tenerezza

 

Isabella sprofondò sul divano, ancora avvolta dall’odore del bagnoschiuma, nella penombra di quello scampolo di pomeriggio marzolino. Aveva un’oretta libera prima di iniziare a preparare la cena, tanto Michele non sarebbe rientrato da lavoro prima delle sette e mezza. Si sentiva leggermente in colpa a restare a casa, fare lunghi bagni profumati, e dedicare tutto quel tempo solo a se stessa e a … Non sapeva ancora bene come riferirsi a quella creatura che cresceva in lei: non sapendo ancora il sesso, non avevano decido un nome, e le faceva un effetto strano pronunciare le parole “mio figlio”. Per adesso questo ospite era solo una pancia tonda e liscia che cresceva piano piano, una vaga sensazione di non essere del tutto sola, anche quando non c’era nessuno con lei. Le nausee erano finite, il suo seno era enorme e la pelle liscia e vellutata, se gettava uno sguardo veloce allo specchio all’ingresso, vedeva una sé stessa bella e affascinante. Sapeva che sarebbe ingrassata come una balena e che probabilmente non avrebbe riacquistato il suo peso forma in tempi rapidi, sapeva che avrebbe maledetto le smagliature e che per mesi e mesi ancora ogni alcolico le sarebbe rimasto bandito, ma in quel momento non le importava: accarezzava quella piccola pancia tonda e liscia e si sentiva felice e bella. Tutte le amiche, le zie, le cugine, perfino la sua parrucchiera, le facevano racconti agghiaccianti delle loro gravidanze e del parto, e tutte elencavano, come se fosse una gara a farla preoccupare, le malattie che avevano avuto durante i nove mesi e che non avevano potuto curare: la zia Clara aveva perso tre denti, la cugina Silvia si era riempita di peli a causa degli ormoni, la madre di suo marito era stata sei mesi costretta a letto a causa di un presunto distacco della placenta, e così via. Ma neppure quei racconti terrificanti la spaventavano, il parto era un’idea vaga di dolore e di racconti da film spaltter, le notti insonni e le poppate all’alba erano solo ipotesi messe sul piatto dagli amici che avevano già dei figli, tutto ciò di brutto o complicato legato alla gravidanza era confuso e nebuloso; in quel momento Isabella sapeva solo che le piaceva essere incinta, che le piaceva l’idea di dare la vita a quel… quel che verrà, che avrebbe avuto i suoi occhi verdi e i pochi capelli di Michele, magari il naso all’insù di Anna o i riccioli di Cesare, ma non riusciva a figurarsi chiaramente come sarebbe stato il bambino o la bambina, per adesso c’era quella pancia liscia e tonda e la sensazione che tutto fosse perfetto, come se non fosse sprofondata nel vecchio divano rosso, reduce della vita universitaria di Michele, ma su una nuvoletta nel paese delle fatine e dei folletti.

Sentì ad un tratto il rumore metallico delle chiavi che giravano e si accorse di essersi addormentata.
- Amore, ci sei? - Michele accese le luci del soggiorno e fissò la moglie sdraiata sul divano, ancora l’accappatoio indosso e il capelli avvolti nel turbante fatto con l’asciugamano – Ma che fai? -
- Mi sa che mi sono addormentata, Miche’!-
- Ma stai male? - chiese lui, sempre così apprensivo negli ultimi tempi, tra le mani un meraviglioso mazzo di rose rosa.
- No, no - balbettò Isabella prima di focalizzarsi sull’oggetto che il marito teneva in mano – Mi hai portato delle rose? E io che non ho preparato neanche la cena! -
Michele sorrise un po’ imbarazzato e le offrì il mazzo assieme ad un bacio sulla guancia- Per le mie signore!- Suo marito aveva già deciso che sarebbe stato una bambina e la viziava indegnamente ancor prima di nascere.
- Senti, io avevo voglia di pizza stasera - improvvisò Michele, ma non scoprì la risposta perché Isabella si fermò di colpo, portandosi una mano al ventre- Che hai? -
- Ha scalciato! - esclamò la moglie puntandogli addosso i suoi occhi verdi colmi di gioia. Il primo calcio del… il primo calcio del loro bambino e Michele era lì con lei a dividere quel momento, con la sua faccia un po’ da ebete di chi non capisce bene; Isabella scoppiò a ridere- Ti ho detto oggi che ti voglio bene? -
- Me lo hai detto adesso, no? E io vi ho detto che vi voglio bene? -
Isabella accarezzò la sua piccola pancia tonda e liscia e sorrise stoltamente beata.
 

 

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