
Era la notte di Halloween e i fratelli Imonoyama non potevano perdere un’occasione così ghiotta per fare un po’ di goliardia, perciò sin dal primo pomeriggio l’elicottero di famiglia fece la spola tra l’isola di Owaru e la sede centrale dell’Imonoyama Corporation per accompagnare i vari membri della famiglia.
Shuko era raggiante come non mai, Owaru nervoso perché, nella stessa sera, avrebbe dovuto affrontare il fuoco amico di entrambi i fratelli maggiori. Toshiro passò gran parte del tempo nel suo studio, ma fu costretto a lasciare il suo lavoro quando l’agente Hashiba in persona, vestito da Dracula, venne a prelevarlo di peso.
- Cerbiatto, è ora di prepararsi per la notte delle streghe!- ghignò.
Toshiro alzò gli occhi al cielo rassegnato.
I fratelli Imonoyama erano nel salone assieme all’agente Sasaki e agli uomini al servizio di Owaru. Shuko stava allestendo la stanza con zucche e candele, deliziosamente mascherata da Rossella O’Hara.
- Cerbiatto, il tuo costume è in camera tua, sul letto. Lo ha scelto il fratellone Tsuzuku- gli disse indaffarata.
Toshiro tremò all’idea di ritrovarsi vestito da Bambi, tanto ormai non c’era un solo membro di quella bislacca famiglia che lo chiamava più con il suo nome.
- Fila a vestirti- lo intimò il fratello mezzano, vestito da principe Genji – Così daremo il via alla festa delle streghe- Tsuzuku era euforico come al solito, Toshiro gettò uno sguardo verso Sasaki, ma capì che anche lui, nel suo vestito da cavaliere senza testa di Sleepy Hollow, era una vittima.
Il costume non era la versione burlesque del famoso cerbiatto, ma un innocuo abito da Luke Skywalker, versione Jedi, con tanto di spada laser rossa.
- Tutto qui?- si domandò perplesso il giovane Sawada – Dov’è la fregatura?
- Non star sempre lì a rimuginare sulle cose, Toshi-chan- lo rimproverò Owaru, nel suo costume da Jim West, cowboy scavezzacollo del film Wild Wild West - Faremo una prova di coraggio- aggiunse - E tu sei in squadra con me, perché se ti dovesse succedere qualcosa, il fratellone me la farebbe pagare molto cara-
Toshiro trattenne a stento una risata. Owaru era terrorizzato dalle reazioni imprevedibili di Tsuzuku - In cosa consiste la prova di coraggio?- chiese avviandosi verso il giardino.
- Owaru, quello cos’è? Non hai detto che qui non viene mai nessuno?- Toshiro si strinse più vicino all’amico, che reggeva l’unica torcia in dotazione per la prova di coraggio.
- Cerbiatto fifone- lo canzonò Owaru con la sua solita spavalderia – Cosa hai visto, ‘sta volta?- Toshiro era saltato come un grillo ogni qualvolta qualcuno degli uomini di Owaru era uscito da dietro un albero, mascherato chi da Frankestein chi da mummia, e anche se erano solo delle maschere, di notte, lungo il percorso illuminato solo dalle fiaccole e dalla torcia elettrica, lui si era spaventato moltissimo.
- Owaru, questa volta è diverso- balbettò Toshiro tremando – Ho visto una luce, laggiù-
Owaru seguì la direzione indicata dall’amico e puntò la torcia, ma continuava a non vedere nulla.
- Sei proprio un sempliciotto- rise scompigliandogli i capelli.
- No, ti dico che c’è qualcosa- Al che Owaru si fermò di colpo perché, finalmente, anche lui aveva visto qualcosa che non aveva niente a che fare con la prova di coraggio: una fioca luce blu sembrava danzare nel buio, come sospesa nell’aria.
- Non mi dire…-
- Non mi dire, cosa?- chiese Toshiro sempre più preoccupato.
- Senza rendermene conto siamo finiti nel territorio del vecchio cimitero- mormorò il padrone dell’isola.
- Cosa?- Toshiro sentì le gambe farsi molle- Vuoi dire che…- ma non trovò la forza di finire la frase.
- Sì, quella luce è…- Owaru puntò la torcia contro il suo viso e poi sussurrò piano – Un fuoco fatuo!-
Toshiro si accasciò a terra terrorizzato, ma non servirono a nulla le sue suppliche di tornare indietro, Owaru voleva analizzare da vicino quell’insolito fenomeno.
- Tu sei uno scienziato, Toshi-chan, dovresti essere anche più curioso di me-
- Io non voglio dar fastidio a nessuno- piagnucolò il ragazzo camminando pochi passi dietro al giovane Imonoyama.
- A chi pensi stiamo dando fastidio?- gli domandò furbescamente Owaru.
- Non lo so e non lo voglio sapere- sbraitò Sawada, ma tanto sapeva che non serviva a molto.
La luce bluastra danzava flebile davanti ai loro occhi, ora visibile meglio di prima, perché Owaru aveva spento la torcia elettrica. Un silenzio irreale avvolse i due ragazzi.
- Ti ho detto che fine ha fatto il precedente proprietario di quest’isola?- chiese ad un tratto Owaru.
- No, e non me lo dire- esclamò categorico Toshiro.
- Ma quel fuoco fatuo deve essere una prova della terribile tragedia che si è consumata qui. Oggi è Halloween, la notte in cui i morti possono tornare per far visita ai vivi…-
- Non voglio sapere altro- Toshiro afferrò la torcia che Owaru reggeva tra le mani e l’accese – E’ solo uno stupido effetto della decomposizione di un organismo-
Owaru rise divertito dalla reazione dell’amico – D’accordo Toshi-chan, è solo una storia di paura-
- E tu sei un cretino! Torniamo a casa-
Toshiro prese a salire il clivio che conduceva alla strada principale e Owaru, suo malgrado, lo seguì perché non piaceva neanche a lui l’idea di rimanere in compagnia di un’anima fluttuante.
La lucina blu continuava a danzare pigramente un palmo sopra la terra, la risacca del mare sembrava ingurgitare tutti i rumori della notte.
Tornati alla villa, Owaru dovette subire la gogna di aver perso la prova di coraggio, perché non avevano completato il giro previsto.
- Ho fatto i dolcetti di zucca- annunciò Shuko, quando tutti furono rientrati dalla prova, e si diressero al buffet per assaggiare le prelibatezze cucinate dalla piccola di casa. Dopo aver mangiato fino a scoppiare, gli ospiti si ritrovarono nel grande salone alla luce del camino e della innumerevoli candele.
- Per concludere degnamente questa notte delle streghe, ci vuole una storia dell’horror- decretò Tsukuzu.
- Toshi-chan ed io abbiamo visto un fuoco fatuo- esordì Owaru.
- Oh, che paura!- gemette Shuko.
- Hajime, tu sicuramente ricordi meglio di me come morirono i precedenti proprietari di quest’isola- incalzò ancora Owaru.
- Bene, allora vi dirò tutta la verità su quanto accadde dieci anni fa su quest’isola, in questa stessa casa- disse con voce bassa e cadenzata il fratello maggiore e tutti tacquero per ascoltare la storia.
“Il padrone dell’isola si chiamava Takamoto Mitsuo, era un uomo ricco e potente, ma la sua ricchezza era dovuta a traffici illeciti e molte persone aveva sofferto a causa sua. Takamoto-san aveva sposato una donna molto più giovane di lui, ed era talmente bella che la teneva rilegata sull’isola per paura che lei potesse scappare o tradirlo con un altro uomo. Nessuno poteva accedere all’isola senza il permesso del boss, e la povera donna era terribilmente triste, finché un giorno decise di farla finita e vendicarsi del marito geloso. Uccise il marito avvelenandogli il brandy, che l’uomo era solito bere ogni sera prima di dormire, e poi trascinò il pesante cadavere fino alla baia, lo caricò su una piccola imbarcazione e lasciò che la corrente lo portasse alla deriva.”
Hajime fece una pausa e il silenzio che scese nella stanza fece tremare Toshiro.
“La polizia fece delle indagini, ma non avendo mai ritrovato il corpo, non poterono che decretare che Takamoro-san era disperso il mare e quindi ufficilazzarono il decesso. La giovane donna era diventata una ricca vedova e lasciò l’isola. Un anno dopo tornò qui per festeggiare la notte di Halloween, proprio come noi, assieme al nuovo compagno. Bevvero molto e si addormentarono, ma nel cuore della notte la donna si svegliò a causa del forte vento, che faceva sbattere le imposte. Uscì nel giardino. Senza sapere come, si ritrovò presso il vecchio cimitero, a pochi passi dalla baia dove aveva gettato il corpo del marito. E fu allora che lo vide.”
- Vide chi?- chiese preoccupata Shuko.
- Meglio dire, cosa vide?- le rispose sibillino il fratello.
“La bella vedova vide il corpo di suo marito, o meglio ciò che il mare aveva lasciato di quel corpo: un ammasso macilento di pelle bluastra che camminava scomposto verso di lei, chiamando a gran voce il suo nome: - Minako, Minako, cosa mi hai fatto?-
La donna indietreggiò spaventata, ma una forza sconosciuta le impediva di scappare, delle mani scheletriche sbucarono dal terreno e la imprigionarono. Minako cadde a terra e urlò con quanto fiato aveva in gola, ma nessuno poteva udirla, il mare in tempesta copriva ogni altro rumore.”
Toshiro si coprì gli occhi, ma avrebbe dovuto tapparsi le orecchie per non udire il resto della storia.
“ - Tu mi hai ucciso- le disse il cadavere putrefatto di Takamoto-san – Tu devi pagare-
- No, no- gridava lei, ma tutto era vano, i morti sepolti nel vecchio cimitero riemersero dalle loro tombe e trattennero l’uxoricida, mentre il corpo deforme che fu di suo marito si avventava su di lei e le strappava via il cuore con una mano.”
- Ah!- Toshiro si nascose dietro a Owaru, il quale a suo volta non disdegnava di stringere un cuscino come sorta di amuleto improvvisato. Anche Shuko urlò per la paura e perfino Hashiba, che non era certo un fifone, rimase con il bicchiere di brandy a mezz’aria in attesa del gran finale.
“Allora l’anima dannata di Takamoto-san poté tornare all’Inferno con il suo truculento bottino. I morti tornarono a riposare nelle loro tombe, pronti a scatenare la loro terribile sete di vendetta al prossima occasione. Il corpo trucidato di Minako fu ritrovato il giorno dopo dal suo amante e questi fu lesto a lasciare l’isola, senza neanche darle sepoltura. Quando la polizia giunse, per la seconda volta sulla spiaggia della baia, non trovò il cadavere dove l’uomo aveva indicato e anche dopo tante ricerche di Minako non si seppe più nulla. La sua anima vaga ancora per l’isola, pronta a rubare il cuore di qualcun altro, per poter anche lei passare dall’altra parte…”
Hajime tacque e nessuno osò rompere il silenzio, il mare ruggiva in lontananza. Toshiro pensò alla luce blu che vagava nella notte e si portò una mano al petto terrorizzato. Owaru si voltò verso di lui e, anche senza parlare, seppe che pensavano alla stessa cosa: avevano rischiato di finir male laggiù nel cimitero!
- Bella storia, Hajime-san- fu l’agente Sasaki ha interrompere l’incanto- Ma assolutamente non credibile-
- Dai, allora, sapientone, raccontane una tua!- lo sfidò Hashiba.
- Come volete- rispose algido il biondo.
“Accade una volta, tanto tempo fa, in un villaggio sperduto tra i monti che i demoni del luogo chiedessero dei sacrifici umani…”