partenza

 

Dlin dlon. Il treno regionale numero 2371 diretto a Roma Tiburtina è in arrivo al binario 4”

Isabella si sporge appena per vedere la locomotiva entrare in stazione, a fatica regge il pesante borsone, è lunedì mattina e lei deve tornare a Roma, ai suoi studi, al suo lavoro part-time, alla sua vita di tutti i giorni.

Michele è fermo dietro di lei, ha parcheggiato l’auto in doppia fila, davanti alla stazione, e butta un occhio in quella direzione in cerca dei vigili.

Isabella sa che Michele non lo fa apposta, lui non è tagliato per i saluti. Lei ha fantasticato per tutto il tragitto in macchina, da Villa Rosa alla stazione, la struggente scena d’addio: il treno che arriva, Michele che la stringe a sé e la bacia appassionatamente, dicendole di non andare. Ha sognato una scena che sa irrealizzabile, Michele non è quel tipo di persona, e, benché l’abbia sorpresa con quel romantico weekend, da soli, nella villa deserta, i mobili coperti dai lenzuoli bianchi e fuori la pioggia settembrina, sa che adesso vuole solo restare da solo e tornare alla sua tesi; così come lei, in fondo, è contenta di tornare al caos di Roma, alla sua vita di tutti giorni. Il tran-tran quotidiano renderà ancora più magico il ricordo di quei due giorni passati fuori da mondo.

Il treno si ferma, le porte si aprono, Isabella si volta e abbozza un sorriso: “Ci vediamo”.

“Chiama quando arrivi” dice lui e solleva una mano timidamente. Lei annuisce e sale sul predellino, avviandosi lungo il vagone in cerca di un posto libero.

Michele è ancora fermo sulla banchina, nonostante un vigile stia fischiando alle macchine posteggiate fuori dalle strisce. Le porte si chiudono con un tonfo metallico e lentamente il treno riprende la sua marcia.

Michele è ancora lì, il vigile fischia, il treno accelera, la stazione si allontana e Michele è ancora lì. Isabella si alza in piedi, vorrebbe aprire il finestrino, ma questo è bloccato, così rimane ferma a sua volta, con un ti amo sussurrato sulle labbra.

Il treno esce dalla stazione, Michele è una figurina indistinta, il treno fischia.

Isabella chiude gli occhi, sente di nuovo la pioggia, il tocco gentile delle labbra di Michele e sì, è chiaro, lo ama. Altrettanto chiaramente capisce di odiare i treni, le stazioni, le partenze e in generale gli addii, ma i treni partono e i treni arrivano e venerdì non è poi tanto lontano.

 

 

  |

 

 

 

 

 

Scritta per la challenge scrittoria "Treni e stazioni" indetta da me medesima con il prompt 13. I treni partono, i treni arrivano.

Cronologicamente la storia si colloca dopo "Passione", ma può essere benissimo letta da sola.