conigli e padroni al tempo dei samurai ~ sidestory  tre foglie nel vento

 

Nel tempio vicino c’era un matsuri quel giorno e persone di ogni estrazione si affollavano lunga la ripida scalinata che portava al monastero: sul piazzale antistante era stata organizzata la fiera, con le bancarelle dei dolci, dei ramen, la lotteria, il banco per il gioco dei pesci rossi. Lanterne rosse erano accese ovunque e sugli alberi la gente legava il suo desiderio . Un samurai vagava distrattamente tra la folla, le spade sul fianco destro, le mani intrecciate all’interno delle maniche del kimono. Era un uomo sulla trentina, belloccio, dallo sguardo intenso. Era un forestiero, come se ne vedevano molti, e nessuno faceva mai caso ad uno come lui. Superò distrattamente una bancarella che vendeva animali, ma con la coda dell’occhio fu attirato da una cesta dove si affollavano una mezza dozzina di coniglietti. Tornò indietro di qualche passo e apostrofò il proprietario “Che hanno i vostri conigli? Sono piuttosto piccoli?”

“E’ una razza rara che viene dalle isole Ryukyu”.

I coniglietti erano graziosi, con il loro pelo morbido e lanoso e gli occhietti grandi. Uno era più esuberante di altri e, come un bambino o una donna si avvicinava alla cesta, si metteva su due zampe e iniziava a leccava con il muso la mano che lo toccava. Era un coniglietto molto bello, forse il più bello della cucciolata, ed accettava le coccole dagli estranei con disinvoltura.

Ce n’era invece un secondo, il più piccolo di tutti, che se ne stava tranquillo in un angolo della cesta e, se veniva avvicinato, si limitava ad annusare l’aria con il musetto nero, ma non accettava le coccole, anzi arricciava il nasino indispettito e si spostava più lontano.

Il samurai fissò i due animaletti, così teneri e così diversi, e pensò che assomigliavano a due sue conoscenze.

“Prendo questi due” disse, sull’onda dei ricordi, e afferrò il coniglietto più espansivo con una mano, mentre con l’altra raccolse il piccolo della cucciolata “Ran-chan e Soji-chan vi porto con me” I coniglietti fissarono il loro nuovo padrone per un secondo, poi Ran-chan prese a leccargli la mano, sfacciato e bellissimo, invece Soji-chan, così piccolo e timido, si accoccolò nell’incavo del braccio e strofinò il muso contro il braccio dell’uomo. Il samurai sorrise contento e tornò a confondersi tra la folla.

 

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Il racconto si colloca tra il capitolo 21 e il 22 di Tre foglie nel vento, ma non ci sono grossi spoilers sulla trama di partenza, questo perchè io scrivo le side story ancor prima di concludere la storia madre!

Questa flash-fic è stata scritta per il Meme di Aprile di Michiru: [Lista uno: Pasqua] 02. Coniglio

La saga dei "Conigli e padroni" è ® di Chu, io ho solo mutuato l'idea al tempo dei samurai!