assistito ad una scena che mi ha messo una grande inquietudine. Dopo che vi eravate ritirato nelle stanze della vostra sposa, Matsumoto-san mi ha proposto di accompagnarlo ad assistere ad una rappresentazione di danzatori provenienti da Kyoto. Mentre ero intento a gustare la soave musica dei flauti, senza volerlo, ho ascoltato la conversazione di due paggi, che incautamente si confidavano segreti del loro padrone. Poiché è stato fatto il mio nome,  sono rimasto in ascolto”.

“Sai chi fosse il signore di questi due?”

“Asahi-san, del clan Mori”

“Cosa hai udito?”

“L'uno confidava all'altro che Asahi-san aveva ripetutamente fatto il nome di un giovane da poco a Chiyoda ritenendo che questi fosse di gran lunga più affascinate di Yanagisawa Yoshiyasu, quando questi era nel fiore della sua primavera. Quando il secondo paggio volle conoscere l'identità di questa rara bellezza, non credendo che nessuno mai al mondo potesse superare l'avvenenza di Yanagisawa-sama, l'altro fece il mio nome. A quel punto mi voltai verso di loro e questi spaventati tacquero”

“Dissero a chi Asahi-san avesse fatto una simile confidenza?”

“No”

“Non mi sembri felice del paragone, Sojiro-kun”

“Maestro, non credo di poter apprezzare simili affermazioni, oltretutto non sono nemmeno veritiere”

Masanori rise, celando la bocca con la manica del kimono “Quando io arrivai ad Edo, Yanagisawa-sama non era più il preferito dello Shogun da tempo, ma ebbi modo di vederlo da vicino più volte e la sua bellezza era davvero leggendaria. Perciò, per quanto io ritenga Asahi-san un uomo di qualità e buon gusto, non mi lancerei in simili arditi paragoni. Certo è che Asahi-san non è l'unico a decantare le tue virtù, Sojiro-kun! Tu non te n’accorgi, nella tua infinità ingenuità, ma metà degli uomini di Chiyoda ti divora con gli occhi ed è solo perché perché Togukawa-sama è molto occupato con il suo attuale wakashu, che non sei stato invitato a qualche banchetto nel palazzo di Yanagisawa-sama!”

“Maestro, ma io...”

“Via, via, Sojiro-kun tra poco avrai quindici anni, è ora che inizi a pensare alla tua carriera politica!”

Sojiro non aggiunse altro e fissò torvo la zuppa di miso che si andava raffreddando.

“Sojiro-kun” disse al fine del pasto Masanori avvedendosi che il ragazzo non aveva più alzato la testa dalla sua ciotola, ma che il cibo era ancora al suo posto “Oda-sensei ti ha parlato della Via del giovane, no?”

“Sì, Sato-sensei. So cosa è il wakashudo e anche i benefici che questa pratica porta all’educazione di un ragazzo della mia età”

“Virtù, onestà e bellezza sono i tre cardini della nostra esistenza. La frequentazione in giovane età del letto di una donna guasta lo spirito del guerriero: un samurai che metta su famiglia ancora giovane non otterrà mai gli incarichi di maggior prestigio, quelli più pericolosi, dove egli possa mettere in mostra il suo coraggio e lo sprezzo della vita. Per questo la società incoraggia uomini maturi ad iniziare i più giovani al piacere dei colori maschili".

“Budda predicava di evitare il Monte Imose a quei sacerdoti che avevano trovato sbocco ai loro sentimenti in quel modo, poiché i loro cuori non erano né di pietra né di legno”

Masanori annuì soddisfatto.

“Temo, maestro, che non sia stato un caso che io abbia assistito a quella conversazione ieri sera, quando voi non eravate presente. Pensate che Asahi-san mi stai lanciando segnali per farmi intendere che un mio interessamento non cadrebbe nel vuoto? La consuetudine vorrebbe che fossi io a fare il primo passo...”

“Asahi-san è un uomo scaltro, certo si sarà sentito in dovere di facilitarti il compito!” Masanori trovava divertente i raggiri del suo amico, ma ancora di più trovava buffa la faccia preoccupata di Sojiro-kun.

“Asahi-san non mi piace un granché, a dire il vero...”

“Non sei in obbligo di far nulla, Sojiro-kun! Praticamente puoi scegliere tra metà della popolazione maschile di Chiyoda per trovarti un nenja che ti aggrada”

“Molto divertente, Sato-sensei, voi vi prendete gioco di me!”

Masanori agitò il dito indice davanti al naso di Sojiro ridacchiando in modo sommesso “Sei tu che ti prendi troppo sul serio, ragazzo mio”

“Sato-sensei, posso chiedervi un'ultima cosa?”

“Se sono stato il wakashu di Oda-sensei?” Sojiro spalancò i suoi occhi stupefatto dall'empatia del maestro “La risposta è sì, ovviamente, e, come tu saprai, Oda-sensei è un uomo gentile e di grande saggezza: stare al suo fianco è stata un'esperienza ineguagliabile. Poi ho fatto il mio passaggio all'età adulta e la nostra relazione si è interrotta”

“Mi sa strano pensare al vecchio maestro in certi termini, io lo conosco come un vecchietto arzillo, ma un amante... Non ce lo vedo proprio. Era attraente?”

“Non in modo canonico, ma era, è un uomo molto colto: la sua intelligenza è stata la sua maggior virtù ai miei occhi”

“Non avete preso un wakashu a vostra volta, però...”

“Preferisco non legarmi a nessuno in particolare, ci sono tanti giovani attori o danzatori disposti a regalarmi una notte nel loro talamo, se si tratta di necessità fisiche; e poi sto cercando di avere un erede”

“Vedrete che la vostra sposa non vi farà attendere ancora a lungo” Masanori sorrise grato per quell'augurio: Sojiro era ancora troppo giovane ed estraneo ai meccanismi di corte per saper mentire con il sorriso sulle labbra. Era una dote rara ma preziosa e Sato si augurò che potesse conservare quella disarmante purezza il più a lungo possibile.

Se nel suo maestro aveva apprezzato la saggezza, nell'allievo stava imparando ad amare l'innocenza. Ora doveva solo attendere la mossa successiva: se quella conversazione era una prova a cui Sojiro lo aveva sottoposto per vagliare le sue intenzioni, a breve il ragazzo si sarebbe dichiarato; se invece era stata semplicemente una richiesta di aiuto, Masanori si compiacque di aver saputo trovare la chiave giusta per impartire questa fondamentale lezione di vita.

 

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